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Campane gioconde

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  “A piedi? Vai a piedi fino ad Apollodoro?”, mi chiede chi mi ama, occhi fuori dall’orbita, mentre m’appresto già a uscire, perché vabbè avere le ali ai piedi ma ci vuole quel tantolino di tempo per attraversare la Capitale e il rimedio è uscir per tempo. Sicché via. Carica dei sacchetti differenziati per i bidoni, infilate le Porselli bordeaux, volo in strada. Ho tempo, mettendo con prudenza un piede davanti all’altro, di pregare un Rosario sano e poi di rimettere ordine nel mio cuore che ancora sanguina per gli orrifici epfiles che, se possibile, di più mi han allontanato dal palcoscenico del mondo arrangiato sulla falsa verità dall’arcinemico. Cammino e prego, cammino e penso. Cammino e scendo lungo la via Quattro Fontane e qui d’un rigo. Sono su via Sistina, la strada inventata da un Papa urbanista che amo, Sisto V, e che reca nel nome la di lui memoria. Uno appresso all’altro ci sono i tanti bucolini in gusto mediorientale carichi di ciaffi e brutti ninnoli made in China. M...

Professoressa Pia

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Ero in quinto ginnasio quando all'Istituto Mater Dei arrivò, portata dal vento come Mary Poppins (ma senza ombrellino con pappagallo) una professoressa giovane di nome Pia N. Ci sembrò, a noialtre trenta, che la nuova insegnante fosse, per così dire, una di noi, tanto erano riccioluti i suoi capelli e dolce il sorriso. Tutta diversa la prof che andava a sostituire, bruna, arcigna, sempre in tailleur rosa o fucsia. Di me disse alla nuova che ero senza infamia e senza lode. Ma la Pia non le credette come mi disse molti anni più avanti. Ricordo che assegnò a ognuna di noi un personaggio dei Promessi Sposi e quando leggevamo in classe il Manzoni erano voci incrociate e tutto più vivo. Io ero Fra Cristoforo e ne andavo (e vado) fierissima perché di tutto il romanzo, ancora adesso, è il mio personaggio preferito. Anche se disputa il podio con un personaggino minore di nome Bettina (come mi chiamava mio padre) che, in un capitolo, corre a rompicollo a far da messaggera ed è amica di Menic...

Ricordi siciliani e una scrittrice napoletana (che amo)

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  Ero andata in Sicilia, terra di limoni e d'arance (Oh Carla, grazie per le arance che arriveranno!), per un premio letterario intitolato  a Leonardo Sciascia e più in precisione premio Racalmare Leonardo Sciascia e vincitrice, allora (oh quanti anni fa mi viene male a pensarci...) una signora russa di nome Cecilia Kin con il suo "Autoritratto in rosso", che non ho mai letto e che era stato pubblicato dalla casa editrice Lucarini che mi vedeva nientemeno che capoufficio stampa. Ma lei, la Kin, c'era e la ricordo, non so perché, tutta sorrisi e rotondetta e forse neppure lo era. Comunque fu durante quelle belle giornate agrigentine che ebbi la gioia di conoscere Mila Curradi, in arte (scrittrice) Luisa Adorno, e suo marito il professor Vittorio Stella. Toscana, brusca di modi, spigliata nel semplice vestire e allegra lei, lui siciliano, in canottiera anche d'estate per paura degli spifferi, tutto precisione e sorrisi a labbra cucite. Fummo amici, io che m'affa...