Vita, solo vita


Ultima nata, bennibag coloratissima

erano secche il 14 settembre oggi splendono piccoli soli gialli di lantana...

Piccoli limoncini crescono (in quattro mesi)

Voltandomi indietro, nel passato prossimo e anche remoto, raccolgo perle e meraviglie. E' il caso di un libro settecentesco che ho amato tanto. Ecco il titolo: Storia della Repubblica di Venezia. L'autrice Giustina Renier Michiel, nata negli anni Cinquanta del Settecento, era patrizia veneziana e di famiglia dogale da parte di padre (Renier) e di madre (Manin). Direte voi, ma Benedetta chissene importa di questi titoli nobiliari, siamo figli dei lumi, noi? Vi rispondo che questi titoli avevano un fondamento nella buona educazione, nella cultura, nella bellezza. Persone come la nostra Giustina, educate e rigorose, non erano della gramma di quanti ci governano oggi, senza sugo, privi di peso specifico, rami al vento di ogni sciocchezza politicamente corretta. Avanti con Giustina, quindi. E prima di farlo lasciatemi ricordare la mia dolce prozia Lucia Gropplero di Troppemburg che splende nella mia memoria per eleganza, buon gusto, comportamento corretto e senso di giustizia. Oh cara la zia Lucia, pensate che quando scrivo un racconto, un libro un post o cucio una mia bennibag penso sempre: "Piacerebbe alla zia Lucia?". E se mi rispondo di sì, allora vado avanti nell'esercizio della mia impresa letteraria o artigianale che sia... E ora torniamo a Giustina che già nel nome si distingue dal caos attuale.

E' un vero e proprio tesoretto, questo libro suo, perché questa dama intelligente, ironica e sofisticata, ha un modo tutto quanto suo per raccontare la storia con la S maiuscola della splendente Reppubblica di Venezia, della sfolgorante Serenissima che visse di gloria e di ricchezza finché, con la scoperta dell'America, il suo sole tramontò per sempre, perché Venezia, per come la vedo io, non è più lei, trasformata in una disneiland per selfisti.
E come fa dunque la nostra Giustina per raccontare i fasti veneziani senza annoiare e strappare uno sbadiglio? Parte dalla piccola storia delle feste veneziane. Ogni festa era figliola di un evento. C'era una festa per ricordar la presa di Costantinopoli e il Doge Enrico Dandolo, una per lo sposalizio del mare, un'altra per maritare le "tose" (e pagava la Repubblica) e la figliolanza poi avrebbe reso "grando" il popolo di Venezia.
E poi c'era la "Sensa", cioè il mercato dell'Ascensione (Sensa è il ciancicamento popolare di Ascensione...), in piazza San Marco, dove si trovava di tutto : legni, vetri, tappeti, spezie, balocchi. E, sentite un poco, che cosa c'era per la signore. La parola alla Michiel: "Non si può passar sotto silenzio l'antica usanza curiosa di esporre nel luogo più cospicuo della fiera una figura di cenci vestita da donna, la quale serviva da modello per la moda tutto l'anno". La Sensa era il Vogue veneziano! Di Giustina, ho altro da dire ma non adesso. Ora corro a fare il cappuccino a una persona che amo e auguro a tutti un dorato mese d'ottobre con un sorriso azzurro e rosa.

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