Balbini, bambini
Una bennibag ricavata da un bel paio di pantaloni in vellutello azzuro, color cielo All'Istituto Mater Dei, la professoressa di latino e greco per tutte le ragazze del liceo era "la Cannovale". Di statura, bassina, i capelli d'argento, il piglio energico e vitale delle botti piccole dove c'è il vino migliore, la Cannovale era, sì, sì, davvero, innamorata di Orazio e a sentirla parlare era facilissimo immaginare, e vedere, il grande poeta del Circolo di Mecenate, starsene, grassottello com'era e piccolino, nel poderetto in Sabina, tutto immerso nel suo otium (che non era ozio, ma solo l'opposto del negotium) dal quale uscivano poi satire e odi in perfetto labor limae. In classe mia, quindi, Orazio era, per dire, uno di casa e così le due più brave di noi, Annalisa e Angiola presero la satira V (che raccontava il viaggio avventuroso, sapido, rocambolesco e pieno di divertimento, da Roma a Brindisi, di Orazio e Virgilio) e ne composero una tutta loro, in lat...