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Con Pasqualina Mariane

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Ascoltavo, tutta in me, i racconti di mia madre. Ero piccola, lei grande ed era la mia sirena. A volte, quando era in buona, disegnava delle pupattole con un gomitolo di capelli in testa, le maniche a palloncino e un vestitino triangolare a coprir fin la punta dei piedi e io sempre lì a far tesoro dei suoi tanti colorati racconti. La vedevo, giovnetta, come in un film a colori, altissima, con i capelli neri neri, innamorata del suo toso, filare in bicicletta tra i fischi ammirati dei soldati di Aviano; vedevo le sue amiche, la Lina, che, anni più avanti già vecchia, mi serviva la lingua salmistrata e che era lingua di vacca lo seppi solo per caso e non voli mangiarla mai più, e la Mimma, che, per consolarmi negli inverni passati con lei  a Piancavallo, mi ricopriva di pandori. Io, in testa, finivo per aver lo zucchero a velo e le dita dolci da succhiare... Ecco mi sono ritrovata così, seduta tutt'orecchi e cuore e immersa nelle storie di altri che diventavano un poco mie nel legger...

La borsa di Camomilla

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In via della Croce, proprio accanto a via del Babbuino, s’apriva tanto tempo fa un negozio elegante che si chiamava Tablò. E  lì e solo lì si acquistavano le college , dei mocassimi bassi, blu o neri, in forma maschile, che diventarono un obbligo, per noi del Mater Dei, quando cominciavo, adolescente, ad annusare la moda. Subito dopo, ecco le scarpette allacciate sul davanti, con un tacchetto a rocchetto, da istitutrice tedesca, che si acquistavano in un buchetto  tal dei tali e vattelapesca il nome. Le ricordo indossate, con grazia e mia ammirazione, da una "grande" che doveva diventare anni e anni dopo una di famiglia. Mia madre me ne comperò un paio, ma non originali ed erano di camoscio color caffelatte. Presto persero forma e garbo ma io continuai  indomita a indossarle... Poi arrivarono gli stivali di Cervone o di Santini e Dominici e più avanti quelli western di El Charro. Io non li avevo, né mai li ebbi, nessuno proprio, ma molte compagne di classe eccome. Una d...

Neera e Maria Antonietta

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Annunciato da una chiara luce color d'arancio, il sole piano si leva dal suo letto di tenebra e mi saluta nel mattino di rosa, fresco di sonno. Ieri, prima di spegnere il lume mi sono perduta in un bel libro di Neera. e qui metto un punto e di seguito vi spiego chi era costei. Anzi chi è. E' una scrittrice vissuta nel primo Novecento, milanese d'adozione, si chiama Anna Zuccari (sì, sì, discendente dei fratelli  Taddeo e Federico Zuccari, pittori, di cui ho scritto in Dormi Cecilia ) che mi è molto cara per la sua autobiografia Una giovinezza del secolo XIX   che lessi, amandola, tanto tempo fa. Poi un altro capolavorino (per me), una raccolta di racconti La sottana del diavolo. Poi ho letto altro, romanzi, racconti in un librone che mi fu regalato dal mio caro Giampiero, pian piano fino a ieri sera quando ho aperto, da giorni mi attendeva, sull'ebook un dono di mio marito. Si intitola Profili, impressioni, ricordi . Nugae, divertissement, chiacchiere tra amiche, Uno de...

Una serata così e così

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Sfogliando l'album della memoria per cercare un bel ricordo in un mercoledì per me assai nuvolo (di ripensamenti e pensieri), ho trovato un bell' articolo di Olbia, it (lo trovate sul mio facebook casomai...) che racconta la sera (di quattro anni fa) in cui ho presentato Cuoresardo a Porto San Paolo. Una bella serata profumata di lavanda. Avevo cucito, uno per uno, tanti cuoricini pieni di lavanda, con stoffine a fiori, a righe, a pois, da regalare ai presenti. E tutta la piazzetta era in lilla odoroso! Ma non mi ero organizzata con il resto e quando, inaspettatamente, in molti vollero una copia del libro., eccomi (nella foto) basita. Per fortuna c'era una certa signora che aveva tanti spicciolini e mi è venuta in soccorso come un messaggero alato... Cuoresardo ha avuto un'altra presentazione, in una libreria romana, ma è stata guastata da chi non lo dirò, ma, in due come erano, ci sono riusciti in pieno. Anche la presentazione romana di Romaamor ha avuto il suo ...

Quello che sarà

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Oh non c'è proprio pace per la mia Cecilia, che si è di nuovo perduta tra i pacchi delle poste italiane! Ben otto le copie, questa volta, spedite dalla mia amica Lisa all'indirizzo tale e contrassegnate come consegnate al destinatario. Che invece non le ha ricevute...  Intanto la copia per il mio caro Padre Pedro che, dopo anni trascorsi in confessionale, è ora in riposo nella sua Spagna (e quanto mi manca!), è arrivata perlomeno nella penisola Iberica. E ora vedrò se arriva a Leòn, nel bel convento dedicato alla Madonnina che è casa sua. Intanto, nel caos in cui si dibatte l'umanità senza più la spina dorsale che viene da Dio, il sole bello, impavido, sereno, sorge dietro l'aldia con la forza di due leoni e mi conforta con il suo disco d'oro nel suo stupendo ordine che è del Divino. Il folle volo umano che, ubbidiente alla menzogna, illusa dal finto arcobaleno (non quello di Noè) ha ribaltato il mondo mettendolo a capo in giù mi tocca, sì, ma non muta la mia direzi...

Ieri e oggi

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Questo era il banner di un mio antico blog... Assunzione di Maria, 2026 Per tutta quanta la notte,  cominciando dal primo imbrunire, fino all'albeggiare del giorno successivo, i ragazzi della baia, con il consenso dei genitori (anche loro festeggianti, forse altrove) hanno fatto festa - pur non sapendo perché -  per il ferragosto. Le feste moderne sno così, prive di senso e di significato. Lo stesso vale per il Natale che senza la nascita di Gesù diventa soltanto un albero inghirlandato non si sa perché... Divertirsi, comunque, è un lavoro e u n obbligo.Bisogna fare casino, urlare, ballare, stordirsi con vini, alcolici, birre e forse anche altro chi lo può dire, lì nelle tenebre, che cosa si passano di mano in mano quei giovani che ho visto bambini... Divertendosi si ubbidisce a chi ha imposto, senza dirlo, una vita social per tutti, bimbi, adulti vecchi decrepiti. Così, dalla riva, giungevano grugniti, urla, risate con un sottofondo ritmato di musica non musica, quella di ogg...

La mia prima avventura

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Cerco un editore per Luiruà... Scende la sera, Tavolara si veste d'azzurro e di rosa, i ricordi picchiano all'uscio e mi par d'essere di nuovo, d'un tratto, la bambina che, tanti anni fa, accucciata a prua di un barchino color fiordifragola,  guidato dai fratelli, tornava verso Cala Girgolu. Era notte fonda e avevamo passato tutto il giorno laggiù, oltre la punta, a largo di Molara, a Capo Coda Cavallo che era ancora un luogo di solitudine e di gabbiani. Non c'era il villaggio est, non c'erano le farfalle, ma solo il limpido nulla e la spiaggia, la lingua bionda della coda del cavallo, nostra solamente. Mie le pazze ruote, su e giù, senza stancarmi mai, i fratelli a pesca, Sabina non so, forse pescava anche lei, ma sulla riva. C'era Jane, la mia Jane, che tutto mi ha insegnato. I gemelli volevano passare lì la notte, ma Jane, ferma, solenne, declamò il suo mitico: "Ma certamente nou". Così, al pomeriggio tardo quando, in lontananza, Tavolara era tu...