Lungo il corridoio c'è l'ascensore
Prima, molto prima di diventare giornalista professionista, scrivevo e leggevo (tantissimo). Sì, dovevo avere sedici anni quando scrissi Riti di passaggio che doveva, anni dopo, qualificarsi tra i primi in un piccolo premio chiamato Folgorazioni. Ma avanti e passiamo dal primo al secondo piatto, qui sotto. Immaginate dunque la gioia che provai, io figlia di ingegnere e in nulla legata al mondo letterario, quando, a diciannove anni, appena maturata, una certa signorina di mia conoscenza (che alle cene dei suoi contava tra gli invitati Federico Fellini e altri di questo calibro) mi chiese di accompagnarla a Torino dove d'apriva uno dei primi (credo) saloni del libro. Dovevo aiutarla a promuovere un romanzo di Hugo Pratt (che io ho regalato a un amico finito in sedia a rotelle con tanto di disegno autografo del maestro...) e tutti quanti, il fumettista veneziano, lei, suo padre e altri della sua famiglia e modestamente anche io, avremmo dormito al Sitea, l'albergo più elegante d...