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Il mio ricordo di David Sassoli

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Bennibag autunno in fiore Ero stata da pochissimo assunta al Gazzettino, quando i greci combattevano alle Termopili, quando il mio caporedattore, Giampiero Rizzon, veneziano di Dorsoduro, dalle dita gialle di nicotina e dai capelli di ragnatela, mi chiamò nel suo ufficio che era un'ampia stanza con una grande  finestra a tu per tu con la torre campanaria di San Silvestro in Capite. "Parti domani per l'Albania, con il sottosegretario Vitalone". "Io?", rispondo incredula. "Perché no?". Penso agli inviati nostri e mi chiedo che cosa diranno, ma vabbè, ubbidisco e il giorno dopo, con un aereo italiano, in compagnia di altri colleghi, sono all'aeroporto di Tirana e di lì, per strade ottocentesche, incespicando su carretti trainati da buoi aggiogati e su veicoli d'ogni forma e colore a due, tre o quattro ruote, arriviamo al porto di Durazzo, dove una nave tricolore ha portato aiuti in forma di farina agli albanesi. Bianchi come spettri, sotto sac...

Aggiungi un posto a tavola

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Eia quere narrari sì

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  Particolare del fiore incastonato nella bennibag Se non fosse stato per la curiosità di vedere, anche solo da fuori, l'antica chiesa nuorese di Santa Maria delle Grazie, non avrei  mai passeggiato per gli stretti vicoli della vecchia Nuoro nel piccolo rione di Seuna, dove abitavano i contadini (a San Pietro, dove è la casa anche della Deledda, vivevano i pastori). Invece, passato un archetto alla destra della chiesa moderna, entriamo nel dedalo di viuzze in cui s'articola l'abitato antico. Esco dal Corso Garibaldi, tutto nuovo ed entro nella storia di Nuoro. E mentre cammino, occhieggiando un poco in giro, ho la ventura di incontrare Giorgio, alto così, e sardo da capo a piedi, che somiglia spiccicato a un mio  antico amico nuorese di nome Salvatore e mi racconta della Seuna di quando era bambino. Lascio a lui la parola: "Bambini andavamo al cinema alle Grassie a vedere i western americani, e qui era tutta acqua di torrenti che scendevano a valle dal monte. Erano fiu...

Raganelle del cuore

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  Sulla scoscesa collina che porta al mare, dall'altra parte della strada consortile dell'Aldia bianca, c'è una bella casa con un pratino verde ricamato intorno e un gran sasso arcigno di granito color caffelatte. In quella casa abita una signora mia amica che chiamo in allegria (e so io perché e lei pure) Sandra, Sandrina e Sandretta, con la sua bella famiglia.  Anni addietro, quando io ero ancora una ragazza, ci abitava, con i suoi e i fratelli, un certo Paolo che frequentò per un fiat altri di qui a Cala Girgolu. Ma prima, molto prima che il padre di Paolo costruisse la casa, proprio lì, nello sgarrupo  che doveva diventar terrapieno, il perimetro che aveva per vista lo stagno, c'era il  pozzo delle rane. "Ci vediamo al pozzo delle rane!", dicevamo, Marco e io, a Bea e Brunello, e via a perdifiato a guardare i girini che, nel tempo, mettevano due gambette storte e una codina e poi, nella metamorfosi anfibia, si facevano rane. O meglio raganelle. La tenerezz...

Oliena, cortes apertas

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Il monte Corrasi, calcareo, maestoso, è un'aureola bianca sulle spalle del bel paesino di Oliena e, da ogni angolo, eccolo fare capolino, allegro e ridente, tra i tetti e le torri campanarie. Mi piace quel suo occhieggiare candido e paterno sulla festa delle Cortes apertes in questo autunno in Barbagia appena iniziato! Ero già stata a Oliena, anni fa, per un matrimonio in costume sardo, con i tenori che in chiesa dovevano cantare. Bello. Così mi sono ritrovata, per dire così, a casa, lungo il Corso Vittorio Emanuele II e poi entrando e uscendo nei diversi cortili dove si ricama, si fa il pane, si lavora il sughero, si intrecciano corbule, si lavorano i bei bottoni del costume tradizionale di Oliena, paese, come molti sanno, del Nepente, un vino liquoroso, che tanto piacque a Gabriele D'Annunzio, che gli regalò un nome così evocativo: bevo e non mi pento... Mi perdo, nell'ex seminario della chiesa di Sant'Ignazio (dove si celebrarono le nozze cantate dal coro nuorese) tr...

Stoffe a Fordongianus

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Nel paesino rosa di Fordongianus ho trovato le stoffe vintage che vedete in fotografia e che mi serviranno per riaprire, in settembre, il mio piccolo laboratorio Bebabou. Evviva, che meraviglia! Da quindici anni, felice e contenta, produco e vendo le mie bennibags, tutte fatte con tessuti accuratamente scelti per farle diventare uniche, speciali, di cuore e d'anima nell'antico gusto italiano. E poi fatine, bamboline, piccoli gatti e altre preziose opere artigianali. I tessuti, dunque, erano in vendita nel piccolo market a due passi dalla bella chiesa, rosa lei pure, dedicata a San Pietro e Sant'Archelao. Che meraviglia! Per scoprir questo piccolo segreto, come sempre, mi ha accompagnato il passo leggero della Provvidenza perché, per caso casissimo, sono entrata nella bottega  profumata della fiorista del borgo e a lei ho chiesto: "Per caso c'è un negozino che vende tessuti qui a Fordongianus?". Già immaginavo il suo scuotere il capo, il suo no, mi spiace e in...

Ancora da Nuoro

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  Sveglia di buon mattino nella frescura montanina nuorese, la seconda tappa del nostro viaggio prevede la visita al Museo etnografico sardo che, costruito come fosse un paesino isolano, seppur composito, tutto bianco e bello, con tanto di piazza, casette e chiesolina, osserva dall’alto il capoluogo moderno della Barbagia. Saliamo su su ed eccoci alla meta. Ci regala un   sorridente benvenuto Anna, la nostra guida,   nelle vaste sale dove è raccolta l’anima sarda in forma di costumi, pani, tessuti. Il mio primo pensiero (triste) corre all’oggi che ha, con la scure e l’accetta, desacralizzato la vita quotidiana che, al contrario, nell’arcaico mondo sardo, era legata a doppio filo con il mondo spirituale. In quel piccolo mondo antico non c’era questo senza quella,   pane   visibile e anima invisibile si guardavano negli occhi e si fondevano in un meraviglioso abbraccio che rendeva preziosa la vita, ogni vita, anche quella più desolata e misera. Ogni gesto, anche i...