Antonietta e Natalino

 


Appollaiato sul piccolo paesino rosa di Fordongianus, alto, in collina, c’è il Grand Hotel Terme, dove un viavai continuo di ospiti, per la maggior parte sardi, rallegra la solitudine campestre. Le acque calde, che furono utilizzate dai romani, ora riempiono piscine e vasche delle nuove terme che sono tra gli ossi portanti dell’economia del luogo. Tra l’alto dell’albergo e il basso del paese mi par di individuar pochi legami anche perché, come mi sembra di aver capito, la proprietà dell’hotel è nordestina, legata ad Abano Terme o a Montegrotto.

Io, andando a Messa, faccio su e giù  e passo il ponte romano spesso e nello slancio del cammino, ecco i fichi generosi offrirsi alla mia mano, oh ci sono anche i capperi lì lì per farsi fiori: i capperi che coglievo con mia mamma sul muretto che costeggiava lo stradone della casa del mio Romaamor. Vado, vengo, a volte alla fontanella prendo anche un poco d’acqua e sono a modo mio, nel mio piccino, il fil che unisce il su e il giù.

Ieri mentre me ne tornavo verso l’albergo ecco venirmi dietro una vecchierella esile e minuta. In testa porta un buffo cappello colorato e addosso un vestito di cotonina fiorita. Mi ferma e, in un fiat, mi racconta, a modo suo, intera la sua vita, che, in una parola sola, si traduce nel marito Natalino che è appena volato in cielo. Mi racconta della futura suocera che voleva farle bere una pozione, di come andò a Roma a servizio per lasciar libero il suo Natalino e di come lui riuscì a trovarla chissà come e poi a convolare a nozze…

Tutto un grande amore, mi narra, e piange un poco. Oh che cosa dirle, coraggio Antonietta, ma presto, devo andare, il marito mio è già a mezza costa e mi osserva accigliato. Corro, addio, addio, sei stata fortunata, cara Antonietta se è vero come è vero che il tuo Natalino ti stava attaccato alle gonne fin da bimba e se ti disse che lui mai e poi mai avrebbe cambiato idea nel volerti sposa sua per sempre. Corro, mi volto, non la vedo più: oddio ma che si è buttata di sotto, al Tirso d’amore? Torno sui miei passi, frugo nell’aria e nulla, come volatilizzata…

Corro da mio marito: “L’hai veduta tu?”

Mi guarda, ride, ma certo che l’ha vista,  l’ha seguita con lo sguardo mentre tornava svelta sui suoi passi dopo avermi scelta come confidente  per un quarto d’ora in una bella giornata di sole, in modo che potessi qui narrare al mondo la sua storia.

 

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