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Buon sangue non mente

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Sant'Antonio Abate, il santo degli animali, lo ha detto tanto tempo fa: verrà un giorno in cui gli uomini, impazziti, se la prenderanno con i pochi sani di mente, chiamandoli pazzi". Credo che quel giorno sia arrivato se è vero, come leggo, è verissimo, che un cardinale scrittore di porno-soft, che viene dalla fine del mondo, ha appena finito di scrivere il decreto di scomunica per la Fraternità San Pio X che, controcorrente al modernismo (il quale ha svuotato le chiese, alimentanto l'ateismo, permettendo persino di dare la Santa Eucarestia ai cani ed è avvenuto per davvero il Svizzera...) celebra la stupenda Santa Messa Tridentina. Io, non sempre però, mi rifugio nella piccola cappella di Santa Caterina che si nasconde, timida, in una via monticiana e lì, a capo velato, prego per il mondo che se ne va rotoloni verso l'ignoto. Ferma, sotto il mantello di Maria, in ginocchio scrutando i cieli aperti del Signore. Un ignoto che, per come l'ho veduto in visione, ha le ...

Nella notte romana a capo in giù

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Di rado esco la sera, ma ieri, una serata di cenacolo e di adorazione eucaristica, mi ha chiamata da Piazza Argentina e ho risposto all'invito con gioia, dopo aver lasciato per la via della vita l'ultima mia tentazione (che m'accompagnava nascosta nei suoi abiti dorati da quando, ragazzina, scrissi "Di madre in figlia", un breve racconto che doveva arrivar secondo a un premio letterario...). Non lo avevo capito, cieca come San Paolo prima della caduta da cavallo. E il Vangelo, alla Messa di ieri, raccontava proprio la conversione miracolosa dell'apostolo delle genti, Paolo, parvulus, piccolo... Ora  ho gli occhi ben aperti, come se anche sui miei avesse imposto le mani Anania e, con gli occhi aperti, ho camminato nella notte romana per tornare a casa. E la notte, nel viavai di persone e di mezzi, non era serena, ma caotica, disordinata, senza un capo e una coda. Ho notato che mentre i pochi, bei negozi (dove ancora si trova un virgulto di bellezza) chiudono al...

Campane gioconde

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  “A piedi? Vai a piedi fino ad Apollodoro?”, mi chiede chi mi ama, occhi fuori dall’orbita, mentre m’appresto già a uscire, perché vabbè avere le ali ai piedi ma ci vuole quel tantolino di tempo per attraversare la Capitale e il rimedio è uscir per tempo. Sicché via. Carica dei sacchetti differenziati per i bidoni, infilate le Porselli bordeaux, volo in strada. Ho tempo, mettendo con prudenza un piede davanti all’altro, di pregare un Rosario sano e poi di rimettere ordine nel mio cuore che ancora sanguina per gli orrifici epfiles che, se possibile, di più mi han allontanato dal palcoscenico del mondo arrangiato sulla falsa verità dall’arcinemico. Cammino e prego, cammino e penso. Cammino e scendo lungo la via Quattro Fontane e qui d’un rigo. Sono su via Sistina, la strada inventata da un Papa urbanista che amo, Sisto V, e che reca nel nome la di lui memoria. Uno appresso all’altro ci sono i tanti bucolini in gusto mediorientale carichi di ciaffi e brutti ninnoli made in China. M...

E' tutto una meraviglia

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Ieri pomeriggio, armi e bagagli, o meglio anima e cuore, mi sono trasferita con  il Papa in Africa, per la precisione, in Guinea equatoriale, lì dove Leone XIV, portava Cristo e il Vangelo. Oh quanta grazie nei canti e nei balli dei tanti devoti accorsi nella Cattedrale dell'Immacolata! Ho seguito il Pontefice, attraverso la televisione vaticana, anche nella prigione, innaffiata dall'acqua del cielo, e poi nel grande spazio dello stadio dove famiglie e giovani lo hanno accolto con vibrante energia e vita. Avrei tanto da scrivere di come l'Africa, ancora pura, sa farsi intorno a Gesù, ma lo spazio non c'è e mi soffermo su tre piccole grandi cose che mi hanno toccato lì dove il cuore si perde nel divino. Durante il tenero ballo cantato dei detenuti in tuta arancione o kaki ne ho veduto uno, grande e grosso, un pezzo di marcantonio, che attorcigliato intorno alla mano portava un Rosario. Meraviglia! Spostandoci allo stadio, ecco che la telecamera inquadra una donna non gio...

Lugete veneres cupidinesque

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 Ho chiuso per qualche giorno, in meditazione. Oggi riapro. Piccoli segreti D’un tratto, come in risveglio da un sonno lungo e nero che m’obbligava a far le fusa al mondo per avere uno strapuntino lungo il corridoio del treno, ho chiara davanti la realtà com’è. Il mondo all’incontrario è ovunque e una pesante cortina di menzogna ricopre il cielo impedendo allo sguardo di penetrare il celeste, il divino e Dio lassù. E questa coltre ingrata che ha tappato la vista all’umanità non sa più distinguere tra il bene e il male che è diventato un magma appiccicoso, che fa venire il mal di pancia a chi ha l’anima pellegrina. Questa coltre fumogena che toglie vista e fiato e uccide la speranza ricopre anche la letteratura che ormai (ecco oggi l’ho capito e metto mozza una bandiera nera) è defunta, travolta dalle milionate di libri sgrammaticati, scritti come temi delle medie, che tappezzano le librerie, che infestano i social, che s’avvinghiano ai pochi lettori con le lusinghe dei like, dei ...

Lavando i panni in Arno

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Un segnalibro allegro Un giorno della scorsa settimana, forse martedì, ecco sul wotsi apparire una fotografia. Oh che cos'è questa stanza sossopra, mi domando, e la risposta m'arriva sul messaggio successivo ed è il mio amico M., che mi spiega. Tornato a casa sua, dopo un anno e passa via e pur avendo pagato una donna per rassettare, non v'era nulla a posto. E lui: "La donna, come vedi, ha solo passato il cencio". L'espressione schietta, fresca e sincera mi fa sorridere il cuore e penso, di più, che sto leggendo un libro di Edmondo De Amicis, un librino, direi, di memorie che s'intitola  Pagine sparse. Scendo d'un rigo e riprendo qui sotto. L'autore di Cuore , nelle poche pagine che ho già letto, m'ha svelato finalmente l'arcana frase del Manzoni che mi sono portata dietro  fin dai tempi del liceo in forma di punto interrogativo. Don Lisander invitava gli scrittori italiani a "lavare i panni in Arno". Oh che cosa mai voleva dire i...

Il respiro misterioso delle case

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San Carlino restituito al suo primitivo candore! Sì! Tutte le case, almeno quelle che sono in piedi da secoli, vivono, quando noi siamo assenti, una vita loro, misteriosa, nel respiro di quanti sono venuti prima di noi e che vi hanno lasciato le loro impronte invisibili. Mi ricordo, bambina, di aver avuto chiara questa verità vivendo una parentesi azzurra nell'antico casale rosa di San Giuliano, dove, andavamo con tutta la famiglia a passare il  Santo Natale. Prima della mia nonna Lisetta, che lo aveva avuto per un pezzo di pane, aveva passato lì le sue tristi solitudini un nobilissimo gentiluomo veneziano, di famiglia dogale, il cui cognome, squillante, accendeva di vita un galletto rampante. Quando morì, donò a mia nonna il suo titolo, il sigillo in ceralacca per imprimere lo stemma sugli anelli e addirittura una pepita d’oro per forgiare i gioielli. Ma mio nonno, ufficiale di cavalleria, cattolico fierissimo, di famiglia modesta, diede una risposta scolpita nella memoria famigli...