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E' tutto una meraviglia

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Ieri pomeriggio, armi e bagagli, o meglio anima e cuore, mi sono trasferita con in Africa, per la precisione, in Guinea equatoriale, lì dove il Papa, Leone XIV, portava Cristo e il Vangelo. Oh quanta grazie nei canti e nei balli dei tanti devoti accorsi nella Cattedrale dell'Immacolata! Ho seguito il Pontefice, attraverso la televisione vaticana, anche nella prigione, innaffiata dall'acqua del cielo, tale e poi nel grande spazio dello stadio dove famiglie e giovani hanno accolto il Santo Padre con entusiasmo, energia, vita. Avrei tanto da scrivere di come l'Africa, ancora pura, sa farsi intorno a Gesù, ma lo spazio non c'è e mi soffermo su tre piccole grandi cose che mi hanno toccato lì dove il cuore si perde nel divino. Durante il tenero ballo cantato dei detenuti in tuta arancione o kaki ne ho veduto uno, grande e grosso, un pezzo di marcantonio, che attorcigliato intorno alla mano portava un Rosario. Meraviglia! Spostandoci allo stadio, ecco che la telecamera inquadr...

Lugete veneres cupidinesque

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 Ho chiuso per qualche giorno, in meditazione. Oggi riapro. Piccoli segreti D’un tratto, come in risveglio da un sonno lungo e nero che m’obbligava a far le fusa al mondo per avere uno strapuntino lungo il corridoio del treno, ho chiara davanti la realtà com’è. Il mondo all’incontrario è ovunque e una pesante cortina di menzogna ricopre il cielo impedendo allo sguardo di penetrare il celeste, il divino e Dio lassù. E questa coltre ingrata che ha tappato la vista all’umanità non sa più distinguere tra il bene e il male che è diventato un magma appiccicoso, che fa venire il mal di pancia a chi ha l’anima pellegrina. Questa coltre fumogena che toglie vista e fiato e uccide la speranza ricopre anche la letteratura che ormai (ecco oggi l’ho capito e metto mozza una bandiera nera) è defunta, travolta dalle milionate di libri sgrammaticati, scritti come temi delle medie, che tappezzano le librerie, che infestano i social, che s’avvinghiano ai pochi lettori con le lusinghe dei like, dei ...

Lavando i panni in Arno

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Un segnalibro allegro Un giorno della scorsa settimana, forse martedì, ecco sul wotsi apparire una fotografia. Oh che cos'è questa stanza sossopra, mi domando, e la risposta m'arriva sul messaggio successivo ed è il mio amico M., che mi spiega. Tornato a casa sua, dopo un anno e passa via e pur avendo pagato una donna per rassettare, non v'era nulla a posto. E lui: "La donna, come vedi, ha solo passato il cencio". L'espressione schietta, fresca e sincera mi fa sorridere il cuore e penso, di più, che sto leggendo un libro di Edmondo De Amicis, un librino, direi, di memorie che s'intitola  Pagine sparse. Scendo d'un rigo e riprendo qui sotto. L'autore di Cuore , nelle poche pagine che ho già letto, m'ha svelato finalmente l'arcana frase del Manzoni che mi sono portata dietro  fin dai tempi del liceo in forma di punto interrogativo. Don Lisander invitava gli scrittori italiani a "lavare i panni in Arno". Oh che cosa mai voleva dire i...

Il respiro misterioso delle case

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San Carlino restituito al suo primitivo candore! Sì! Tutte le case, almeno quelle che sono in piedi da secoli, vivono, quando noi siamo assenti, una vita loro, misteriosa, nel respiro di quanti sono venuti prima di noi e che vi hanno lasciato le loro impronte invisibili. Mi ricordo, bambina, di aver avuto chiara questa verità vivendo una parentesi azzurra nell'antico casale rosa di San Giuliano, dove, andavamo con tutta la famiglia a passare il  Santo Natale. Prima della mia nonna Lisetta, che lo aveva avuto per un pezzo di pane, aveva passato lì le sue tristi solitudini un nobilissimo gentiluomo veneziano, di famiglia dogale, il cui cognome, squillante, accendeva di vita un galletto rampante. Quando morì, donò a mia nonna il suo titolo, il sigillo in ceralacca per imprimere lo stemma sugli anelli e addirittura una pepita d’oro per forgiare i gioielli. Ma mio nonno, ufficiale di cavalleria, cattolico fierissimo, di famiglia modesta, diede una risposta scolpita nella memoria famigli...

Arcangelo e gli spaghetti di Perosi

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Ultimo modello di bennibag! Ieri sera, al seguito di mio marito, gran melomane, ero a Sant'Agata dei Goti per un concerto dal titolo famigliare di "Concerto per mio papà". E seduta al banco che mi vede sempre a Messa al mattino presto, salutata dagli uccellini appena svegli, sono lì con il mio Rosario (in riparazione ma non vi spiego il perché...) e fatto tutto il Mistero, inizia il concerto. Ad animarlo un gran coro, una pianola e un violino e l'arpa  e si principia con Mozart. Un po' ascolto e un poco no finché non si chiude con il Libera me Domine , dal Requiem del maestro Lorenzo Perosi e, stupendo, mi dico e il pensiero vola ad Arcangelo Paglialunga, vaticanista al Gazzettino, che tante storielle vaticane mi raccontava da buon vicino di scrivania. E una, tenera,  su Perosi che era, all'epoca dei fatti,  direttore della Sistina. Scendo di un rigo e proseguo. Dunque Arcangelo mi raccontava che durante la seconda guerra mondiale, quando Roma era città chiusa...

Un esilio romano

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Le mie ultime tre copie, ormai il libro è introvabile... Avevo una ventina d'anni e poco più, quando inciampai, ad una conferenza stampa, in Marcello Baraghini che proprio allora pubblicava con successo i suoi Millelire (che ho scoperto essere argomento di una tesi di laurea americana). Non sapevo chi fosse quel tipo allapanato, con una gran barba e occhi simpatici e gli chiesi: "E' libero questo posto?". Mi disse sì e subito, una volta seduta, si mise a chiacchierrae con me e volle sapere chi ero e che cosa facevo e io anche di lui. Ci scambiammo il numero di telefono e mi invitò a fargli visita nella sua bella casa, zeppa di millelire, che si trovava in un borghetto ai margini di Roma nord. Aveva un corvo indiano che chiacchierava anche lui e diceva anche delle parolacce. Intanto mentre il nero uccello c'intratteneva, parlavamo noi pure. Un giorno mi disse che voleva leggere i miei racconti. E, subito dopo, stringemmo un accordo letterario: io avrei fatto da add...

The pigeon pair

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Il libro a me caro della nonna Lisetta Quando nella bella casa del mio Romamor, ricamata da un grande giardino che si divideva in pratone, praticello, boschetto, stradone, arrivò dall'Australia Jane, a casa dei miei unici, veri cugini (sconosciuti a me, come giungle brasiliane) giunse un'altra "signorina" il cui nome mi sfugge e dunque chiamiamola Helen, ma non era certo questo il suo nome. Helen era amica di Jane, che aveva studiato al sacro Cuore di Sydney ed era stata indicata dalle sister dell'Istituto Mater Dei, e quindi una garanzia, Helen, per la proprietà transitiva. Io la ricordo nei lunghi capelli castani e liscissimi, che teneva in ordine con una gran fascia di tessuto, legata su un fianco da un grande nodo. Era bella, mi pare, e strana. Rimase poco dai cugini e non so bene perché. So, invece, bene che cosa accadde ad Helen tornata a casa sua perché me lo raccontò Jane in una delle lunghe lettere che ci scrivemmo per anni fino alla sua ora suprema di le...