Post

Attaccati allo Strega

Immagine
Sono io con la mia Cecilia... Mm-m-ma (sarebbe la traslitterazione del mio balbettare) m-m-mma, perché il vincitore del premio Strega, Michele Mari, si è attaccato  alla bottiglia del celebre liquore color paglierino che porta il nome della medaglia al suo libro? Perché non usare un bel bicchiere di cristallo? Mancava solo pulirsi la bocca con il braccio per completare l'opera di imburinamento di una, chiamiamola così, gloria italiana.  Non mi è piaciuto punto quel gesto grossolano, un sorso volgare in fretta e furia,  consumato dopo la liturgia ormai quasi centenaria del premio, inventato, con gran stile (anche se pensato come premio "democratico") da Goffredo e Maria Bellonci, con l'industriale e mecenate Guido Alberti.  Oh nessuno ha notato, e io solo adesso, che la premiazione non si è svolta, come è stato sempre, al Ninfeo del Museo di Valle Giulia, con la sua carica simbolica di bellezza, nel fresco dei limpidi zampilli dell'acqua vergine, ma nella pur stupe...

Grazia di martedì

Immagine
Il coro di Loiri, in costume sardo, ha reso ancor più bella la presentazione - ieri sera - del bel libro di Monica Tronci Pau intitolato Nell'azzurro delle novelle mie ( un ossequio a Grazia Deledda) che ha inaugurato la rassegna Libri sotto le stelle di Porto San Paolo. Prima di andare avanti, un cenno all'azzurro del titolo che è dedicato al fazzolettino color cielo che la giovanissima scrittrice si comperò con i primi soldi raggranellati con i suoi racconti... Tenerezza. Avanti. Più che una presentazione classica, quella di ieri, è stata una festa grande in onore di Grazia Deledda, nuorese e romana insieme, che è stata ricordata nel centenario della vittoria del Nobel. Era infatti il 1926 quando Grazia e Palmiro, in treno, scomodissimi, raggiunsero la fredda Svezia... E ora, qui, nella sua Sardegna, eccoci a farle il girotondo intorno in evviva e grazie. Grazie per i romanzi e per i racconti, bellissimi, e anche grazie per l'insegnamento morale perché Grazietta, fina da ...

Un venerdì di luglio

Immagine
Come è vuota e desolata Porto San Paolo sotto l'ardente solleone di questo primo venerdì di luglio! Eccomi, davanti al bar sull'orientale, all'appuntamento con Marino che mi darà, sbracciandosi dall'auto in corsa, - e grazie con un inchinetto - la sua copia di Dormi Cecilia  perchè l'ordine mio a bookabook (in prezzo speciale) è scomparso dal tracciamento Amazon e chissà che fine hanno fatto le mie dieci copie... "Oh Marino, grazie mille, le mie copie le han buttate a mare, si vede...". Ride, ridiamo mentre abbraccio il libro.  Addio, a presto, alla prossima e, tutta contenta, finalmente con la mia copia di Cecilia mia che ancora non ho veduto, mi reco dalla Piera a far la solita scorta di libri dei quali (alcuni s'intende) scriverò qui e nel mio piccolo gruppo Facebook che si intitola "I libri degli altri". Entro, siedo, parliamo, i libri s'impilano nella bennibag , è ora di correre alla Messa del primo venerdì e poi a casa per preparar ...

Esce oggi Dormi Cecilia

Immagine
Laggiù, sul filo del sogno, sorge, rotondo, giocondo, silente, da un corteggio di nubi  velanti l'orizzonte, un bel sole a scaldare  terra e cuore.  Rullo, solenne, di tamburi, s'odono le trombe: oggi, signore e signori che mi leggete (felici pochi) esce in tutte le librerie vere e virtuali il mio Dormi Cecilia . Bello è che io, che l'ho scritto, non ho ancora ricevuto la mia copia perché i corrieri sono in ritardo e per arrivare dove sono io, nel mio eremo sardo, devono prendere la mongolfiera di Phileas Fogg. C'è chi, tra quanti mi hanno sostenuto nel crowd funding, lo ha già letto. Una lettrice, una amica di quando ero piccolina, mi ha scritto in privato e ha amato la mia pura, dolce  Cecilia. Marco Tosatti, che è un giornalista di razza, d'altri tempi, e che è il mio direttore a Stilum Curiae, mi ha scritto, laconico, da buon genovese: "Non te ne accorgi e scrivi endecasillabi". Poi  ha citato il verso e la pagina (come ho scritto su Facebook nel mio g...

Sassari, Thatari, da un museo all'altro

Immagine
  Come si fa, ditemelo voi, a dire di aver visitato una città senza aver messo piedi e naso nel suo bel Museo? A Sassarigi (cioè la mia deliziosa Parigi sardegnola) vale la stessa regola e quindi eccoci, la Piera, l’Antonella e io, sotto un bel sole dardeggiante, in marcia prima verso la pinacoteca sassarese e poi, ripresa la macchina, al Museo Sanna. Per la pinacoteca, girar sulla sinistra a un certo capo del Corso Vittorio Emanuele (che è la spina dorsale del capoluogo del Logudoro) e raggiungere l’ex convitto gesuita Canopoleno (dal nome di Monsignor Canopolo, sassarese, gesuita, che fu nominato Arcivescovo, morendo prima di occupare la sua cattedra…) dove ora sono in mostra, per la gioia nostra, tanti bei dipinti di pittori sardi che van dall’Ottocento ai giorni nostri. Le stanze aperte, per ora, sono soltanto quattro e due sono dedicate a un gran maestro sardo Giuseppe Biasi. Lo stesso pittore   ha stupendamente affrescato la piccola stazione di Tempio Pausania che vidi, ...

Una gita con la Piera

Immagine
        Prima puntata (seguono altre due) Scesa appena dalla macchina della Piera, custodita in ombra, in un ampio parcheggio sotterraneo, subito, all’uscita, m’appare l’insegna di un negozio di cucito dove si fanno abiti su misura e orli e cose di biancheria. Più avanti, fatti due passi, c’è un laboratorio sartoriale e poi un altro ancora, più piccolino, dove lavora una giovanissima fanciulla in fiore e poi, in Largo Brigata Sassari, ecco un bel negozio, grande di stoffe. Oh dove sono capitata? Nella mia Parigi di una quindicina d’anni orsono, quando le belle parigine, elegantissime, si fabbricavano da sole quei vestiti così chic che non somigliano punto agli stracci di stoffacce delle griffe eleganti o democratiche? Nossignore, sono a Sassari, anzi, come l’ho ribattezzata io, sono a Sassarigi, una cittadina ordinata, laboriosa, piena di devozione e amore per il Signore, con una sua eleganza sottile, uno chic che punge e che si respira nelle stupende chiese, n...

Una Mosca al giorno

Immagine
La mia firma di allora...   Giovanni Mosca. Chi era costui? Già, oggi chi più lo ricorda questo scrittore arguto e semplice insieme, che ha attraversato il Novecento ed è stato, tra le tante medaglie d'oro e d'argento, direttore del Corriere dei Piccoli (che, in molti numeri, un fratello, o forse mia madre per lui, fece rilegare in due volumi) e collaboratore del Corriere nonché di Cesare Zavattini (detto Zac, anche lui messo nel dimenticatoio dal nuovo mondo...). Vabbè torniamo a Giovanni Mosca (uno dei suoi quattro figli era Maurizio Mosca, noto di certo a tanti tifosi...) e a un libro che ogni anno, giunta nei lidi sardi, rileggo con gioia. Il libro (attualissimo pur essendo del 1939) si intitola "Ricordi di scuola" (e il libro è mio di quando ero alle medie...) e raccoglie le memorie, scritte davvero in punta di penna, di Mosca che, all'inizo della sua carriera, era un mestro elementare. Ed ecco l'incipit, dolcissimo, che - ne sono certa - accenderà tra...