Pasqualina Mariane
Ascoltavo i racconti di mia madre che le ruscellavano dalle labbra mentre, a volte, strappavamo erbacce. Ero piccola, lei grande ed era la mia sirena, poi eravamo tutte e due grandi e lo stesso ero tutta orecchie per lei. A volte, quando era in buona, disegnava veloce delle pupattole con un gomitolo di capelli in testa, un fiocchetto da un lato, le maniche a palloncino e un vestitino triangolare a coprir fin la punta dei piedi intanto narrava e io sempre lì a far tesoro dei suoi tanti colorati racconti. In metamorfosi di immaginazione tornava la giovinetta ribelle che era stata, e si muoveva come in un film a colori: altissima, con i capelli neri neri, innamorata del suo toso, filava in bicicletta tra i fischi ammirati dei soldati di Aviano, si abbassava nella coda delle compagne per non essere sempre la spilungona del gruppo, giocava con la Ninnì che piccola e bionda come era faceva innamorar sua madre, destandole nel cuore una sorda gelosia. La vedevo cone le sue amiche al...