Post

Di gallinelle furbe, di volpi scornate e anche d'altro ancora

Immagine
A San Giuliano, sul lato destro del casolare rosa della mia nonna Lisetta, c'erano le case dei "contadini" che per me avevano tutti quanti la faccia rotonda  e tuttavia severa della Carolina. Nell'aia, che guardava verso i campi di mais e i vigneti perduti nelle brumose lontananze friulane, razzolavano in libertà oche e galline. Un gallo, dai bargigli di sangue, cantava la sua melodia al mattino molto presto e poi, da padrone, impettito, girava tra i suoi sudditi. Non c'erano recinti né gabbie e ciononostante le volpi restavano sempre a bocca asciutta. Non chiesi mai perché ma un giorno, mentre me ne stavo a far collage con la colla fatta d'acqua e farina dalla Eva, sento mia nonna e la zia Giusa che parlottano. "Bè, certo - dice mia nonna - è una gallina della Carolina, buonissima in brodo perché razzola libera e mangia a suo piacere ciò che le aggrada". 2Oh non ci sono recinti e con le volpi come fate?", risponde la Giusa che di mia nonna è la...

Un sogno perduto

Immagine
Bennibag (in vendita nel mio negozino vinted, è bellissima!) Bambina, fui educata in inglese prima da una signorina australiana, Jane, poi, in rapida successione, a volte fulminea, ci fu un'inglese, Sarah, una canadese, Marie, un'irlandese, Ann e altre ancora. Di ognuna serbo un ricordo e tutte mi hanno donato la loro lingua che, fin da piccola, parlavo come fosse la mia, materna. E non lo era. Crebbi con il mito della corona inglese e mi perdevo, sognando, nella casa delle bambole della Regina, con le nursery rhimes in tasca e nel cuore, con i libri di Enid Blyton tacciati di fascismo per via dei gollywog di carbone che erano contorno alle storie di Noddy. Crebbi in un mondo britannico e a scuola, al Mater Dei, chiamavo le suore "sister" e con loro si parlava inglese. In quarta ginnasio, dal Sacro Cuore, tutto francese, scese un drappello di fanciulle che dovevano diventare le mie nuove compagne di scuola e di banco. Il Mater Dei, tetragono ai cambiamenti, ricamato ...

Ricordando Fernanda Pivano

Immagine
Ricordando Fernanda Pivano Era tanto famosa la Nanda quando contavo gli anni sui quattro arti e ora di lei nessuno più parla. Scomparsa, dimenticata. Eppure fu lei, ragazza (e bella bella) a portare in Italia, traducendoli per conto di Cesare Pavese, tutti i poeti americani della beat generation che possono piacere oppure no (a me così e comsa e ne cinguettavamo, ridendo, lei e io) e a fare da ponte tra Italia e America. Fummo amiche, io verdissima ancora, lei già molto avanti negli anni con i capelli alla maschietta e gli occhi enormi, per una strana combinazione di eventi che ci videro sedute allo stesso tavolo, grazie a un amico (scrittore) comune che, ai tempi, era sposato con un'attrice celebre ieri e anche oggi (credo) che lei, diciamo così, aveva nella lista nera. Fummo amiche e parlavamo sempre di Elsa Morante che lei aveva conosciuto appena, di sfuggita. Tuttavia ne serbava un ricordo vivido, di una personcina speciale, fatata. Una volta, al nostro tavolo trasteverino, si...

Legami slegami nella mia Romaamor

Immagine
Oh che mirabile cielo azzurro è steso su Roma stamane! Il sole, lassù, è una palla d'oro e mi chiama, mi invita a uscire, a sgranchirmi le ossa e ad annusare e rincorrere la primavera. Bene, esco, ho due o tre cosine da comperare da Vertecchi e, quindi, gambe in spalla e via. Percorro le stradine monticiane che mi conducono poi al nastro d'argento della via Nazionale e lì dove piego per imboccare il traforo m'accorgo del negozio Legami. Mmmm, penso, ma certo, qualche anno fa, comperai in una cartoleria milanese a Wagner una pennina rosa con su arrampicato un gattino (la conservo ancora e mi piace quel suo scrivere rosa!) e il logo era proprio lo stesso, Legami . Mmmm, Legami, che cosa vuol dire il nome del marchio? Se verbo, è di certo imperativo e vuol dire allcciami una corda intorno al corpo e tienimi prigioniero. Se è nome comune al plurale significa ciò che lega, che tiene unito. Bè, fate un poco voi... Entro e tanti occhietti e visetti di mici, unicorni, coccinelle...

Nella notte romana a capo in giù

Immagine
Di rado esco la sera, ma ieri, una serata di cenacolo e di adorazione eucaristica, mi ha chiamata da Piazza Argentina e ho risposto all'invito con gioia, dopo aver lasciato per la via della vita l'ultima mia tentazione (che m'accompagnava nascosta nei suoi abiti dorati da quando, ragazzina, scrissi "Di madre in figlia", un breve racconto che doveva arrivar secondo a un premio letterario...). Non lo avevo capito, cieca come San Paolo prima della caduta da cavallo. E il Vangelo, alla Messa di ieri, raccontava proprio la conversione miracolosa dell'apostolo delle genti, Paolo, parvulus, piccolo... Ora  ho gli occhi ben aperti, come se anche sui miei avesse imposto le mani Anania e, con gli occhi aperti, ho camminato nella notte romana per tornare a casa. E la notte, nel viavai di persone e di mezzi, non era serena, ma caotica, disordinata, senza un capo e una coda. Ho notato che mentre i pochi, bei negozi (dove ancora si trova un virgulto di bellezza) chiudono al...

Campane gioconde

Immagine
  “A piedi? Vai a piedi fino ad Apollodoro?”, mi chiede chi mi ama, occhi fuori dall’orbita, mentre m’appresto già a uscire, perché vabbè avere le ali ai piedi ma ci vuole quel tantolino di tempo per attraversare la Capitale e il rimedio è uscir per tempo. Sicché via. Carica dei sacchetti differenziati per i bidoni, infilate le Porselli bordeaux, volo in strada. Ho tempo, mettendo con prudenza un piede davanti all’altro, di pregare un Rosario sano e poi di rimettere ordine nel mio cuore che ancora sanguina per gli orrifici epfiles che, se possibile, di più mi han allontanato dal palcoscenico del mondo arrangiato sulla falsa verità dall’arcinemico. Cammino e prego, cammino e penso. Cammino e scendo lungo la via Quattro Fontane e qui d’un rigo. Sono su via Sistina, la strada inventata da un Papa urbanista che amo, Sisto V, e che reca nel nome la di lui memoria. Uno appresso all’altro ci sono i tanti bucolini in gusto mediorientale carichi di ciaffi e brutti ninnoli made in China. M...

E' tutto una meraviglia

Immagine
Ieri pomeriggio, armi e bagagli, o meglio anima e cuore, mi sono trasferita con  il Papa in Africa, per la precisione, in Guinea equatoriale, lì dove Leone XIV, portava Cristo e il Vangelo. Oh quanta grazie nei canti e nei balli dei tanti devoti accorsi nella Cattedrale dell'Immacolata! Ho seguito il Pontefice, attraverso la televisione vaticana, anche nella prigione, innaffiata dall'acqua del cielo, e poi nel grande spazio dello stadio dove famiglie e giovani lo hanno accolto con vibrante energia e vita. Avrei tanto da scrivere di come l'Africa, ancora pura, sa farsi intorno a Gesù, ma lo spazio non c'è e mi soffermo su tre piccole grandi cose che mi hanno toccato lì dove il cuore si perde nel divino. Durante il tenero ballo cantato dei detenuti in tuta arancione o kaki ne ho veduto uno, grande e grosso, un pezzo di marcantonio, che attorcigliato intorno alla mano portava un Rosario. Meraviglia! Spostandoci allo stadio, ecco che la telecamera inquadra una donna non gio...