Dalla Bariletti alla Lucarini: vita da giornalista

Il gattino Fredi, chissà se lo ritroverò...

Il mio lavoro di addetto stampa alla Bariletti editore durò forse due anni e - oltre a darmi i rudimenti di un mestiere (oggi secondo me finito) che ho continuato a fare anche con i miei libri - cementò l'amicizia con Diego Zandel, scrittore, esule istriano, marito e padre di tre figli, che doveva poi tornare nella mia vita, molti anni dopo, ma questa è un'altra storia. 

Non ricordo bene che cosa accadde a un certo punto tra presentazioni e lanci, ma tutto precipitò e andò in rovina in pochi giorni. Luisa, alta, ieratica, tutta bionda, che era la fedele e deliziosa segretaria dell'editore, non sembrava più lei e si aggirava per le stanze della sede, ai Parioli, una alta ragazzona campionessa, mi pare di basket, che era addetta alla tipografia e che con la sua persona riempiva  non so come tutto l'appartamento. Forse furono conti lievitati o forse altro che non ho mai saputo fatto si è che la Bariletti editore chiuse i battenti e io mi ritrovai senza uno straccio di lavoro mentre Diego continuò a lavorare alla Sip, che doveva poi chiamarsi Telecom.

Presa carta e penna, eccomi  pochi giorni dopo a mandare il mio curriculum a tutte le case editrici romane che allora, erano gli anni Ottanta, si contavano sulla punta delle dita. Mi rispose una delle poche, la Lucarini editore, e mi invitò a un colloquio. Oh come era lontana, per me, quella grande villa nel verde,  caduta dalla tasca di un orco sulla Trionfale! Vi arrivai la prima volta in sella al mio Ciao bianco per parlare con una simpatica giornalista che si prestò, per amicizia a Luciano Lucarini, a far la cernita dei candidati per il posto di capo ufficio stampa. Furono non so quanti incontri, giunsi fino in fondo e conquistai il podio.

E... per ora la finisco qui ma non perdetevi la prossima puntata nella quale racconterò della singolar tenzone che ebbi con un (famoso, si fa per dire) giornalista dell'Espresso...

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