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Il respiro misterioso delle case

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San Carlino restituito al suo primitivo candore! Sì! Tutte le case, almeno quelle che sono in piedi da secoli, vivono, quando noi siamo assenti, una vita loro, misteriosa, nel respiro di quanti sono venuti prima di noi e che vi hanno lasciato le loro impronte invisibili. Mi ricordo, bambina, di aver avuto chiara questa verità vivendo una parentesi azzurra nell'antico casale rosa di San Giuliano, dove, andavamo con tutta la famiglia a passare il  Santo Natale. Prima della mia nonna Lisetta, che lo aveva avuto per un pezzo di pane, aveva passato lì le sue tristi solitudini un nobilissimo gentiluomo veneziano, di famiglia dogale, il cui cognome, squillante, accendeva di vita un galletto rampante. Quando morì, donò a mia nonna il suo titolo, il sigillo in ceralacca per imprimere lo stemma sugli anelli e addirittura una pepita d’oro per forgiare i gioielli. Ma mio nonno, ufficiale di cavalleria, cattolico fierissimo, di famiglia modesta, diede una risposta scolpita nella memoria famigli...

Arcangelo e gli spaghetti di Perosi

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Ultimo modello di bennibag! Ieri sera, al seguito di mio marito, gran melomane, ero a Sant'Agata dei Goti per un concerto dal titolo famigliare di "Concerto per mio papà". E seduta al banco che mi vede sempre a Messa al mattino presto, salutata dagli uccellini appena svegli, sono lì con il mio Rosario (in riparazione ma non vi spiego il perché...) e fatto tutto il Mistero, inizia il concerto. Ad animarlo un gran coro, una pianola e un violino e l'arpa  e si principia con Mozart. Un po' ascolto e un poco no finché non si chiude con il Libera me Domine , dal Requiem del maestro Lorenzo Perosi e, stupendo, mi dico e il pensiero vola ad Arcangelo Paglialunga, vaticanista al Gazzettino, che tante storielle vaticane mi raccontava da buon vicino di scrivania. E una, tenera,  su Perosi che era, all'epoca dei fatti,  direttore della Sistina. Scendo di un rigo e proseguo. Dunque Arcangelo mi raccontava che durante la seconda guerra mondiale, quando Roma era città chiusa...

Un esilio romano

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Le mie ultime tre copie, ormai il libro è introvabile... Avevo una ventina d'anni e poco più, quando inciampai, ad una conferenza stampa, in Marcello Baraghini che proprio allora pubblicava con successo i suoi Millelire (che ho scoperto essere argomento di una tesi di laurea americana). Non sapevo chi fosse quel tipo allapanato, con una gran barba e occhi simpatici e gli chiesi: "E' libero questo posto?". Mi disse sì e subito, una volta seduta, si mise a chiacchierrae con me e volle sapere chi ero e che cosa facevo e io anche di lui. Ci scambiammo il numero di telefono e mi invitò a fargli visita nella sua bella casa, zeppa di millelire, che si trovava in un borghetto ai margini di Roma nord. Aveva un corvo indiano che chiacchierava anche lui e diceva anche delle parolacce. Intanto mentre il nero uccello c'intratteneva, parlavamo noi pure. Un giorno mi disse che voleva leggere i miei racconti. E, subito dopo, stringemmo un accordo letterario: io avrei fatto da add...

The pigeon pair

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Il libro a me caro della nonna Lisetta Quando nella bella casa del mio Romamor, ricamata da un grande giardino che si divideva in pratone, praticello, boschetto, stradone, arrivò dall'Australia Jane, a casa dei miei unici, veri cugini (sconosciuti a me, come giungle brasiliane) giunse un'altra "signorina" il cui nome mi sfugge e dunque chiamiamola Helen, ma non era certo questo il suo nome. Helen era amica di Jane, che aveva studiato al sacro Cuore di Sydney ed era stata indicata dalle sister dell'Istituto Mater Dei, e quindi una garanzia, Helen, per la proprietà transitiva. Io la ricordo nei lunghi capelli castani e liscissimi, che teneva in ordine con una gran fascia di tessuto, legata su un fianco da un grande nodo. Era bella, mi pare, e strana. Rimase poco dai cugini e non so bene perché. So, invece, bene che cosa accadde ad Helen tornata a casa sua perché me lo raccontò Jane in una delle lunghe lettere che ci scrivemmo per anni fino alla sua ora suprema di le...

A Roma e in Sardegna, Buona Pasqua

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Il gattino Fredi che sarà diventato un gattone... La settimana santa è cominciata e per me sarà, in gioia, un salire e scendere Via Panisperna per recarmi, su per i pochi scalini che la innalzano al cielo, nella stupenda Chiesa di Santa Caterina a Magnanapoli. S'accendono, nel fulgore dorato, le belle liturgie, grazie anche alle dolcissime suore americane " Servants of the pierced Hearts of Jesus and Mary" la cui fondatrice, Madre Adela Galindo,  nicaraguense ma trapiantata negli Stati Uniti, è giovane e vive in America. Fu Papa Giovanni Paolo II a volerle alla custodia delle due Chiese romane dell'Ordinariato militare. E questa, dedicata alla meravigliosa Caterina Benincasa (soldato di Dio nella sua penna intinta nell'inchiostro dell'amore per Lui) è la Cattedrale. E in Cattedrale, come deve essere, officia il Vescovo, il Buon Pastore. Oh quanto amavo Santo Marcianò, che fino a poco tempo fa era il presule dell'ordinariato, con quel bel volto sereno che m...

Socrate al Mater Dei

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Metto qui il Sacre Coeur perché ieri ho messo la parola fine al mio Luiruà e sono felice! Ne avrei a sacchi e a mucchi di cose da ridire nel mondo di Cocchiara in cui sono costretta e stanotte tutti quanti i miei perché senza risposta mi hanno assediato la mente impedendomi il riposo. Solo all'albeggiare, dopo aver bevuto un buon caffelatte in compagnia di chi mi ama, il cuore ha smesso di vorticare nella tempesta e si è rassserenato ed ecco il sonno beato avvolgere le prime ore del mattino quando sono solita fare altro, ma poco male, e dormo. Dormo e ora che il mattino d'oro è a lume acceso nel mondo metto la marcia indietro al presente e mi ritrovo di nuovo, ridente, indietro nel tempo, nel mio antico Romaamor e sono all'Istituto Mater Dei dove, al contrario di tante compagne, amavo andare perché il mio banco, piccolo nido, mi tirava via da altro, per me, ben peggiore, e neanche mi importava se c'erano le dispettose, le invidiose, le pedanti in classe perché, oh, ero ...

Balbini, bambini

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Una bennibag ricavata da un bel paio di pantaloni in vellutello azzuro, color cielo All'Istituto Mater Dei, la professoressa di latino e greco per tutte le ragazze del liceo era "la Cannovale". Di statura, bassina, i capelli d'argento, il piglio energico e vitale delle botti piccole dove c'è il vino migliore, la Cannovale era, sì, sì, davvero, innamorata di Orazio e a sentirla parlare era facilissimo immaginare, e vedere, il grande poeta del Circolo di Mecenate, starsene, grassottello com'era e piccolino, nel poderetto in Sabina, tutto immerso nel suo otium (che non era ozio, ma solo l'opposto del negotium) dal quale uscivano poi satire e odi in perfetto labor limae. In classe mia, quindi, Orazio era, per dire, uno di casa e così le due più brave di noi, Annalisa e Angiola presero la satira V (che raccontava il viaggio avventuroso, sapido, rocambolesco e pieno di divertimento, da Roma  a Brindisi, di Orazio e Virgilio) e ne composero una tutta loro, in lat...