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Un esilio romano

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Le mie ultime tre copie, ormai il libro è introvabile... Avevo una ventina d'anni e poco più, quando inciampai, ad una conferenza stampa, in Marcello Baraghini che proprio allora pubblicava con successo i suoi Millelire (che ho scoperto essere argomento di una tesi di laurea americana). Non sapevo chi fosse quel tipo allapanato, con una gran barba e occhi simpatici e gli chiesi: "E' libero questo posto?". Mi disse sì e subito, una volta seduta, si mise a chiacchierrae con me e volle sapere chi ero e che cosa facevo e io anche di lui. Ci scambiammo il numero di telefono e mi invitò a fargli visita nella sua bella casa, zeppa di millelire, che si trovava in un borghetto ai margini di Roma nord. Aveva un corvo indiano che chiacchierava anche lui e diceva anche delle parolacce. Intanto mentre il nero uccello c'intratteneva, parlavamo noi pure. Un giorno mi disse che voleva leggere i miei racconti. E, subito dopo, stringemmo un accordo letterario: io avrei fatto da add...

The pigeon pair

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Il libro a me caro della nonna Lisetta Quando nella bella casa del mio Romamor, ricamata da un grande giardino che si divideva in pratone, praticello, boschetto, stradone, arrivò dall'Australia Jane, a casa dei miei unici, veri cugini (sconosciuti a me, come giungle brasiliane) giunse un'altra "signorina" il cui nome mi sfugge e dunque chiamiamola Helen, ma non era certo questo il suo nome. Helen era amica di Jane, che aveva studiato al sacro Cuore di Sydney ed era stata indicata dalle sister dell'Istituto Mater Dei, e quindi una garanzia, Helen, per la proprietà transitiva. Io la ricordo nei lunghi capelli castani e liscissimi, che teneva in ordine con una gran fascia di tessuto, legata su un fianco da un grande nodo. Era bella, mi pare, e strana. Rimase poco dai cugini e non so bene perché. So, invece, bene che cosa accadde ad Helen tornata a casa sua perché me lo raccontò Jane in una delle lunghe lettere che ci scrivemmo per anni fino alla sua ora suprema di le...

A Roma e in Sardegna, Buona Pasqua

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Il gattino Fredi che sarà diventato un gattone... La settimana santa è cominciata e per me sarà, in gioia, un salire e scendere Via Panisperna per recarmi, su per i pochi scalini che la innalzano al cielo, nella stupenda Chiesa di Santa Caterina a Magnanapoli. S'accendono, nel fulgore dorato, le belle liturgie, grazie anche alle dolcissime suore americane " Servants of the pierced Hearts of Jesus and Mary" la cui fondatrice, Madre Adela Galindo,  nicaraguense ma trapiantata negli Stati Uniti, è giovane e vive in America. Fu Papa Giovanni Paolo II a volerle alla custodia delle due Chiese romane dell'Ordinariato militare. E questa, dedicata alla meravigliosa Caterina Benincasa (soldato di Dio nella sua penna intinta nell'inchiostro dell'amore per Lui) è la Cattedrale. E in Cattedrale, come deve essere, officia il Vescovo, il Buon Pastore. Oh quanto amavo Santo Marcianò, che fino a poco tempo fa era il presule dell'ordinariato, con quel bel volto sereno che m...

Socrate al Mater Dei

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Metto qui il Sacre Coeur perché ieri ho messo la parola fine al mio Luiruà e sono felice! Ne avrei a sacchi e a mucchi di cose da ridire nel mondo di Cocchiara in cui sono costretta e stanotte tutti quanti i miei perché senza risposta mi hanno assediato la mente impedendomi il riposo. Solo all'albeggiare, dopo aver bevuto un buon caffelatte in compagnia di chi mi ama, il cuore ha smesso di vorticare nella tempesta e si è rassserenato ed ecco il sonno beato avvolgere le prime ore del mattino quando sono solita fare altro, ma poco male, e dormo. Dormo e ora che il mattino d'oro è a lume acceso nel mondo metto la marcia indietro al presente e mi ritrovo di nuovo, ridente, indietro nel tempo, nel mio antico Romaamor e sono all'Istituto Mater Dei dove, al contrario di tante compagne, amavo andare perché il mio banco, piccolo nido, mi tirava via da altro, per me, ben peggiore, e neanche mi importava se c'erano le dispettose, le invidiose, le pedanti in classe perché, oh, ero ...

Balbini, bambini

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Una bennibag ricavata da un bel paio di pantaloni in vellutello azzuro, color cielo All'Istituto Mater Dei, la professoressa di latino e greco per tutte le ragazze del liceo era "la Cannovale". Di statura, bassina, i capelli d'argento, il piglio energico e vitale delle botti piccole dove c'è il vino migliore, la Cannovale era, sì, sì, davvero, innamorata di Orazio e a sentirla parlare era facilissimo immaginare, e vedere, il grande poeta del Circolo di Mecenate, starsene, grassottello com'era e piccolino, nel poderetto in Sabina, tutto immerso nel suo otium (che non era ozio, ma solo l'opposto del negotium) dal quale uscivano poi satire e odi in perfetto labor limae. In classe mia, quindi, Orazio era, per dire, uno di casa e così le due più brave di noi, Annalisa e Angiola presero la satira V (che raccontava il viaggio avventuroso, sapido, rocambolesco e pieno di divertimento, da Roma  a Brindisi, di Orazio e Virgilio) e ne composero una tutta loro, in lat...

Di Romaamor e di Scomodinia

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A volte quando il giorno volge alla sera mi capita, stanca del troppo pensiero, di guardare in televisione un programma che si intitola "Casa a prima vista" perché da sempre mi piace ficcar lo sguardo nelle abitazioni che mi parlano come cose vive. E non tanto mi colpisce, in quasi tutte le case, il cattivo gusto - genere ikea - della modernità, i colori mesti, grigi, neri, verdini, e le suppellettili senza sale che vedo, quanto la distanza abissale che le divide dalla casa dove, da bambina, ho abitato e che è la protagonista del mio Romaamor.  https://bookabook.it/libro/romaamor/ Tanto per cominciare pur essendo due gli ingressi entrambi davano adito al  perimetro  domestico di "Scomodinia". Il salotto, che s'apriva con due porte scorrevoli, sulla destra all'entrar dalla porta maggiore, era tutto pieno di madie, secretaire e divani e carico di ninnoli, vetri e porcellane e ognuno un cuore ricco di memoria.  I pavimenti eran incrocio di tappeti persiani. I l...

San Giuseppe ai Monti

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non piove ora sì e siamo tornati a San Lorenzo in Fonte Ogni anno, e anche questo, per festeggiare San Giuseppe, il Rione Monti è attraversato da una bella processione che percorre orante le vie rionali: la Croce davanti, poi la banda, i sacerdoti, le religiose, il Santo nel suo bel baldacchino fiorito, portato a spalla dagli artigiani (sopravvissuti al nuovo mondo e soprattutto quasi tutti stupendamende falegnami come Giuseppe che conosco...) e poi i monticiani - e anche io - che restano devoti al loro dolce patrono, nonostante la modernità, la quale ha cambiato il volto del perimetro che va da Via Nazionale e Via Cavour, trasformandolo in un luna park per passanti (cioè per turisti). Sospiro. Prendiamo fiato e scendiamo su una teleferica celeste al rigo qui sotto. Dunque, sono a Messa, alle ore dieci nella chiesina di San Lorenzo in fonte che è dedicata, appunto, a San Lorenzo e al soldato romano, Ippolito, che si convertì commosso dalla grazia lauretana. Il sacerdote, sempre lui da ...