Paolo Cuccuru e i suoi bei racconti sardi
Nel mio carico settimanale (o quasi) infilo nella bennibag, all'ultimo momento, volando via per tornare a casa, un piccolo libro dal titolo evocativo (e scopro deleddiano) di E la sorte è il vento pubblicato da una piccola casa editrice attiva tra Tempio Pausania e Sassari, maxottantotto edizioni (e l'otto è il mio numero amato...) che, a dirla tutta, non ho mai sentito nominare. Leggo due pagine e mi convince, Via, nella borsa. Neppure m'occupo del nome dell'autore, ci penserò più tardi e solo se i racconti contenuti nel volume mi saranno piaciuti, penso. Penso... Poi, al pomeriggio, smetto di pensare e leggo. Eccomi stesa sul sofà nella brezza sarda e uno dopo l'altro macino i tredici racconti della raccolta, ispirati, e l'autore è esplicito nella prefazione, dal narrare di Grazia Deledda, alla quale si deve il rifacimento di uno dei racconti e anche il titolo, tratto da un passo del romanzo Canne al vento. A me, tra tutti, è piaciuto "Il matrimonio ...