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Maria Borgese, una scrittrice di rango, da riscoprire

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A guardar la foto in ritratto di Maria Borgese, scrittrice toscana nata il 3 aprile del 1881 vi si legge, nella linea della bocca sottile, una certa amarezza e, negli occhi, la malinconia. Forse per le disavventure coniugali perché il marito, Antonio, dopo aver ottenuto la nazionalità americana nel 1931, si trasferì in America, divorziò da lei (che da lui aveva avuto due figli e uno chiamato Leonardo, come il mio…) per sposare niente meno che la figlia di Thomas Mann. Posso solo immaginarla, da sola, sui cinquanta anni, a inventarsi una nuova esistenza e, infatti, si rimboccò le maniche, si mise a scrivere biografie di donne, novelle e poi un romanzo, lei che, prima, era  stata solo poetessa. Ho appena scaricato, con il mio tolino, un nuovo ebook suo che si intitola “Dodici donne e due cani”, un titolo che sarebbe piaciuto a Charles Bukowsky e anche ad Anton Checov, ma ho appena finito di rileggere, proprio in questi giorni, quello che, secondo me, è pietanza saporita in fatto di l...

Due libri domenicali

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Due libri, due scoperte belle, un dono domenicale. Il primo si intitola Caccia Grossa, con sottotitolo scene e figure del banditismo sardo, è di Giulio Bechi, tenente dell'esercito italiano, fiorentino, che, tra l'aprile e il luglio del 1899, fu spedito in Sardegna, con altri militari scelti, per reprimere il banditismo, secondo il diktat del presidente del Consiglio di allora Pelloux. La premessa, lo so, non è allettante, ma vi posso assicurare che il Bechi, della Sardegna, si innamora perdutamente. E come racconta lui le notti stellate di Dorgali, le bellissime sarde dallo sguardo "arabo" in costume, i fieri cavallerizzi isolani (per il Bechi nessuno monta a cavallo come un sardo (e i fantini al Palio di Siena ancora ce lo insegnano...), i bambini, tanti, stracciati , in braghe e camicie in crescita, come il Piccino ligure della Hogson Burnett (che ho tradotto, a puntate, lo scorso anno per Stilum Curiae), bè, dicevo, bisogna attingere alla cara Grazia Deledda ...

Attaccati allo Strega

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Sono io con la mia Cecilia... Mm-m-ma (sarebbe la traslitterazione del mio balbettare) m-m-mma, perché il vincitore del premio Strega, Michele Mari, si è attaccato  alla bottiglia del celebre liquore color paglierino che porta il nome della medaglia al suo libro? Perché non usare un bel bicchiere di cristallo? Mancava solo pulirsi la bocca con il braccio per completare l'opera di imburinamento di una, chiamiamola così, gloria italiana.  Non mi è piaciuto punto quel gesto grossolano, un sorso volgare in fretta e furia,  consumato dopo la liturgia ormai quasi centenaria del premio, inventato, con gran stile (anche se pensato come premio "democratico") da Goffredo e Maria Bellonci, con l'industriale e mecenate Guido Alberti.  Oh nessuno ha notato, e io solo adesso, che la premiazione non si è svolta, come è stato sempre, al Ninfeo del Museo di Valle Giulia, con la sua carica simbolica di bellezza, nel fresco dei limpidi zampilli dell'acqua vergine, ma nella pur stupe...

Grazia di martedì

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Il coro di Loiri, in costume sardo, ha reso ancor più bella la presentazione - ieri sera - del bel libro di Monica Tronci Pau intitolato Nell'azzurro delle novelle mie ( un ossequio a Grazia Deledda) che ha inaugurato la rassegna Libri sotto le stelle di Porto San Paolo. Prima di andare avanti, un cenno all'azzurro del titolo che è dedicato al fazzolettino color cielo che la giovanissima scrittrice si comperò con i primi soldi raggranellati con i suoi racconti... Tenerezza. Avanti. Più che una presentazione classica, quella di ieri, è stata una festa grande in onore di Grazia Deledda, nuorese e romana insieme, che è stata ricordata nel centenario della vittoria del Nobel. Era infatti il 1926 quando Grazia e Palmiro, in treno, scomodissimi, raggiunsero la fredda Svezia... E ora, qui, nella sua Sardegna, eccoci a farle il girotondo intorno in evviva e grazie. Grazie per i romanzi e per i racconti, bellissimi, e anche grazie per l'insegnamento morale perché Grazietta, fina da ...

Un venerdì di luglio

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Come è vuota e desolata Porto San Paolo sotto l'ardente solleone di questo primo venerdì di luglio! Eccomi, davanti al bar sull'orientale, all'appuntamento con Marino che mi darà, sbracciandosi dall'auto in corsa, - e grazie con un inchinetto - la sua copia di Dormi Cecilia  perchè l'ordine mio a bookabook (in prezzo speciale) è scomparso dal tracciamento Amazon e chissà che fine hanno fatto le mie dieci copie... "Oh Marino, grazie mille, le mie copie le han buttate a mare, si vede...". Ride, ridiamo mentre abbraccio il libro.  Addio, a presto, alla prossima e, tutta contenta, finalmente con la mia copia di Cecilia mia che ancora non ho veduto, mi reco dalla Piera a far la solita scorta di libri dei quali (alcuni s'intende) scriverò qui e nel mio piccolo gruppo Facebook che si intitola "I libri degli altri". Entro, siedo, parliamo, i libri s'impilano nella bennibag , è ora di correre alla Messa del primo venerdì e poi a casa per preparar ...

Esce oggi Dormi Cecilia

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Laggiù, sul filo del sogno, sorge, rotondo, giocondo, silente, da un corteggio di nubi  velanti l'orizzonte, un bel sole a scaldare  terra e cuore.  Rullo, solenne, di tamburi, s'odono le trombe: oggi, signore e signori che mi leggete (felici pochi) esce in tutte le librerie vere e virtuali il mio Dormi Cecilia . Bello è che io, che l'ho scritto, non ho ancora ricevuto la mia copia perché i corrieri sono in ritardo e per arrivare dove sono io, nel mio eremo sardo, devono prendere la mongolfiera di Phileas Fogg. C'è chi, tra quanti mi hanno sostenuto nel crowd funding, lo ha già letto. Una lettrice, una amica di quando ero piccolina, mi ha scritto in privato e ha amato la mia pura, dolce  Cecilia. Marco Tosatti, che è un giornalista di razza, d'altri tempi, e che è il mio direttore a Stilum Curiae, mi ha scritto, laconico, da buon genovese: "Non te ne accorgi e scrivi endecasillabi". Poi  ha citato il verso e la pagina (come ho scritto su Facebook nel mio g...

Sassari, Thatari, da un museo all'altro

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  Come si fa, ditemelo voi, a dire di aver visitato una città senza aver messo piedi e naso nel suo bel Museo? A Sassarigi (cioè la mia deliziosa Parigi sardegnola) vale la stessa regola e quindi eccoci, la Piera, l’Antonella e io, sotto un bel sole dardeggiante, in marcia prima verso la pinacoteca sassarese e poi, ripresa la macchina, al Museo Sanna. Per la pinacoteca, girar sulla sinistra a un certo capo del Corso Vittorio Emanuele (che è la spina dorsale del capoluogo del Logudoro) e raggiungere l’ex convitto gesuita Canopoleno (dal nome di Monsignor Canopolo, sassarese, gesuita, che fu nominato Arcivescovo, morendo prima di occupare la sua cattedra…) dove ora sono in mostra, per la gioia nostra, tanti bei dipinti di pittori sardi che van dall’Ottocento ai giorni nostri. Le stanze aperte, per ora, sono soltanto quattro e due sono dedicate a un gran maestro sardo Giuseppe Biasi. Lo stesso pittore   ha stupendamente affrescato la piccola stazione di Tempio Pausania che vidi, ...