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Collodi e Pinocchio vivi e vispi piacciono a grandi e piccini

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Oh che splendide due ore ho trascorso, qualche giorno fa, in una terza media del Viscontino, che s’affaccia sul foro Traiano, qui a Roma!  Abbiamo festeggiato - i tanti, attentissimi alunni,  la professoressa V. e la sottoscritta - il bicentenario della nascita di Carlo Collodi (24 novembre 1826) e lo abbiamo fatto a modo nostro, cioè andando a conoscere Carlo da bambino, un bambino vivace, vispo e dispettoso, che somigliava di molto a Pinocchio. Abbiamo parlato di tanto altro, di come erano le scuole prima dell’unità di Italia, di Giangastone, l’ultimo dei Medici, che non voleva sposarsi con una principessa tedesca che gli pareva una patatona, di etimologia e di semantica (ma spiegate con semplicità) e ho potuto condir tutto con qualche nozione di catechismo visto che, per dire, solo una ragazza su tanti che erano, conosceva la storia di Caino e Abele... Vabbè, abbiamo letto poi, ogni capoverso un volontario,  un certo scritto di memorie del Collodi che è ignoto ai più...

Due candide mattine romane

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9 Dormivo, non dormivo, vedevo, sì, vedevo tantissimi bambini, piccoli, piccolissimi, alcuni, i bebè, tenuti in braccio dalle bimbe più grandicelle, e tutti quanti con indosso candide vesti, li vedevo venirmi dietro, come una bianca, compatta, splendente nuvola, fino alla chiesa di Sant’Alfonso dei Liguori, che s’erge alta sulla via Merulana. Entrata per la Santa Messa delle nove, i bambini mi hanno seguita e tutti composti, le manine giunte, i visini ispirati, hanno vissuto con me la funzione e poi sono scomparsi e io me ne sono andata, sola soletta, ma felice di averli avuti con me, al supermercato a comperare da mangiare per mio marito. E i bimbi, tutti i bimbi traditi, violati, violentati, uccisi da chi dovrebbe proteggerli e amarli, sono tornati da me stamane, a Sant’Agata dei Goti. Pausa, scendo e ritorno. Dunque mentre attendevo l’arrivo dei sacerdoti che è per le sette e un quarto, in dolce orazione cantata (“Chi mi separerà dal tuo amore, forse la tribolazione, forse la spad...

Dalla Bariletti alla Lucarini: vita da giornalista

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Il gattino Fredi, chissà se lo ritroverò... Il mio lavoro di addetto stampa alla Bariletti editore durò forse due anni e - oltre a darmi i rudimenti di un mestiere (oggi secondo me finito) che ho continuato a fare anche con i miei libri - cementò l'amicizia con Diego Zandel, scrittore, esule istriano, marito e padre di tre figli, che doveva poi tornare nella mia vita, molti anni dopo, ma questa è un'altra storia.  Non ricordo bene che cosa accadde a un certo punto tra presentazioni e lanci, ma tutto precipitò e andò in rovina in pochi giorni. Luisa, alta, ieratica, tutta bionda, che era la fedele e deliziosa segretaria dell'editore, non sembrava più lei e si aggirava per le stanze della sede, ai Parioli, una alta ragazzona campionessa, mi pare di basket, che era addetta alla tipografia e che con la sua persona riempiva  non so come tutto l'appartamento. Forse furono conti lievitati o forse altro che non ho mai saputo fatto si è che la Bariletti editore chiuse i battenti...

Nel silenzio, nel Signore

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Oh quante, quante e troppe parole ci vengono rovesciate addosso da ogni dove e non c'è soltanto la televisione che renderebbe banale anche il ritrovamento di una base marziana dietro il Colosseo, ci sono i social e i siti e poi i messaggini wap che tin tin arrivano sul cellulare. Parole, un milione di parole, nomi e cognomi, accuse, litigi, inaugurazioni, festival e telegiornali. L'orrore addomesticato e ciancicato da un dizionario intero di latinorum viene sostituito con altre parole da piccoli pettegolezzi e sciocche situazioni e si va avanti, ancora ancora, affogando nell'incessante fiume del mondo che tutto consuma, digerisce e macera. Io mi vesto di silenzio e, rincorrendo il pensiero che va dalla mente al cuore, so che una solamente è la vera notizia, l'unica importante e che s'affannano tutti a non vole vedere. E la notizia è questa che nel gran teatro del mondo rutilante, pieno d'ira, di strepiti, di risate e pianto, han tolto agli uomini il sale della v...

Piccoli ricordi da giornalista due

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Quando m'affidarono il compito di cercare gli ospiti di Domenica in per la conduttrice (che era Marisa Laurito), internet non esisteva e neanche i cellulari. La signora napoletana voleva dei "vecchietti divertenti" che potessero animare la "sua trasmissione" e pur avendo al seguito un suo piccolo gruppo di autori e altro chiamato "la fiorita officina" toccò a me ingegnarmi per scovare gemme dai capelli bianchi per il programma. Mmm, pensa che ti ripensa, sola soletta, ebbi una mattina in redazione una folgorazione: "Benedetta, chiama le redazioni locali dei piccoli giornali locali, di sicuro avranno storie a montagne di vecchiettini arzilli!". Passai immediatamente dal pensiero all'azione e mi attaccai alla cornetta. Trovai, la prima, che gioia, una signora ottantenne, milanese di nome Annalena Bugamelli che pilotava aerei. Una bomba di energia e di allegria. Con Gabriella, che s'occupava dell'amministrazione, programmai viaggio ...

Piccoli ricordi da giornalista

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A Domenica in, quando ci lavoravo io, mill'anni orsono, era capostruttura di Raiuno, un certo Brando Giordani, che, dovevo scoprirlo molti anni più avanti, era figlio di Igino, scrittore e tra i fondatori di un movimento cattolico chiamato "Focolarini". Brando, alla domenica sera, mentre noialtri ci indaffaravamo tra ospiti, conduttori, ragazze pon pon e altro ancora, entrava in redazione e se ne rimaneva lì a chiacchierare con me di tutto un poco. Passavano le belle sorelle Boccoli, entrava, giovanissino, vestito d'abiti eccentrici, Roberto D'Agostino che, molti anni più avanti, doveva sposare la sorella di una mia compagna di classe dell'Istituto Mater Dei. Mondo piccolo. Io ero addetta alla ricerca degli ospiti di Marisa Laurito che quell'anno conduceva la trasmissione. All'ufficio stampa, lavorava una collega veneziana con la quale stringemmo una piccola amicizia che durò qualche anno e poi più nulla. Per qualche giorno lei se ne rimase a casa mala...

La piccola principessa

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Due anni orsono, mi pare, così per gioco, ho partecipato al torneo IoScrittore . Non so se sapete come funziona e non vorrei spendere troppe righe per spiegarlo, visto che ho inserito il link qui, casomai foste giustamente dei curiosoni. E passo alla mia esperienza. Mi arrivarono da valutare non ricordo bene, ma mi pare dodici incipit e tutti erano in stile hard boiled, violenti, con immagini raccapriccianti o similia. Ricevetti anche i commenti all'incipit del mio Dormi Cecilia (che uscirà in giugno) e tutti, a parte uno (lungo, lungo che pareva il fiume Po...), erano di applausi. Non passai la selezione, ma mi invitarono a scrivere quel che pensavo dei romanzi in semifinale (credo dodici). Rifiutai la proposta, l'idea di leggere altre pagini triste e truci mi dava il mal di mare. Così addio. Ma non è questo il punto: il mio punto, colorato di rosa, è un altro e abbraccia l'intero mondo dell'attuale editoria che sembra una rincorsa all'orrore e al peggio, come s...