Nella notte romana a capo in giù
Di rado esco la sera, ma ieri, una serata di cenacolo e di adorazione eucaristica, mi ha chiamata da Piazza Argentina e ho risposto all'invito con gioia, dopo aver lasciato per la via della vita l'ultima mia tentazione (che m'accompagnava nascosta nei suoi abiti dorati da quando, ragazzina, scrissi "Di madre in figlia", un breve racconto che doveva arrivar secondo a un premio letterario...). Non lo avevo capito, cieca come San Paolo prima della caduta da cavallo. E il Vangelo, alla Messa di ieri, raccontava proprio la conversione miracolosa dell'apostolo delle genti, Paolo, parvulus, piccolo... Ora ho gli occhi ben aperti, come se anche sui miei avesse imposto le mani Anania e, con gli occhi aperti, ho camminato nella notte romana per tornare a casa. E la notte, nel viavai di persone e di mezzi, non era serena, ma caotica, disordinata, senza un capo e una coda. Ho notato che mentre i pochi, bei negozi (dove ancora si trova un virgulto di bellezza) chiudono al...