Con Pasqualina Mariane
Ascoltavo, tutta in me, i racconti di mia madre. Ero piccola, lei grande ed era la mia sirena. A volte, quando era in buona, disegnava delle pupattole con un gomitolo di capelli in testa, le maniche a palloncino e un vestitino triangolare a coprir fin la punta dei piedi e io sempre lì a far tesoro dei suoi tanti colorati racconti. La vedevo, giovnetta, come in un film a colori, altissima, con i capelli neri neri, innamorata del suo toso, filare in bicicletta tra i fischi ammirati dei soldati di Aviano; vedevo le sue amiche, la Lina, che, anni più avanti già vecchia, mi serviva la lingua salmistrata e che era lingua di vacca lo seppi solo per caso e non voli mangiarla mai più, e la Mimma, che, per consolarmi negli inverni passati con lei a Piancavallo, mi ricopriva di pandori. Io, in testa, finivo per aver lo zucchero a velo e le dita dolci da succhiare... Ecco mi sono ritrovata così, seduta tutt'orecchi e cuore e immersa nelle storie di altri che diventavano un poco mie nel legger...