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A Roma e in Sardegna, Buona Pasqua

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Il gattino Fredi che sarà diventato un gattone... La settimana santa è cominciata e per me sarà, in gioia, un salire e scendere Via Panisperna per recarmi, su per i pochi scalini che la innalzano al cielo, nella stupenda Chiesa di Santa Caterina a Magnanapoli. S'accendono, nel fulgore dorato, le belle liturgie, grazie anche alle dolcissime suore americane " Servants of the pierced Hearts of Jesus and Mary" la cui fondatrice, Madre Adela Galindo,  nicaraguense ma trapiantata negli Stati Uniti, è giovane e vive in America. Fu Papa Giovanni Paolo II a volerle alla custodia delle due Chiese romane dell'Ordinariato militare. E questa, dedicata alla meravigliosa Caterina Benincasa (soldato di Dio nella sua penna intinta nell'inchiostro dell'amore per Lui) è la Cattedrale. E in Cattedrale, come deve essere, officia il Vescovo, il Buon Pastore. Oh quanto amavo Santo Marcianò, che fino a poco tempo fa era il presule dell'ordinariato, con quel bel volto sereno che m...

Socrate al Mater Dei

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Metto qui il Sacre Coeur perché ieri ho messo la parola fine al mio Luiruà e sono felice! Ne avrei a sacchi e a mucchi di cose da ridire nel mondo di Cocchiara in cui sono costretta e stanotte tutti quanti i miei perché senza risposta mi hanno assediato la mente impedendomi il riposo. Solo all'albeggiare, dopo aver bevuto un buon caffelatte in compagnia di chi mi ama, il cuore ha smesso di vorticare nella tempesta e si è rassserenato ed ecco il sonno beato avvolgere le prime ore del mattino quando sono solita fare altro, ma poco male, e dormo. Dormo e ora che il mattino d'oro è a lume acceso nel mondo metto la marcia indietro al presente e mi ritrovo di nuovo, ridente, indietro nel tempo, nel mio antico Romaamor e sono all'Istituto Mater Dei dove, al contrario di tante compagne, amavo andare perché il mio banco, piccolo nido, mi tirava via da altro, per me, ben peggiore, e neanche mi importava se c'erano le dispettose, le invidiose, le pedanti in classe perché, oh, ero ...

Balbini, bambini

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Una bennibag ricavata da un bel paio di pantaloni in vellutello azzuro, color cielo All'Istituto Mater Dei, la professoressa di latino e greco per tutte le ragazze del liceo era "la Cannovale". Di statura, bassina, i capelli d'argento, il piglio energico e vitale delle botti piccole dove c'è il vino migliore, la Cannovale era, sì, sì, davvero, innamorata di Orazio e a sentirla parlare era facilissimo immaginare, e vedere, il grande poeta del Circolo di Mecenate, starsene, grassottello com'era e piccolino, nel poderetto in Sabina, tutto immerso nel suo otium (che non era ozio, ma solo l'opposto del negotium) dal quale uscivano poi satire e odi in perfetto labor limae. In classe mia, quindi, Orazio era, per dire, uno di casa e così le due più brave di noi, Annalisa e Angiola presero la satira V (che raccontava il viaggio avventuroso, sapido, rocambolesco e pieno di divertimento, da Roma  a Brindisi, di Orazio e Virgilio) e ne composero una tutta loro, in lat...

Di Romaamor e di Scomodinia

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A volte quando il giorno volge alla sera mi capita, stanca del troppo pensiero, di guardare in televisione un programma che si intitola "Casa a prima vista" perché da sempre mi piace ficcar lo sguardo nelle abitazioni che mi parlano come cose vive. E non tanto mi colpisce, in quasi tutte le case, il cattivo gusto - genere ikea - della modernità, i colori mesti, grigi, neri, verdini, e le suppellettili senza sale che vedo, quanto la distanza abissale che le divide dalla casa dove, da bambina, ho abitato e che è la protagonista del mio Romaamor.  https://bookabook.it/libro/romaamor/ Tanto per cominciare pur essendo due gli ingressi entrambi davano adito al  perimetro  domestico di "Scomodinia". Il salotto, che s'apriva con due porte scorrevoli, sulla destra all'entrar dalla porta maggiore, era tutto pieno di madie, secretaire e divani e carico di ninnoli, vetri e porcellane e ognuno un cuore ricco di memoria.  I pavimenti eran incrocio di tappeti persiani. I l...

San Giuseppe ai Monti

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non piove ora sì e siamo tornati a San Lorenzo in Fonte Ogni anno, e anche questo, per festeggiare San Giuseppe, il Rione Monti è attraversato da una bella processione che percorre orante le vie rionali: la Croce davanti, poi la banda, i sacerdoti, le religiose, il Santo nel suo bel baldacchino fiorito, portato a spalla dagli artigiani (sopravvissuti al nuovo mondo e soprattutto quasi tutti stupendamende falegnami come Giuseppe che conosco...) e poi i monticiani - e anche io - che restano devoti al loro dolce patrono, nonostante la modernità, la quale ha cambiato il volto del perimetro che va da Via Nazionale e Via Cavour, trasformandolo in un luna park per passanti (cioè per turisti). Sospiro. Prendiamo fiato e scendiamo su una teleferica celeste al rigo qui sotto. Dunque, sono a Messa, alle ore dieci nella chiesina di San Lorenzo in fonte che è dedicata, appunto, a San Lorenzo e al soldato romano, Ippolito, che si convertì commosso dalla grazia lauretana. Il sacerdote, sempre lui da ...

Libri ai Serpenti

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  Una bennibag tra i libri Ai Monti, lungo la bella via dei Serpenti, sul mezzanino del Bar Brasile - dove faceva colazione, da sacerdote e studente all’Angelicum, il futuro Papa polacco - c’era e non c’è più un punto di book crossing che, detto all’italiana, significa liberare i libri affinché senza spesa alcuna, altri possano prendere o lasciare ciò che piace tanto, poco o così così. Per qualche anno ho dato e preso e ora mi manca un poco la libreria degli incroci possibili… Io, in questo angolino di carta e inchiostro, tra un cappuccio e un cornetto, trovai   un libriccino della Mursia in edizione scolastica che si intitolava “Un’infanzia italiana” ed era di Carlo Castellaneta, uno scrittore, dico la verità, che non avevo mai preso in considerazione e poi chissà perché. Credevo, pensate un poco, che fosse uno scrittore sud americano, mentre era milanese da cima a fondo e di sotto e di sopra e a Milano ha dedicato tanti di quei libri e tutti pubblicati da Rizzoli o Monda...

Via dei Serpenti

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Uno scorcio di Santa Pudenziana, vista da dietro... Tornata al mattino presto a casa, dopo un'uscita antelucana, infilo la chiave nella toppa del portone e non gira, spingo, sollevo, abbasso, riprovo e niente, zero carbonella. Oh come faccio adesso e penso a quanto bello sarebbe starmene a casa e invece nulla, sono per strada. Così scendo al bar sotto casa a fare colazione in attesa che si faccia un'ora lucente per chiamare un fabbro. Passano i minuti, ho finito cappuccino e cornetto e così, pensa che ti ripensa, decido di sedermi nella macchina che ho parcheggiato lì vicino. Dall'abitacolo osservo, non osservata, l'andirivieni del mattino presto. Ecco i bambini con gli zainetti, accompagnati dalle mamme e dai papà (e mi sovvengono i miei giorni, tanto tempo fa...). Arrivano gli impiegati di Bankitalia che hanno scritto in fronte e nei panni il loro ufficio. Gli operai, con tute sbrise e alcuni, i giovani, con strane pettinature rasta che sembrano coroncine di mele cott...