Ninni, io e la luna
A un certo punto della sua vita, più o meno al principio del tramonto, la mia amica Mila, che era scrittrice con il nome de plume di Luisa Adorno, ereditò dalla nuora americana un gatto nero, vecchio, anzi decrepito, di nome Donald. I due, con il passare dei giorni, diventarono inseparabili. Lei scriveva nel suo studiolo foderato di ninnoli e di acqueforti praghesi e lui, ai piedi suoi, pisolava; lei preparava in cucina gli svelti pasti (che a volte erano anche miei) e lui pisolava; lei e il marito professore, che temeva gli spifferi anche d'agosto, guardavano la televisione e lui, Donald, pisolava. Quando la andavo a trovare, Donald ci scortava di stanza in stanza, muovendo a fatica le sue quattro ossa spelate. Allo spigolo della porta, si faceva come in due pezzi e prima passava il musetto, rimasto bellino, e poi il resto, a fatica, seguiva. Una volta, con la ferocia della giovinezza (non toccavo i trent'anni e Mila forse il doppio...) le dissi che Donald mi pareva un "g...