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Antonietta e Natalino

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  Appollaiato sul piccolo paesino rosa di Fordongianus, alto, in collina, c’è il Grand Hotel Terme, dove un viavai continuo di ospiti, per la maggior parte sardi, rallegra la solitudine campestre. Le acque calde, che furono utilizzate dai romani, ora riempiono piscine e vasche delle nuove terme che sono tra gli ossi portanti dell’economia del luogo. Tra l’alto dell’albergo e il basso del paese mi par di individuar pochi legami anche perché, come mi sembra di aver capito, la proprietà dell’hotel è nordestina, legata ad Abano Terme o a Montegrotto. Io, andando a Messa, faccio su e giù   e passo il ponte romano spesso e nello slancio del cammino, ecco i fichi generosi offrirsi alla mia mano, oh ci sono anche i capperi lì lì per farsi fiori: i capperi che coglievo con mia mamma sul muretto che costeggiava lo stradone della casa del mio Romaamor. Vado, vengo, a volte alla fontanella prendo anche un poco d’acqua e sono a modo mio, nel mio piccino, il fil che unisce il su e il giù....

Era José Saramago!

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In un bel palazzo color mandarino, altezzoso e distinto, che si pavoneggiava tra altri fratelli, e cuginetti dalle parti della via Salaria, abitava, mi pare al terzo piano, la professoressa Luciana Stegagno Picchio, ordinario di letteratura portoghese alla Sapienza. In testa  aveva braci accese di capelli rossi e la personcina tutta svelta in gonna e camicetta, come fosse caricata sempre a molla. Quando per la tesi di laurea andavo a casa sua mi riceveva in un gran salone di rappresentanza, io lì e lei laggiù a un tavolo lungo. E quanto rise quando le proposi un raffronto tra Pessoa e Pirandello! Cala trinchetto, mia cara. Infatti finii con una tesi dedicata a poche pagine di prose poetiche "Nuvole" tratte dal Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares (uno degli eteronimi di Pessoa). Ma torniamo all'inizio quando decisi di scegliere il portoghese come lingua quadriennale e quindi laurearmi con lei, con la Stegagno Picchio. Come ricordo il mattino che mi ritrovai non ...