Oliena, cortes apertas
Il monte Corrasi, calcareo, maestoso, è un'aureola bianca sulle spalle del bel paesino di Oliena e, da ogni angolo, eccolo fare capolino, allegro e ridente, tra i tetti e le torri campanarie. Mi piace quel suo occhieggiare candido e paterno sulla festa delle Cortes apertes in questo autunno in Barbagia appena iniziato!
Ero già stata a Oliena, anni fa, per un matrimonio in costume sardo, con i tenori che in chiesa dovevano cantare. Bello. Così mi sono ritrovata, per dire così, a casa, lungo il Corso Vittorio Emanuele II e poi entrando e uscendo nei diversi cortili dove si ricama, si fa il pane, si lavora il sughero, si intrecciano corbule, si lavorano i bei bottoni del costume tradizionale di Oliena, paese, come molti sanno, del Nepente, un vino liquoroso, che tanto piacque a Gabriele D'Annunzio, che gli regalò un nome così evocativo: bevo e non mi pento...
Mi perdo, nell'ex seminario della chiesa di Sant'Ignazio (dove si celebrarono le nozze cantate dal coro nuorese) tra le gonne del costume tradizionale che sventolano appese a un legaccio. Scatto delle foto e giro anche un piccolo video. Una signora mi spiega che la nera è da lutto, la viola da mezzo lutto (che non so bene che cosa signigica).
In una delle tante cortes, mi dicono che in fondo al paese, in un negozino a tasca di canguro, un quadratino appena, c'è una signora di 93 anni che vende stoffe e tessuti. Lascio che mio marito vada a comperare caci e salami e io, via, laggiù. La signora Giovanna taglia quel che compero, segna la lista dei prezzi al metro e poi mi offre in un cestino le caramelle mou al latte, quelle, adorabili, che s'appiccicano ai denti, e che sono avvolte nella carta azzurra.
Le lacrime quasi m'escono dal cuore: sono le caramelle che, mille anni fa, io bambina, mi regalava nel suo spaccio a Vaccileddi la signora Peppa...









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