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Visualizzazione dei post da agosto, 2026

Nella pace del cuore

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Io non so dir bene da che cosa originò il mio bisogno di scrivere, difficile capirlo, ma so che in modo misterioso, fu legato e baciato insieme al mio desiderio di trovare la verità, sotto la coltre di menzogne che vivevo come prurito sulla pelle. Ricordo bene, piccolissima, dir tra me e me e anche ad alta voce una frase che dà il titolo a un mio libro (che ancora attende la pubblicazione, come tanti altri). E la frase suonava semplice: "Non è così". Sì ciò che si vedeva, il fuori, la mostra al mondo nascondeva un segreto, avvolgeva di spire il respiro della verità, celava alla vista l'essenza, uccideva a modo suo la vera vita... Il mio primo racconto, a sedici, anni s'intitolò "Riti di passaggio" e fu scartato da Marcello Baraghini, di Stampa Alternativa, quando scelse le  storie da pubblicare nel mio "L'ingegnere e altri racconti". Quando, nel suo minuscolo, divenne un Millelire  mi costò l'espulsione dalla famiglia nei festeggiamenti del...

Nè Pippi né Lilla

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Certe sere, quando agosto comincia a stiracchiarsi  pronto a fuggir via nel vento di maestrale e allunga la sua mano calda a    settembre, il cielo di Cala Girgolu è di limpido azzurro e il mare pare un gran mantello di seta che respira, lento, nella risacca, l’arietta fa danzare le foglie del mirto e del corbezzolo e il pensiero balla nei ricordi che, in onde ricamate, picchiano all'uscio dell'anima in riposo, mentre Tavolara, laggiù, si colora di un rosa acceso come se il dio del mare le baciasse le gote facendola rabbrividire d’amore... E’ proprio in queste sere così, come stanche del troppo sole estivo, che chiedono un intervallo di frescura e casomai anche di gocciole del cielo, che io sento di appartenere tutta a questa terra sarda che pure non mi ha generata. Mie le deserte spiagge trapunte, sulle sabbiose dune, dai bianchi gigli di mare, mie le rocce che seguono la linea della costa, disegnando sul mare un merletto color di ruggine e di verde, mie le isole che, qu...

La Dulcibella secondo Scaglia

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I miei magnifici tre (non quelli di Cala Girgolu) e presto, spero arriverà il quarto moschettiere, cioè Luiruà, ma devo trovare ancora un editore! Ero giovane, sui vent’anni, quando, via una cugina alla lontana molto blasonata, conobbi Franco Scaglia, allora giornalista Rai, scrittore di successo e amico del cardinale Pizzaballa (che allora era solo un francescano in Terrasanta e che un giorno sarà Papa...). Mi commissionò la traduzione della prima spy story mai scritta che si intitola “L’Enigma delle sabbie” e l’autore un irlandese di nome Erskine Childers. Precisa, alla scadenza gli presentai le pagine tradotte filologiche e fedeli all’originale. Sedemmo uno di fronte all’altro per qualche minuto nella sua bella casa ai Prati di Castello, poi lo vidi (e scolorii) che stracciava il mio dattiloscritto (non c’erano ancor i computer e avevo battuto tutto sulla mia Olympia Olivetti dono di mio padre…). “Mmmma – balbettai, basita, interdetta, resa muta per la fine ingloriosa del mio lavo...

Una piccola jana sarda

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Oggi mentre innaffiavo il basilico ho visto con la coda dell'occhio una piccola jana sarda che si riposava dalla gran calura agostana (quest'anno in Sardegna par di star sulla luna...) seduta sul granito. Mi sono girata e via è fuggita nel verde tra il lentischio e il corbezzolo, abbrcciando il bel fiore arancione che le faceva da parasole...

Pasqualina Mariane

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Ascoltavo i racconti di mia madre che le ruscellavano dalle labbra mentre, a volte, strappavamo erbacce. Ero piccola, lei grande ed era la mia sirena, poi eravamo tutte e due grandi e lo stesso ero tutta orecchie per lei.  A volte, quando era in buona, disegnava veloce delle pupattole con un gomitolo di capelli in testa, un fiocchetto da un lato, le maniche a palloncino e un vestitino triangolare a coprir fin la punta dei piedi intanto narrava e io sempre lì a far tesoro dei suoi tanti colorati racconti. In metamorfosi di immaginazione tornava la giovinetta ribelle che era stata, e si muoveva come in un film a colori: altissima, con i capelli neri neri, innamorata del suo toso, filava in bicicletta tra i fischi ammirati dei soldati di Aviano, si abbassava nella coda delle compagne per non essere sempre la spilungona del gruppo, giocava con la Ninnì che piccola e bionda come era faceva innamorar sua madre, destandole nel cuore una sorda gelosia. La vedevo  cone le sue amiche al...

La borsa di Camomilla

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In via della Croce, proprio accanto a via del Babbuino, s’apriva tanto tempo fa un negozio elegante che si chiamava Tablò. E  lì e solo lì si acquistavano le college , dei mocassimi bassi, blu o neri, in forma maschile, che diventarono un obbligo, per noi del Mater Dei, quando cominciavo, adolescente, ad annusare la moda. Subito dopo, ecco le scarpette allacciate sul davanti, con un tacchetto a rocchetto, da istitutrice tedesca, che si acquistavano in un buchetto  tal dei tali e vattelapesca il nome. Le ricordo indossate, con grazia e mia ammirazione, da una "grande" che doveva diventare anni e anni dopo una di famiglia. Mia madre me ne comperò un paio, ma non originali ed erano di camoscio color caffelatte. Presto persero forma e garbo ma io continuai  indomita a indossarle... Poi arrivarono gli stivali di Cervone o di Santini e Dominici e più avanti quelli western di El Charro. Io non li avevo, né mai li ebbi, nessuno proprio, ma molte compagne di classe eccome. Una d...

Neera e Maria Antonietta

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Annunciato da una chiara luce color d'arancio, il sole piano si leva dal suo letto di tenebra e mi saluta nel mattino di rosa, fresco di sonno. Ieri, prima di spegnere il lume mi sono perduta in un bel libro di Neera. e qui metto un punto e di seguito vi spiego chi era costei. Anzi chi è. E' una scrittrice vissuta nel primo Novecento, milanese d'adozione, si chiama Anna Zuccari (sì, sì, discendente dei fratelli  Taddeo e Federico Zuccari, pittori, di cui ho scritto in Dormi Cecilia ) che mi è molto cara per la sua autobiografia Una giovinezza del secolo XIX   che lessi, amandola, tanto tempo fa. Poi un altro capolavorino (per me), una raccolta di racconti La sottana del diavolo. Poi ho letto altro, romanzi, racconti in un librone che mi fu regalato dal mio caro Giampiero, pian piano fino a ieri sera quando ho aperto, da giorni mi attendeva, sull'ebook un dono di mio marito. Si intitola Profili, impressioni, ricordi . Nugae, divertissement, chiacchiere tra amiche, Uno de...

Una serata così e così

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Sfogliando l'album della memoria per cercare un bel ricordo in un mercoledì per me assai nuvolo (di ripensamenti e pensieri), ho trovato un bell' articolo di Olbia, it (lo trovate sul mio facebook casomai...) che racconta la sera (di quattro anni fa) in cui ho presentato Cuoresardo a Porto San Paolo. Una bella serata profumata di lavanda. Avevo cucito, uno per uno, tanti cuoricini pieni di lavanda, con stoffine a fiori, a righe, a pois, da regalare ai presenti. E tutta la piazzetta era in lilla odoroso! Ma non mi ero organizzata con il resto e quando, inaspettatamente, in molti vollero una copia del libro., eccomi (nella foto) basita. Per fortuna c'era una certa signora che aveva tanti spicciolini e mi è venuta in soccorso come un messaggero alato... Cuoresardo ha avuto un'altra presentazione, in una libreria romana, ma è stata guastata da chi non lo dirò, ma, in due come erano, ci sono riusciti in pieno, creando scompiglio e allarme persino. Anche la presentazion...

Quello che sarà

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Oh non c'è proprio pace per la mia Cecilia, che si è di nuovo perduta tra i pacchi delle poste italiane! Ben otto le copie, questa volta, spedite dalla mia amica Lisa all'indirizzo tale e contrassegnate come consegnate al destinatario. Che invece non le ha ricevute...  Intanto la copia per il mio caro Padre Pedro che, dopo anni trascorsi in confessionale, è ora in riposo nella sua Spagna (e quanto mi manca!), è arrivata perlomeno nella penisola Iberica. E ora vedrò se arriva a Leòn, nel bel convento dedicato alla Madonnina che è casa sua. Intanto, nel caos in cui si dibatte l'umanità senza più la spina dorsale che viene da Dio, il sole bello, impavido, sereno, sorge dietro l'aldia con la forza di due leoni e mi conforta con il suo disco d'oro nel suo stupendo ordine che è del Divino. Il folle volo umano che, ubbidiente alla menzogna, illusa dal finto arcobaleno (non quello di Noè) ha ribaltato il mondo mettendolo a capo in giù mi tocca, sì, ma non muta la mia direzi...

Ieri e oggi

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Questo era il banner di un mio antico blog... Assunzione di Maria, 2026 Per tutta quanta la notte,  cominciando dal primo imbrunire, fino all'albeggiare del giorno successivo, i ragazzi della baia, con il consenso dei genitori (anche loro festeggianti, forse altrove) hanno fatto festa - pur non sapendo perché -  per il ferragosto. Le feste moderne sno così, prive di senso e di significato. Lo stesso vale per il Natale che senza la nascita di Gesù diventa soltanto un albero inghirlandato non si sa perché... Divertirsi, comunque, è un lavoro e u n obbligo.Bisogna fare casino, urlare, ballare, stordirsi con vini, alcolici, birre e forse anche altro chi lo può dire, lì nelle tenebre, che cosa si passano di mano in mano quei giovani che ho visto bambini... Divertendosi si ubbidisce a chi ha imposto, senza dirlo, una vita social per tutti, bimbi, adulti vecchi decrepiti. Così, dalla riva, giungevano grugniti, urla, risate con un sottofondo ritmato di musica non musica, quella di ogg...

La mia prima avventura

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Cerco un editore per Luiruà... Scende la sera, Tavolara si veste d'azzurro e di rosa, i ricordi picchiano all'uscio e mi par d'essere di nuovo, d'un tratto, la bambina che, tanti anni fa, accucciata a prua di un barchino color fiordifragola,  guidato dai fratelli, tornava verso Cala Girgolu. Era notte fonda e avevamo passato tutto il giorno laggiù, oltre la punta, a largo di Molara, a Capo Coda Cavallo che era ancora un luogo di solitudine e di gabbiani. Non c'era il villaggio est, non c'erano le farfalle, ma solo il limpido nulla e la spiaggia, la lingua bionda della coda del cavallo, nostra solamente. Mie le pazze ruote, su e giù, senza stancarmi mai, i fratelli a pesca, Sabina non so, forse pescava anche lei, ma sulla riva. C'era Jane, la mia Jane, che tutto mi ha insegnato. I gemelli volevano passare lì la notte, ma Jane, ferma, solenne, declamò il suo mitico: "Ma certamente nou". Così, al pomeriggio tardo quando, in lontananza, Tavolara era tu...

Romaamor anche nel mio Cuoresardo

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  Mentre, al parcheggio qui, di Cala Girgolu, Cuoresardo continua a vendere libri e finalmente ho ricevuto le mie copie di Dormi Cecilia (che è partito intanto per il suo viaggio solitario nel mondo a capo in giù in cui viviamo...), regalo un pezzetto del mio Romaamor (ma forse, non ricordo, se questo lacerto è contenuto nel libro) a una nuova amica che come me ama Marigold e la Sardegna (in particolare la Maddalena)... Ecco, pronti via. La bennibag di Piera Alto e un poco curvo alla sommità, nel grigio di occhi e capelli, il nonno Carmine, l’unico che io abbia mai conosciuto tra gli avi al maschile, era il padre di mio padre. Di professione, ingegnere come mio padre, aveva lavorato tutta la vita in un ufficio comunale, chino sulle scartoffie della burocrazia che sono foglie secche dell’albero della vita, nel vorticare dei tempi vecchi e nuovi che non lo cambiavan punto. Bambina, al giovedì per il desinare, si andava – noi piccoli Ponti – a pranzare dai nonni all’Appia nuova (con...

Solo una piantina di geranio

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I miei libri (tre di sei), tutti pubblicati da bookabook (ma il quarto crowdfunding non lo farò) Allora, ho bell'e pronte  le tre cassettine di vino per chi mi aiuta, sen'onere di denaro, in giardino, caricandosi sul bel camion rosso, gli sfalci verdi che si accumulano nel  mio duro lavoro quotidiano, ho fatto due bei sughi con i  tantissimi pomodori che M. mi ha donato dal suo orto di Ovilò, ho pulito dalla teppa e dalle foglie le scale posteriori, quelle che s'usano poco e che si dimenticano in un canto e ora, stanca, mi ritrovo a tu per tu con la sera che scende piano piano a regalar la pace a questo mondo in fiamme. Un mondo  colorato d'un livido arcobaleno, dove il Pontefice incontra una cantante americana, ma non i pii lefevbriani, dove un presidente fa e disfa la guerra, dove è presidente un comico che fingeva in tivvù d'esser presidente (e lo è diventato) e dove tutti quanti (o quasi) han pensato di guardar solo al visibile e a lasciar perdere l'invisibi...

La famiglia Tancas

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Già dall'incipit, lette cioè  le prime  tre righe, ho capito una cosa del romanzo  La famiglia Tancas di Paolo Cuccuru (edizioni Maxottantotto): che mi sarebbe piaciuto. Infatti è stato così e da qui lo dico anche alla cara PM che me ne ha parlato. Sì l'ho letto d'un fiato, ammirando lo stile maturo e deciso, seguendo i rivoli delle vicende, tristi spesso, di una famiglia sarda che, tra Sassari e Pozzomaggiore, trascorre i primi anni del Novecento, tra la Grande e la piccola storia. E ora, puntini di attesa e scendendo d'un rigo lasciatemi,    prima di proseguire nell'inseguimento di trama, stile, personaggi,  aprire una parentesi tonda qui un rigo dabbasso. Sì una parentesi tonda per mettere in un quadretto rosa un attore forse poco noto ai più, ma che a me, per ragioni del cuore, è carissimo, ossia Saro Urzì, grande interprete del padre padrone in Sedotta e abbandonata di Pietro Germi, lo stesso ruolo, tale quale, del protagonista del nostro Cuccuru, ossi...