Post

Visualizzazione dei post da maggio, 2026

Due gemelle, ma diverse

Immagine
Ora che ci penso su, nella placida domenica della Trinità, io so quando e come è cominciata la decadenza della letteratura che, pian pianino, si è trasformata nella sua gemella, un'impostora (si dice al femminile?), che comanda una catena di montaggio fatta di pagine e di parole, che a tutti dice sì, illudendo e a tutti, in realtà, offre solo disincanto... E chiudo il presente e saltellando faccio qualche passo indietro, nel passato quasi oramai remoto. Sono sempre qui, a Cala Girgolu, con i numerosi fratelli, a volte la nonna Lisetta, altre anche la Mimma (del mio cuore). Al piano di sopra dormiamo noi, genitori, avi e figli, dabbasso, in faccia a una scalinata piena d'erbe , foglie e di umido, nella "stanza deli ospiti" dormono le "signorine inglesi" che poi in realtà non sono inglesi, ma australiane, irlandesi, scozzesi. Vengono però chiamate inglesi in fascio e così le chiamo ancora io senza pensare troppo ai loro nomi e ai cognomi, ai volti anglosassoni...

Dalla Piera, un anno dopo

Immagine
  Oh che gioia riveder, dopo il giro di un anno sano, la Piera! E ritrovare anche tante amiche e conoscenti dell'estate scorsa, Antonella Ferrari e altre, ritornate tutte in Biblioteca Comunale di Loiri Porto San Paolo ! come portate da un filo d'Arianna ricamato di storie! Il sole sardo arde in cielo nel maggio tutto nuovo e il mio cuore s'accende di lui e di allegria per la ritrovata armonia tra le erbe e il mare nel vento di maestrale. In Biblioteca sono arrivati gli scatoloni pieni di nuovi volumi e il posto per noi è così poco che dobbiamo guadagnarcelo il nostro quadratino! La Piera, indaffarata, s'aggira tra i tanti libri che rendono preziosa la sua dorata stanza affacciata sull'Orientale sarda e tira fuori libri su libri e per tutti ha una parolina e un commento. La stanza è piena di voci, le nostre e di bisbigli e di sussurri che provengono dalle tante storie raccontate nei volumi, che si rincorrono sugli scaffali, che sonnecchiao su tavolo e scrivania...

VIaggi in Tirrenia

Immagine
Si partiva, al pomeriggio, con la macchina carica, tra gli urli di mio padre innervosito e stanco, che doveva guidare fino a Civitavecchia, dove poi la sua grande Peugeot amaranto diventava pasto della nave Tirrenia che, placida, apriva il suo ampio ventre per far posto alle formiche su due ruote che chiamavamo autovetture. Pum, pum faceva il ponte di ferro su dossi invisibili per l'oscurità e tutt'intorno omini in tuta, gesticolanti,  nervosi, che conducevano nel buio le manovre del brulicar di ruote e sterzi. Le scale ripidissime portavano al ponte e poi al bar dove si dormiva alla buona sdraiati sui divani e allora (non come adesso) per fortuna, le luci si spegnevano e la televisione neppure c'era. A volte si prendevano le cabine che erano per me casa di bambola e quanto mi piacevano gli specchi che avevano torno torno una cornicetta di lumini! Il cagnolino di mia madre, un Lhasa Apso bianco e peloso doveva andare al canile, ma lei, incurante di tutti gli sguardi in tral...

Il richiamo puro della terra

Immagine
  Nel dondolare tra luce e ombra, nel mio verde nido sardo, il giardino – che curo oramai da giorni, con cesoie, rastrello, paletta, seghetto e tanto sudore e fatica  – mi svela tutti gli arcani del mondo di Lucifero e di Satana che, anche tra piante e alberi, cerca di imporre la sua legge fasulla e uccidere il bene, costruendo un labirinto di spine tutto loro.   Sì, e spiego. Dovendo pulire dalle infestanti spettinate e orgogliose una piccola scarpata, con il mio rastrello, pensavo di fare una romanellla, cioè strappar via il capo delle piantacce, lasciando le radici. Ma, nel pettinare il suolo, mi sono presto accorta che le male radici delle infestanti tengono   ben strette, in un mortifero abbraccio, con cinture orizzontali, la dolce e profumata terra. Muoiono e avvizziscono i begli alberi mentre, rigogliose, fioriscono le male erbe. Così, con santa pazienza, ho preso a inseguir le corde di radice e a strapparle a forza per sradicare il male. Come dovrebbe fare...

Rose, fiori, gatti e zucchine

Immagine
Mentre nel dondolar tra sole e ombra della giornata appena sbocciata come rosa di maggio, me ne stavo a preparare la terra per piantare i semini di zucchina, che avevo comperato l'anno passato,  e liberando un corbezzolo già carico di acini verdi pronti ad esplodere con l'autunno in carminio, d'un tratto, oh che sorpresa: ecco il primo gatto esploratore, un randagio tutto grigio dall'espressione truce, con un occhio aperto e l'altro chiuso da una cicatrice. Mi guarda che sfatico e pare domandarmi: "E' aperto mica il ristorante?". Faccio spallucce, ancora no, non ho nulla da dare per ora ai tanti visitatori dalla lunga coda che, senza miagolare, ben educati, compunti, si presentano col bavagliolo già a legaccio intorno al collo. Cominciamo presto peròòòòòòò, gli rispondo, urlandogli dietro, ma quello, via, veloce sparito tra i cespugli, e non riesco a veder né occhio né coda. Addio, arrivederci. Seguito nel mio lavoro e penso a una nuova amica (della qu...

Un profumo di violetta all'anagrafe

Immagine
Una mattina chiara, di azzurro nascente, m'apre le braccia mentre, a gambe al trotto, me ne vado, per una commissione per chi amo, all'anagrafe romana di via Tomaselli. So che bisogna andar lì per tempo e attendere l'apertura con santa pazienza e quindi, sull'attenti, sono lì passate appena le sette di mattina e già s'assiepa un capannello di tutti i colori che aspettano come me di affrontare con l'armatura della buona volontà il gigante della burocrazia. Che ha prima il volto di due bangladini che si sono inventati dei numerini per la fila e che distribuiscono a chi arriva. Io ho il numero 29 e protesto perché ci mancavano le burocrazie clandestine oltre a quelle che giocoforza dobbiamo subire. Avanti, mi siedo in un canto con la mia corona del totus tuus e poi faccio due passi e torno alla fila dove già prima ho adocchiato una bella signora che porta delle buccole di perla tali e quali alle mie e ha una cert'aria famigliare. Parliamo e scopriamo che Roma è...

Sciacquare i panni in Arno

Immagine
  Di come si parla e scrive male oggi, senza spirito né senno e come sarebbe bello voltarsi indietro, lavando i panni in Arno, per ritrovare il passo, il sugo e la speranza.   Un giorno della scorsa settimana, forse martedì, ecco sul wotsap apparire una fotografia. Oh che cos'è questa stanza sossopra, mi domando, e la risposta m'arriva sul messaggio successivo ed è il mio amico M., toscano, che mi spiega: tornato a casa sua, dopo un anno e passa via e pur avendo pagato una donna per rassettare, non v'era nulla a posto. E lui: "La donna, come vedi, ha solo passato il cencio". L'espressione schietta, fresca e sincera mi fa sorridere il cuore e penso, di più, che sto leggendo un libro di Edmondo De Amicis, un librino, direi, di memorie che s'intitola  Pagine sparse.  Scendo d'un rigo e riprendo qui sotto. L'autore di  Cuore , nelle poche pagine che ho già letto, m'ha svelato finalmente l'arcana frase del Manzoni che mi sono portata dietr...

Libriamoci 2026

Immagine
Ecco il mio attestato di Libriamoci! Mi piace assai portare la grande letteratura ai ragazzi, come ho fatto negli ultimi due anni in due scuole medie romane.  E mi piacerebbe farlo tutto l'anno, ma come si fa... Nel 2025, in una scuola rannicchiata a due passi dalla stupenda Basilica di Sant'Agnese, ho raccontato ai ragazzi una scrittrice canadese da me amatissima, Lucy Maud Montgomery, con il suo capolavoro, Marigold (per me che, da bambina, l'ho letto e riletto nella solitudine sarda). Quest'anno, al Viscontino, che s'alza, maestoso sul largo di Magnanapoli e affacciato sulla via Biberatica dei Mercati di Traiano, ho fatto conoscere ai tanti occhietti intelligenti, scout di verità, che non si staccavano dal mio sguardo, un Carlo Collodi meno noto, tuffato in un piccolo brano - Quand'ero ragazzo - che ha strappato sorrisi e risate anche alla professoressa ospitante. Un ricordo prezioso che tengo, lucidato, nel cuore. Ora ho anche la medaglia (scherzando, scherz...

Un dizionario molto particolare

Immagine
Oggi metto qui un pezzo che ho scritto per il mio amico Marco Tosatti e per il suo sito Stilum Curiae. Ecco di seguito il link, buona lettura:    https://www.marcotosatti.com/2026/05/07/vi-svelo-linganno-che-si-cela-dietro-alcune-parole-cosi-belle-e-innocue-benedetta-de-vito/ Nel sito di Marco potrete trovare un mucchio di miei articoli, se vi va...

Di gallinelle furbe, di volpi scornate e anche d'altro ancora

Immagine
A San Giuliano, sul lato destro del casolare rosa della mia nonna Lisetta, c'erano le case dei "contadini" che per me avevano tutti quanti la faccia rotonda  e tuttavia severa della Carolina. Nell'aia, che guardava verso i campi di mais e i vigneti perduti nelle brumose lontananze friulane, razzolavano in libertà oche e galline. Un gallo, dai bargigli di sangue, cantava la sua melodia al mattino molto presto e poi, da padrone, impettito, girava tra i suoi sudditi. Non c'erano recinti né gabbie e ciononostante le volpi restavano sempre a bocca asciutta. Non chiesi mai perché ma un giorno, mentre me ne stavo a far collage con la colla fatta d'acqua e farina dalla Eva, sento mia nonna e la zia Giusa che parlottano. "Bè, certo - dice mia nonna - è una gallina della Carolina, buonissima in brodo perché razzola libera e mangia a suo piacere ciò che le aggrada". "Oh non ci sono recinti e con le volpi come fate?", risponde la Giusa che di mia nonna...

Un sogno perduto

Immagine
Bennibag (in vendita nel mio negozino vinted, è bellissima!) Bambina, fui educata in inglese prima da una signorina australiana, Jane, poi, in rapida successione, a volte fulminea, ci fu un'inglese, Sarah, una canadese, Marie, un'irlandese, Ann e altre ancora. Di ognuna serbo un ricordo e tutte mi hanno donato la loro lingua che, fin da piccola, parlavo come fosse la mia, materna. E non lo era. Crebbi con il mito della corona inglese e mi perdevo, sognando, nella casa delle bambole della Regina, con le nursery rhimes in tasca e nel cuore, con i libri di Enid Blyton tacciati di fascismo per via dei gollywog di carbone che erano contorno alle storie di Noddy. Crebbi in un mondo britannico e a scuola, al Mater Dei, chiamavo le suore "sister" e con loro si parlava inglese. In quarta ginnasio, dal Sacro Cuore, tutto francese, scese un drappello di fanciulle che dovevano diventare le mie nuove compagne di scuola e di banco. Il Mater Dei, tetragono ai cambiamenti, ricamato ...

Ricordando Fernanda Pivano

Immagine
Ricordando Fernanda Pivano Era tanto famosa la Nanda quando contavo gli anni sui quattro arti e ora di lei nessuno più parla. Scomparsa, dimenticata. Eppure fu lei, ragazza (e bella bella) a portare in Italia, traducendoli per conto di Cesare Pavese, tutti i poeti americani della beat generation che possono piacere oppure no (a me così e comsa e ne cinguettavamo, ridendo, lei e io) e a fare da ponte tra Italia e America. Fummo amiche, io verdissima ancora, lei già molto avanti negli anni con i capelli alla maschietta e gli occhi enormi, per una strana combinazione di eventi che ci videro sedute allo stesso tavolo, grazie a un amico (scrittore) comune che, ai tempi, era sposato con un'attrice celebre ieri e anche oggi (credo) che lei, diciamo così, aveva nella lista nera. Fummo amiche e parlavamo sempre di Elsa Morante che lei aveva conosciuto appena, di sfuggita. Tuttavia ne serbava un ricordo vivido, di una personcina speciale, fatata. Una volta, al nostro tavolo trasteverino, si...

Legami slegami nella mia Romaamor

Immagine
Oh che mirabile cielo azzurro è steso su Roma stamane! Il sole, lassù, è una palla d'oro e mi chiama, mi invita a uscire, a sgranchirmi le ossa e ad annusare e rincorrere la primavera. Bene, esco, ho due o tre cosine da comperare da Vertecchi e, quindi, gambe in spalla e via. Percorro le stradine monticiane che mi conducono poi al nastro d'argento della via Nazionale e lì dove piego per imboccare il traforo m'accorgo del negozio Legami. Mmmm, penso, ma certo, qualche anno fa, comperai in una cartoleria milanese a Wagner una pennina rosa con su arrampicato un gattino (la conservo ancora e mi piace quel suo scrivere rosa!) e il logo era proprio lo stesso, Legami . Mmmm, Legami, che cosa vuol dire il nome del marchio? Se verbo, è di certo imperativo e vuol dire allcciami una corda intorno al corpo e tienimi prigioniero. Se è nome comune al plurale significa ciò che lega, che tiene unito. Bè, fate un poco voi... Entro e tanti occhietti e visetti di mici, unicorni, coccinelle...