Post

Visualizzazione dei post da settembre, 2026

Vita, solo vita

Immagine
Ultima nata, bennibag coloratissima erano secche il 14 settembre oggi splendono piccoli soli gialli di lantana... Piccoli limoncini crescono (in quattro mesi) Voltandomi indietro, nel passato prossimo e anche remoto, raccolgo perle e meraviglie. E' il caso di un libro settecentesco che ho amato tanto. Ecco il titolo: Storia della Repubblica di Venezia. L'autrice Giustina Renier Michiel, nata negli anni Cinquanta del Settecento, era patrizia veneziana e di famiglia dogale da parte di padre (Renier) e di madre (Manin). Direte voi, ma Benedetta chissene importa di questi titoli nobiliari, siamo figli dei lumi, noi? Vi rispondo che questi titoli avevano un fondamento nella buona educazione, nella cultura, nella bellezza. Persone come la nostra Giustina, educate e rigorose, non erano della gramma di quanti ci governano oggi, senza sugo, privi di peso specifico, rami al vento di ogni sciocchezza politicamente corretta. Avanti con Giustina, quindi. E prima di farlo lasciatemi ricor...

Il mio ricordo di David Sassoli

Immagine
Bennibag autunno in fiore Ero stata da pochissimo assunta al Gazzettino, quando i greci combattevano alle Termopili, quando il mio caporedattore, Giampiero Rizzon, veneziano di Dorsoduro, dalle dita gialle di nicotina e dai capelli di ragnatela, mi chiamò nel suo ufficio che era un'ampia stanza con una grande  finestra a tu per tu con la torre campanaria di San Silvestro in Capite. "Parti domani per l'Albania, con il sottosegretario Vitalone". "Io?", rispondo incredula. "Perché no?". Penso agli inviati nostri e mi chiedo che cosa diranno, ma vabbè, ubbidisco e il giorno dopo, con un aereo italiano, in compagnia di altri colleghi, sono all'aeroporto di Tirana e di lì, per strade ottocentesche, incespicando su carretti trainati da buoi aggiogati e su veicoli d'ogni forma e colore a due, tre o quattro ruote, arriviamo al porto di Durazzo, dove una nave tricolore ha portato aiuti in forma di farina agli albanesi. Bianchi come spettri, sotto sac...

Aggiungi un posto a tavola

Immagine

Eia quere narrari sì

Immagine
  Particolare del fiore incastonato nella bennibag Se non fosse stato per la curiosità di vedere, anche solo da fuori, l'antica chiesa nuorese di Santa Maria delle Grazie, non avrei  mai passeggiato per gli stretti vicoli della vecchia Nuoro nel piccolo rione di Seuna, dove abitavano i contadini (a San Pietro, dove è la casa anche della Deledda, vivevano i pastori). Invece, passato un archetto alla destra della chiesa moderna, entriamo nel dedalo di viuzze in cui s'articola l'abitato antico. Esco dal Corso Garibaldi, tutto nuovo ed entro nella storia di Nuoro. E mentre cammino, occhieggiando un poco in giro, ho la ventura di incontrare Giorgio, alto così, e sardo da capo a piedi, che somiglia spiccicato a un mio  antico amico nuorese di nome Salvatore e mi racconta della Seuna di quando era bambino. Lascio a lui la parola: "Bambini andavamo al cinema alle Grassie a vedere i western americani, e qui era tutta acqua di torrenti che scendevano a valle dal monte. Erano fiu...

Raganelle del cuore

Immagine
  Sulla scoscesa collina che porta al mare, dall'altra parte della strada consortile dell'Aldia bianca, c'è una bella casa con un pratino verde ricamato intorno e un gran sasso arcigno di granito color caffelatte. In quella casa abita una signora mia amica che chiamo in allegria (e so io perché e lei pure) Sandra, Sandrina e Sandretta, con la sua bella famiglia.  Anni addietro, quando io ero ancora una ragazza, ci abitava, con i suoi e i fratelli, un certo Paolo che frequentò per un fiat altri di qui a Cala Girgolu. Ma prima, molto prima che il padre di Paolo costruisse la casa, proprio lì, nello sgarrupo  che doveva diventar terrapieno, il perimetro che aveva per vista lo stagno, c'era il  pozzo delle rane. "Ci vediamo al pozzo delle rane!", dicevamo, Marco e io, a Bea e Brunello, e via a perdifiato a guardare i girini che, nel tempo, mettevano due gambette storte e una codina e poi, nella metamorfosi anfibia, si facevano rane. O meglio raganelle. La tenerezz...

Oliena, cortes apertas

Immagine
Il monte Corrasi, calcareo, maestoso, è un'aureola bianca sulle spalle del bel paesino di Oliena e, da ogni angolo, eccolo fare capolino, allegro e ridente, tra i tetti e le torri campanarie. Mi piace quel suo occhieggiare candido e paterno sulla festa delle Cortes apertes in questo autunno in Barbagia appena iniziato! Ero già stata a Oliena, anni fa, per un matrimonio in costume sardo, con i tenori che in chiesa dovevano cantare. Bello. Così mi sono ritrovata, per dire così, a casa, lungo il Corso Vittorio Emanuele II e poi entrando e uscendo nei diversi cortili dove si ricama, si fa il pane, si lavora il sughero, si intrecciano corbule, si lavorano i bei bottoni del costume tradizionale di Oliena, paese, come molti sanno, del Nepente, un vino liquoroso, che tanto piacque a Gabriele D'Annunzio, che gli regalò un nome così evocativo: bevo e non mi pento... Mi perdo, nell'ex seminario della chiesa di Sant'Ignazio (dove si celebrarono le nozze cantate dal coro nuorese) tr...

Stoffe a Fordongianus

Immagine
Nel paesino rosa di Fordongianus ho trovato le stoffe vintage che vedete in fotografia e che mi serviranno per riaprire, in settembre, il mio piccolo laboratorio Bebabou. Evviva, che meraviglia! Da quindici anni, felice e contenta, produco e vendo le mie bennibags, tutte fatte con tessuti accuratamente scelti per farle diventare uniche, speciali, di cuore e d'anima nell'antico gusto italiano. E poi fatine, bamboline, piccoli gatti e altre preziose opere artigianali. I tessuti, dunque, erano in vendita nel piccolo market a due passi dalla bella chiesa, rosa lei pure, dedicata a San Pietro e Sant'Archelao. Che meraviglia! Per scoprir questo piccolo segreto, come sempre, mi ha accompagnato il passo leggero della Provvidenza perché, per caso casissimo, sono entrata nella bottega  profumata della fiorista del borgo e a lei ho chiesto: "Per caso c'è un negozino che vende tessuti qui a Fordongianus?". Già immaginavo il suo scuotere il capo, il suo no, mi spiace e in...

Ancora da Nuoro

Immagine
  Sveglia di buon mattino nella frescura montanina nuorese, la seconda tappa del nostro viaggio prevede la visita al Museo etnografico sardo che, costruito come fosse un paesino isolano, seppur composito, tutto bianco e bello, con tanto di piazza, casette e chiesolina, osserva dall’alto il capoluogo moderno della Barbagia. Saliamo su su ed eccoci alla meta. Ci regala un   sorridente benvenuto Anna, la nostra guida,   nelle vaste sale dove è raccolta l’anima sarda in forma di costumi, pani, tessuti. Il mio primo pensiero (triste) corre all’oggi che ha, con la scure e l’accetta, desacralizzato la vita quotidiana che, al contrario, nell’arcaico mondo sardo, era legata a doppio filo con il mondo spirituale. In quel piccolo mondo antico non c’era questo senza quella,   pane   visibile e anima invisibile si guardavano negli occhi e si fondevano in un meraviglioso abbraccio che rendeva preziosa la vita, ogni vita, anche quella più desolata e misera. Ogni gesto, anche i...

A Nuoro, rincorrendo Antonio Ballero

Immagine
A Nuoro, nel rione delle carceri vecchie, naso a naso con San Pietro (quello dei pastori e di Grazia Deledda) c’è una bella casa bianca, con corte interna fresca d’alberi e di fronde, dove la casa editrice Ilisso - che pubblica i classici sardi dell’Ottocento e non solo (che io amo) - ha allestito un moderno e luminoso museo in cui vive la scultura sarda del Novecento. Ecco Costantino Nivola - gloria di Orani, paesino della Barbagia dove nacque da famiglia povera - tra le foglie e nelle sale dabbasso. La delizia dei suoi letti matrimoniali in terracotta con coppiette addormentate… Altri sono gli scultori presenti nello spazio espositivo e tra gli altri Eugenio Tavolara con uno studio sul portale della chiesa della Solitudine dove riposa la Deledda.  Tavolara, che porta il nome dell’isola mia amata, è famoso (almeno per me) per le sue stupende bambole in costume sardo. Ma… ma io sono venuta fin qui, nella Barbagia profonda, in capo alla Sardegna, per un altro grande, per me, sardo e...

Antonietta e Natalino

Immagine
  Appollaiato sul piccolo paesino rosa di Fordongianus, alto, in collina, c’è il Grand Hotel Terme, dove un viavai continuo di ospiti, per la maggior parte sardi, rallegra la solitudine campestre. Le acque calde, che furono utilizzate dai romani, ora riempiono piscine e vasche delle nuove terme che sono tra gli ossi portanti dell’economia del luogo. Tra l’alto dell’albergo e il basso del paese mi par di individuar pochi legami anche perché, come mi sembra di aver capito, la proprietà dell’hotel è nordestina, legata ad Abano Terme o a Montegrotto. Io, andando a Messa, faccio su e giù   e passo il ponte romano spesso e nello slancio del cammino, ecco i fichi generosi offrirsi alla mia mano, oh ci sono anche i capperi lì lì per farsi fiori: i capperi che coglievo con mia mamma sul muretto che costeggiava lo stradone della casa del mio Romaamor. Vado, vengo, a volte alla fontanella prendo anche un poco d’acqua e sono a modo mio, nel mio piccino, il fil che unisce il su e il giù....

L'occhio di Ra in Sardegna

Immagine
C'è, in Sardegna, un paesino tutto rosa, le case scolpite in blocchi di trachite rosa, la chiesa bellissima, dedicata a San Pietro e Archelao, rosa anch'essa e rosa è l'alba che mi osserva, radiosa, dalla finestra affacciata sulla campagna, mentre attendo, dopo una buona colazione, di andare a visitare le rovine delle terme romane di Traiano (Forum Traiani) che, masticate in sarde, danno il nome al paesino  rosa di Fordongianus. Altro scriverò su Fordongianus anche per Stilum Curiae che ha riaperto proprio ieri. Ma ora un post dedicato a Giovanni Podda, classe 1922, calzolaio di Nuoro e gran battitore di sentieri e segreti sardi. Nel bell'hotel  che mi ospita, infatti, ho trovato, tra i tanti libri della bibliotechina, una piccola perla  illustrata che si intitola A sa Preta, a sa Linna e a su Mare, un libro delizioso (e introvabile), appunto di Giovanni Podda.  Il nostro, colpito bambino dalla poliomelite, avrebbe voluto studiare, ma, per le avverse circostanze, si...

Le boe della mia vita

Immagine
Quando, a diciannove anni,  fresca di basco penitenziale in testa, mi trovai nel nuovo mondo dell'università, presto capii che dovevo arrangiarmi a modo mio per cavarmela.  Nell'iscrivermi a Lingue e letterature straniere moderne, avevo scelto come lingua quadriennale l'inglese (che ora vorrei dimenticare...), ma quelle lezioni strapiene di pur ottime professoresse (la Colajaono ci illuminava su Amleto...), i giorni passati a studiare il Beowulf (di cui non mi importava un fico secco), e il fatto che soltanto per chiedere la tesi avrei dovuto attendere un anno e più, mi convinsero di cambiare aria. Passai dunque da Villa Mirafiori, verde di giardino, all'ultimo piano del palazzone bianco di Lettere alla Sapienza e trovai un'auletta tutta sole e allegria che pareva la mia del Mater Dei e una professoressa, Luciana Stegagno Picchio, con i capelli rossi della mia Jane e l'apertura e la simpatia di Pia Nardoni (che mi aveva aperto cuore, anima e mente, molti anni pr...

Una perla nell'ostrica

Immagine
Quando mia mamma è salita lassù, ho ereditato la sua collezione di Gesù Bambino, che ora sono insieme ai miei (ed erano già parecchi...) e li guardo - oh l'Amore! - e sorrido. Mi chiedo che cosa avrebbe detto di Dormi Cecilia e se le sarebbe piaciuto. Penso di sì perché le piacque tanto C'ero una volta ... Volando un ricordo. Sono nella casa del mio Romaamor per sistemare il futuro, senza di lei, con il nodo alla gola che s'ha di fronte all'estremo saluto con chi ti ha dato la vita. Sono lì, ancora piena del mistero della sua dipartita che ancora  adesso non riesco a spiegarmi. Tra le tante cose sue, piccole, grandi, utili e inutili, c'è anche una copia di C'ero una volta che uno dei fratelli, non so il perché della furia, voleva gettar via. L'ho salvata, la copia, e dentro, come una perla nascosta in un'ostrica ho trovato un biglietto vergato su un foglietto a quadretti, scritto di getto, si vede, da lei.  Qui sotto ho messo la fotografia e leggo per ...