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Una perla nell'ostrica

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Quando mia mamma è salita lassù, ho ereditato la sua collezione di Gesù Bambino, che ora sono insieme ai miei (ed erano già parecchi...) e li guardo - oh l'Amore! - e sorrido. Mi chiedo che cosa avrebbe detto di Dormi Cecilia e se le sarebbe piaciuto. Penso di sì perché le piacque tanto C'ero una volta ... Volando un ricordo. Sono nella casa del mio Romaamor per sistemare il futuro, senza di lei, con il nodo alla gola che s'ha di fronte all'estremo saluto con chi ti ha dato la vita. Sono lì, ancora piena del mistero della sua dipartita che ancora  adesso non riesco a spiegarmi. Tra le tante cose sue, piccole, grandi, utili e inutili, c'è anche una copia di C'ero una volta che uno dei fratelli, non so il perché della furia, voleva gettar via. L'ho salvata, la copia, e dentro, come una perla nascosta in un'ostrica ho trovato un biglietto vergato su un foglietto a quadretti, scritto di getto, si vede, da lei.  Qui sotto ho messo la fotografia e leggo per ...

Nella pace del cuore

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Io non so dir bene da che cosa originò il mio bisogno di scrivere, difficile capirlo, ma so che in modo misterioso, fu legato e baciato insieme al mio desiderio di trovare la verità, sotto la coltre di menzogne che vivevo come prurito sulla pelle. Ricordo bene, piccolissima, dir tra me e me e anche ad alta voce una frase che dà il titolo a un mio libro (che ancora attende la pubblicazione, come tanti altri). E la frase suonava semplice: "Non è così". Sì ciò che si vedeva, il fuori, la mostra al mondo nascondeva un segreto, avvolgeva di spire il respiro della verità, celava alla vista l'essenza, uccideva a modo suo la vera vita... Il mio primo racconto, a sedici, anni s'intitolò "Riti di passaggio" e fu scartato da Marcello Baraghini, di Stampa Alternativa, quando scelse le  storie da pubblicare nel mio "L'ingegnere e altri racconti". Quando, nel suo minuscolo, divenne un Millelire  mi costò l'espulsione dalla famiglia nei festeggiamenti del...

Nè Pippi né Lilla

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Certe sere, quando agosto comincia a stiracchiarsi  pronto a fuggir via nel vento di maestrale e allunga la sua mano calda a    settembre, il cielo di Cala Girgolu è di limpido azzurro e il mare pare un gran mantello di seta che respira, lento, nella risacca, l’arietta fa danzare le foglie del mirto e del corbezzolo e il pensiero balla nei ricordi che, in onde ricamate, picchiano all'uscio dell'anima in riposo, mentre Tavolara, laggiù, si colora di un rosa acceso come se il dio del mare le baciasse le gote facendola rabbrividire d’amore... E’ proprio in queste sere così, come stanche del troppo sole estivo, che chiedono un intervallo di frescura e casomai anche di gocciole del cielo, che io sento di appartenere tutta a questa terra sarda che pure non mi ha generata. Mie le deserte spiagge trapunte, sulle sabbiose dune, dai bianchi gigli di mare, mie le rocce che seguono la linea della costa, disegnando sul mare un merletto color di ruggine e di verde, mie le isole che, qu...

La Dulcibella secondo Scaglia

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I miei magnifici tre (non quelli di Cala Girgolu) e presto, spero arriverà il quarto moschettiere, cioè Luiruà, ma devo trovare ancora un editore! Ero giovane, sui vent’anni, quando, via una cugina alla lontana molto blasonata, conobbi Franco Scaglia, allora giornalista Rai, scrittore di successo e amico del cardinale Pizzaballa (che allora era solo un francescano in Terrasanta e che un giorno sarà Papa...). Mi commissionò la traduzione della prima spy story mai scritta che si intitola “L’Enigma delle sabbie” e l’autore un irlandese di nome Erskine Childers. Precisa, alla scadenza gli presentai le pagine tradotte filologiche e fedeli all’originale. Sedemmo uno di fronte all’altro per qualche minuto nella sua bella casa ai Prati di Castello, poi lo vidi (e scolorii) che stracciava il mio dattiloscritto (non c’erano ancor i computer e avevo battuto tutto sulla mia Olympia Olivetti dono di mio padre…). “Mmmma – balbettai, basita, interdetta, resa muta per la fine ingloriosa del mio lavo...

Una piccola jana sarda

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Oggi mentre innaffiavo il basilico ho visto con la coda dell'occhio una piccola jana sarda che si riposava dalla gran calura agostana (quest'anno in Sardegna par di star sulla luna...) seduta sul granito. Mi sono girata e via è fuggita nel verde tra il lentischio e il corbezzolo, abbrcciando il bel fiore arancione che le faceva da parasole...

Pasqualina Mariane

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Ascoltavo i racconti di mia madre che le ruscellavano dalle labbra mentre, a volte, strappavamo erbacce. Ero piccola, lei grande ed era la mia sirena, poi eravamo tutte e due grandi e lo stesso ero tutta orecchie per lei.  A volte, quando era in buona, disegnava veloce delle pupattole con un gomitolo di capelli in testa, un fiocchetto da un lato, le maniche a palloncino e un vestitino triangolare a coprir fin la punta dei piedi intanto narrava e io sempre lì a far tesoro dei suoi tanti colorati racconti. In metamorfosi di immaginazione tornava la giovinetta ribelle che era stata, e si muoveva come in un film a colori: altissima, con i capelli neri neri, innamorata del suo toso, filava in bicicletta tra i fischi ammirati dei soldati di Aviano, si abbassava nella coda delle compagne per non essere sempre la spilungona del gruppo, giocava con la Ninnì che piccola e bionda come era faceva innamorar sua madre, destandole nel cuore una sorda gelosia. La vedevo  cone le sue amiche al...

La borsa di Camomilla

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In via della Croce, proprio accanto a via del Babbuino, s’apriva tanto tempo fa un negozio elegante che si chiamava Tablò. E  lì e solo lì si acquistavano le college , dei mocassimi bassi, blu o neri, in forma maschile, che diventarono un obbligo, per noi del Mater Dei, quando cominciavo, adolescente, ad annusare la moda. Subito dopo, ecco le scarpette allacciate sul davanti, con un tacchetto a rocchetto, da istitutrice tedesca, che si acquistavano in un buchetto  tal dei tali e vattelapesca il nome. Le ricordo indossate, con grazia e mia ammirazione, da una "grande" che doveva diventare anni e anni dopo una di famiglia. Mia madre me ne comperò un paio, ma non originali ed erano di camoscio color caffelatte. Presto persero forma e garbo ma io continuai  indomita a indossarle... Poi arrivarono gli stivali di Cervone o di Santini e Dominici e più avanti quelli western di El Charro. Io non li avevo, né mai li ebbi, nessuno proprio, ma molte compagne di classe eccome. Una d...