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Le boe della mia vita

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Quando, a diciannove anni,  fresca di basco penitenziale in testa, mi trovai nel nuovo mondo dell'università, presto capii che dovevo arrangiarmi a modo mio per cavarmela.  Nell'iscrivermi a Lingue e letterature straniere moderne, avevo scelto come lingua quadriennale l'inglese (che ora vorrei dimenticare...), ma quelle lezioni strapiene di pur ottime professoresse (la Colajaono ci illuminava su Amleto...), i giorni passati a studiare il Beowulf (di cui non mi importava un fico secco), e il fatto che soltanto per chiedere la tesi avrei dovuto attendere un anno e più, mi convinsero di cambiare aria. Passai dunque da Villa Mirafiori, verde di giardino, all'ultimo piano del palazzone bianco di Lettere alla Sapienza e trovai un'auletta tutta sole e allegria che pareva la mia del Mater Dei e una professoressa, Luciana Stegagno Picchio, con i capelli rossi della mia Jane e l'apertura e la simpatia di Pia Nardoni (che mi aveva aperto cuore, anima e mente, molti anni pr...

Era José Saramago!

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In un bel palazzo color mandarino, altezzoso e distinto, che si pavoneggiava tra altri fratelli, e cuginetti dalle parti della via Salaria, abitava, mi pare al terzo piano, la professoressa Luciana Stegagno Picchio, ordinario di letteratura portoghese alla Sapienza. In testa  aveva braci accese di capelli rossi e la personcina tutta svelta in gonna e camicetta, come fosse caricata sempre a molla. Quando per la tesi di laurea andavo a casa sua mi riceveva in un gran salone di rappresentanza, io lì e lei laggiù a un tavolo lungo. E quanto rise quando le proposi un raffronto tra Pessoa e Pirandello! Cala trinchetto, mia cara. Infatti finii con una tesi dedicata a poche pagine di prose poetiche "Nuvole" tratte dal Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares (uno degli eteronimi di Pessoa). Ma torniamo all'inizio quando decisi di scegliere il portoghese come lingua quadriennale e quindi laurearmi con lei, con la Stegagno Picchio. Come ricordo il mattino che mi ritrovai non ...