La mia vita in una cassapanca
Stamane sveglia che ancora il buio pennellava il cielo senza stelle, saluto chi amo da trentuno anni (e trenta di matrimonio quest'anno) alla porta e, con il giorno tutto per me in saccoccia, decido di far la cernita dei panni del guardaroba, cosa che, atterrita all'idea, ho rimandato per così tanto tempo da farmi venire i capelli di neve e ora basta, Avanti. Così tiro fuori dalla bella cassapanca tutti i vestiti accumulati nei decenni. E ci sono i pannetti del mio bambino, quasi piango, e c'è la tutina che mi regalò dall'Australia la mia dolce Jane, volata in cielo. Ci sono i prendisole di mia madre e il suo abituccio da sposa, che era corto corto appena sotto al ginocchio e in testa niente, capelli alla maschietta, come non s'usava allora...
Poi passo all'armadio dove pesco un mazzo di vestitini miei che vengono dall'armadio della casa mia del Romaamor e che mia madre m'aveva conservato.
Giunta in salotto dove ho sbudellato cotoni, acrilici e lane in fogge varie, m'accorgo che quei quattro vestitini sono, in sintesi, il riassunto della mia vita, prima del mio sposalizio.
C'è il mio vestito di tulle della Prima Comunione che tanto avevo desiderato, c'è il sontuoso abitino in velluto color cioccolato che mi vide paggetta della zia Pucci al suo gran matrimonio blasonato, c'è l'abito da sera d'oro e rosa, in stile impero, che indossai per i miei diciotto anni e un altro vestito lungo, rosa fucsia, che portai a feste e balli quando non ero l'orsa che sono diventata...
Ho messo la mia vita nella cassapanca, ho chiuso tutto a chiave e mi sono poi fatta un bel caffè.

Commenti
Posta un commento