Post

Piccoli ricordi da giornalista

Immagine
A Domenica in, quando ci lavoravo io, mill'anni orsono, era capostruttura di Raiuno, un certo Brando Giordani, che, dovevo scoprirlo molti anni più avanti, era figlio di Igino, scrittore e tra i fondatori di un movimento cattolico chiamato "Focolarini". Brando, alla domenica sera, mentre noialtri ci indaffaravamo tra ospiti, conduttori, ragazze pon pon e altro ancora, entrava in redazione e se ne rimaneva lì a chiacchierare con me di tutto un poco. Passavano le belle sorelle Boccoli, entrava, giovanissino, vestito d'abiti eccentrici, Roberto D'Agostino che, molti anni più avanti, doveva sposare la sorella di una mia compagna di classe dell'Istituto Mater Dei. Mondo piccolo. Io ero addetta alla ricerca degli ospiti di Marisa Laurito che quell'anno conduceva la trasmissione. All'ufficio stampa, lavorava una collega veneziana con la quale stringemmo una piccola amicizia che durò qualche anno e poi più nulla. Per qualche giorno lei se ne rimase a casa mala...

La piccola principessa

Immagine
Due anni orsono, mi pare, così per gioco, ho partecipato al torneo IoScrittore . Non so se sapete come funziona e non vorrei spendere troppe righe per spiegarlo, visto che ho inserito il link qui, casomai foste giustamente dei curiosoni. E passo alla mia esperienza. Mi arrivarono da valutare non ricordo bene, ma mi pare dodici incipit e tutti erano in stile hard boiled, violenti, con immagini raccapriccianti o similia. Ricevetti anche i commenti all'incipit del mio Dormi Cecilia (che uscirà in giugno) e tutti, a parte uno (lungo, lungo che pareva il fiume Po...), erano di applausi. Non passai la selezione, ma mi invitarono a scrivere quel che pensavo dei romanzi in semifinale (credo dodici). Rifiutai la proposta, l'idea di leggere altre pagini triste e truci mi dava il mal di mare. Così addio. Ma non è questo il punto: il mio punto, colorato di rosa, è un altro e abbraccia l'intero mondo dell'attuale editoria che sembra una rincorsa all'orrore e al peggio, come s...

Che cosa succcederà

Immagine
Ho una amica, bè forse non proprio un'amica, ma la chiamerei una cara conoscente che, lavorando in un luogo aperto al pubblico, indovina già dal passo del cliente  in entrata, da che cosa dice, da come si muove tra carte e cose, che tipo di persona è, se c'è da fidarsi, oppure no, se sarà attiva o è solo lì a far tre passi al chiuso perché fuori piove.  Insomma se è vera o falsa, se porta la maschera del faleno lunare oppure no. Io l'ho sperimentata, la sua inaffondabile sapienza e desta famigliarità con l'umanità dolente direttamente, avendo ricevuto da lei la notizia circa una certa persona che le raccomandai come grande amica. Passati giorni e forse mesi, mi reco dalla prima e domando della seconda e al mio chieder se tutto è andato bene, la risposta fu un dito sulla bocca e occhi al cielo. Non ho chiesto altro e più non abbiamo parlato della seconda che non vedrò mai più e ora, sapete che cosa faccio quando s'avvicina una nuova amica , la immagino, viva nella me...

Non è solo un raffreddore

Immagine
Un mattino di tanti anni fa, sul ponte che attraversa il biondo Tevere, ricordo che c'ero io, con mia sorella, e che tutt'e due eravamo dirette a Porta Portese e parlavamo, come parlano due sorelle che pur sorelle sono estrane e che non si vedono che di rado, solo per firmare carte, da notai e avvocati. Non so perché eravamo insieme quel giorno, forse dovevamo incontrare un altro fratello che non vive in Italia e che è gran collezionista, non so, non ricordo. Ma ricordo bene che cosa mi disse lei quel mattino: "Oh fin da piccola hai avuto sempre il raffreddore e tutta chiusa e infreddolita". Lo disse così, tanto per dire qualcosa e rompere il silenzio tra noi, senza un motivo profondo né un perché ma io che ho sempre il taccuino rosa aperto dentro di me, ho vergato ben bene le sue parole e le ho fatte ondeggiare nella mia anima e fissare nella mente. Ed ecco che ora, dopo tanti anni, le nubi del mistero si sono diradate, ho capito il perché delle mie infreddature e se...

Con gran soddisfazione

Immagine
Puntuale come il cannone del Gianicolo che spara al tocco la sua voce, m'arriva la telefonata dei manutentore della caldaia per la revisione annuale dell'impianto e ci mettiamo d'accordo per il tale giorno alla tale ora. Bene, grazie, buon giorno, si può pagare anche con la carta? Metto giù col mio gruzzolo di notizie e tutto ben calcolato, poi segno sul frigo il mio bell'appuntamento e quando passati due o tre giorni, arriva il momento di aprir la porta al tecnico, sono già pronta e ho già messo d'un canto il tavolo con tutto ciò che, di boccette e contimenti, contiene. All'arrivo il nostro mi sembra, coi capelli lunghi, gli orecchini e uno strano para ciuffi che gli lascia incolti sul colmo i riccioloni, dicevo,  mi pare Tomas Millian  (per chi ancora lo ricorda...) e mi fa simpatia. Lo lascio a sbrigar le sue faccende e quando ha finito m'accorgo di non avergli offerto il caffé come faccio sempre quando viene qualcuno in casa. "Oh non fa nulla, ne ho...

Tre mele dal cielo

Immagine
Un bel pettirosso di casa a Palazzo Braschi Mentre penso a che cosa, casomai,  potrei presentare e leggere al prossimo appuntamento di Libriamoci (E un'idea ce l'ho già)  mi sovviene l'edizione dell'anno scorso quando, al tocco di un mercoledì di mercato, mi recai in una scuola media che si trova dietro la Basilica di Sant'Agnese e lì, davanti a una ventina di ragazzini zitti e attenti come in una cartolina di cent'anni fa, raccontai loro di quando era nata la letteratura per l'infazia in Italia, di chi aveva portato qui da noi la Pippi Calzelunghe e di tanto altro ancora prima di far leggere a loro qualche pagina di Marigold di Lucy Maud Montgomery. Alla fine di ogni capoverso, tante braccia si sollevavano come ad acchiapparae un uccello e vocine tutte, maschi e femmine, cantilenavano "io, io, io". Le due ore passarono volando e i ragazzi, alla fine, mi chiesero di tornare e quando sarei potuta andare. Mi girai ad osservar la loro professoressa d...

Controcorrente

Immagine
Notre Dame di Montmartre Verso i sei o sette anni m’ammalai di una misteriosa “terza malattia” che mi chiuse il naso e i polmoni, in una morsa di tristezza. Respiravo a stento e un risucchio laggiù faceva scuotere il capo a mio zio, che era il dottore di famiglia e che veniva a visitarmi a domicilio, mentre languivo nel lettone dei miei genitori. “Ha l’asma, poverina – diceva – non può andare a scuola”. Per me una condanna al dispiacere perché la scuola mi salvava dai dispetti dei gemelli, dal disamore di mia madre, dalla depressione di mio padre. A scuola potevo essere un’altra me, sola, senza fratelli e sorella, senza genitori, senza cugini e falsi cugini. Ma non potevo andarci. Quando con la bella stagione, mi fu consentito di uscire all’aria aperta, con un fazzoletto legato stretto  intorno all’ovale del viso e allacciato sotto al mento con due allegre cocche a fiocco, mi sentii felice, presto sarei potuta tornare a scuola. Uscii nel sole, seduta sotto la mimosa che già inizi...