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Sciacquare i panni in Arno

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  Di come si parla e scrive male oggi, senza spirito né senno e come sarebbe bello voltarsi indietro, lavando i panni in Arno, per ritrovare il passo, il sugo e la speranza.   Un giorno della scorsa settimana, forse martedì, ecco sul wotsap apparire una fotografia. Oh che cos'è questa stanza sossopra, mi domando, e la risposta m'arriva sul messaggio successivo ed è il mio amico M., toscano, che mi spiega: tornato a casa sua, dopo un anno e passa via e pur avendo pagato una donna per rassettare, non v'era nulla a posto. E lui: "La donna, come vedi, ha solo passato il cencio". L'espressione schietta, fresca e sincera mi fa sorridere il cuore e penso, di più, che sto leggendo un libro di Edmondo De Amicis, un librino, direi, di memorie che s'intitola  Pagine sparse.  Scendo d'un rigo e riprendo qui sotto. L'autore di  Cuore , nelle poche pagine che ho già letto, m'ha svelato finalmente l'arcana frase del Manzoni che mi sono portata dietr...

Libriamoci 2026

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Ecco il mio attestato di Libriamoci! Mi piace assai portare la grande letteratura ai ragazzi, come ho fatto negli ultimi due anni in due scuole medie romane.  E mi piacerebbe farlo tutto l'anno, ma come si fa... Nel 2025, in una scuola rannicchiata a due passi dalla stupenda Basilica di Sant'Agnese, ho raccontato ai ragazzi una scrittrice canadese da me amatissima, Lucy Maud Montgomery, con il suo capolavoro, Marigold (per me che, da bambina, l'ho letto e riletto nella solitudine sarda). Quest'anno, al Viscontino, che s'alza, maestoso sul largo di Magnanapoli e affacciato sulla via Biberatica dei Mercati di Traiano, ho fatto conoscere ai tanti occhietti intelligenti, scout di verità, che non si staccavano dal mio sguardo, un Carlo Collodi meno noto, tuffato in un piccolo brano - Quand'ero ragazzo - che ha strappato sorrisi e risate anche alla professoressa ospitante. Un ricordo prezioso che tengo, lucidato, nel cuore. Ora ho anche la medaglia (scherzando, scherz...

Un dizionario molto particolare

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Oggi metto qui un pezzo che ho scritto per il mio amico Marco Tosatti e per il suo sito Stilum Curiae. Ecco di seguito il link, buona lettura:    https://www.marcotosatti.com/2026/05/07/vi-svelo-linganno-che-si-cela-dietro-alcune-parole-cosi-belle-e-innocue-benedetta-de-vito/ Nel sito di Marco potrete trovare un mucchio di miei articoli, se vi va...

Di gallinelle furbe, di volpi scornate e anche d'altro ancora

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A San Giuliano, sul lato destro del casolare rosa della mia nonna Lisetta, c'erano le case dei "contadini" che per me avevano tutti quanti la faccia rotonda  e tuttavia severa della Carolina. Nell'aia, che guardava verso i campi di mais e i vigneti perduti nelle brumose lontananze friulane, razzolavano in libertà oche e galline. Un gallo, dai bargigli di sangue, cantava la sua melodia al mattino molto presto e poi, da padrone, impettito, girava tra i suoi sudditi. Non c'erano recinti né gabbie e ciononostante le volpi restavano sempre a bocca asciutta. Non chiesi mai perché ma un giorno, mentre me ne stavo a far collage con la colla fatta d'acqua e farina dalla Eva, sento mia nonna e la zia Giusa che parlottano. "Bè, certo - dice mia nonna - è una gallina della Carolina, buonissima in brodo perché razzola libera e mangia a suo piacere ciò che le aggrada". "Oh non ci sono recinti e con le volpi come fate?", risponde la Giusa che di mia nonna...

Un sogno perduto

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Bennibag (in vendita nel mio negozino vinted, è bellissima!) Bambina, fui educata in inglese prima da una signorina australiana, Jane, poi, in rapida successione, a volte fulminea, ci fu un'inglese, Sarah, una canadese, Marie, un'irlandese, Ann e altre ancora. Di ognuna serbo un ricordo e tutte mi hanno donato la loro lingua che, fin da piccola, parlavo come fosse la mia, materna. E non lo era. Crebbi con il mito della corona inglese e mi perdevo, sognando, nella casa delle bambole della Regina, con le nursery rhimes in tasca e nel cuore, con i libri di Enid Blyton tacciati di fascismo per via dei gollywog di carbone che erano contorno alle storie di Noddy. Crebbi in un mondo britannico e a scuola, al Mater Dei, chiamavo le suore "sister" e con loro si parlava inglese. In quarta ginnasio, dal Sacro Cuore, tutto francese, scese un drappello di fanciulle che dovevano diventare le mie nuove compagne di scuola e di banco. Il Mater Dei, tetragono ai cambiamenti, ricamato ...

Ricordando Fernanda Pivano

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Ricordando Fernanda Pivano Era tanto famosa la Nanda quando contavo gli anni sui quattro arti e ora di lei nessuno più parla. Scomparsa, dimenticata. Eppure fu lei, ragazza (e bella bella) a portare in Italia, traducendoli per conto di Cesare Pavese, tutti i poeti americani della beat generation che possono piacere oppure no (a me così e comsa e ne cinguettavamo, ridendo, lei e io) e a fare da ponte tra Italia e America. Fummo amiche, io verdissima ancora, lei già molto avanti negli anni con i capelli alla maschietta e gli occhi enormi, per una strana combinazione di eventi che ci videro sedute allo stesso tavolo, grazie a un amico (scrittore) comune che, ai tempi, era sposato con un'attrice celebre ieri e anche oggi (credo) che lei, diciamo così, aveva nella lista nera. Fummo amiche e parlavamo sempre di Elsa Morante che lei aveva conosciuto appena, di sfuggita. Tuttavia ne serbava un ricordo vivido, di una personcina speciale, fatata. Una volta, al nostro tavolo trasteverino, si...

Legami slegami nella mia Romaamor

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Oh che mirabile cielo azzurro è steso su Roma stamane! Il sole, lassù, è una palla d'oro e mi chiama, mi invita a uscire, a sgranchirmi le ossa e ad annusare e rincorrere la primavera. Bene, esco, ho due o tre cosine da comperare da Vertecchi e, quindi, gambe in spalla e via. Percorro le stradine monticiane che mi conducono poi al nastro d'argento della via Nazionale e lì dove piego per imboccare il traforo m'accorgo del negozio Legami. Mmmm, penso, ma certo, qualche anno fa, comperai in una cartoleria milanese a Wagner una pennina rosa con su arrampicato un gattino (la conservo ancora e mi piace quel suo scrivere rosa!) e il logo era proprio lo stesso, Legami . Mmmm, Legami, che cosa vuol dire il nome del marchio? Se verbo, è di certo imperativo e vuol dire allcciami una corda intorno al corpo e tienimi prigioniero. Se è nome comune al plurale significa ciò che lega, che tiene unito. Bè, fate un poco voi... Entro e tanti occhietti e visetti di mici, unicorni, coccinelle...