Campane gioconde
“A piedi? Vai a piedi fino ad Apollodoro?”, mi chiede chi mi ama, occhi fuori dall’orbita, mentre m’appresto già a uscire, perché vabbè avere le ali ai piedi ma ci vuole quel tantolino di tempo per attraversare la Capitale e il rimedio è uscir per tempo. Sicché via. Carica dei sacchetti differenziati per i bidoni, infilate le Porselli bordeaux, volo in strada. Ho tempo, mettendo con prudenza un piede davanti all’altro, di pregare un Rosario sano e poi di rimettere ordine nel mio cuore che ancora sanguina per gli orrifici epfiles che, se possibile, di più mi han allontanato dal palcoscenico del mondo arrangiato sulla falsa verità dall’arcinemico. Cammino e prego, cammino e penso. Cammino e scendo lungo la via Quattro Fontane e qui d’un rigo. Sono su via Sistina, la strada inventata da un Papa urbanista che amo, Sisto V, e che reca nel nome la di lui memoria. Uno appresso all’altro ci sono i tanti bucolini in gusto mediorientale carichi di ciaffi e brutti ninnoli made in China. M...