A Nuoro, rincorrendo Antonio Ballero


A Nuoro, nel rione delle carceri vecchie, naso a naso con San Pietro (quello dei pastori e di Grazia Deledda) c’è una bella casa bianca, con corte interna fresca d’alberi e di fronde, dove la casa editrice Ilisso - che pubblica i classici sardi dell’Ottocento e non solo (che io amo) - ha allestito un moderno e luminoso museo in cui vive la scultura sarda del Novecento. Ecco Costantino Nivola - gloria di Orani, paesino della Barbagia dove nacque da famiglia povera - tra le foglie e nelle sale dabbasso. La delizia dei suoi letti matrimoniali in terracotta con coppiette addormentate… Altri sono gli scultori presenti nello spazio espositivo e tra gli altri Eugenio Tavolara con uno studio sul portale della chiesa della Solitudine dove riposa la Deledda.  Tavolara, che porta il nome dell’isola mia amata, è famoso (almeno per me) per le sue stupende bambole in costume sardo. Ma… ma io sono venuta fin qui, nella Barbagia profonda, in capo alla Sardegna, per un altro grande, per me, sardo e cioè Antonio Ballero. Punto a capo e scendo di un rigo.

Ho conosciuto Ballero, nelle sue belle tele, come pittore di rango e nobile algherese, in una gita sassarese, e lo ritrovo qui, a Nuoro, nelle foto bellissime che, da fotografo non professionista, scattò  ai primi del Novecento, raccontando il mondo ancora arcaico della Nuoro di allora, la Nugoro di Grazia Deledda. Mi perdo nei ritratti in bianco e nero dei re pastori in costume tradizionale, con la berrita, la mastruca, l’orbace,  delle donne, in gonnelloni e fazzolettoni, al mercato che, nelle corbule, sedute per terra e a piedi scalzi, vendono le loro mercanzie, della moglie del pittore ritratta, lei a capo nudo, con due donne  ben velate: il vecchio e il nuovo in uno scatto. Oh la grazia delle processioni popolari su su fino alla statua del Redentore che s’inalza verso il cielo sul pinnacolo dell’Orthobene. Quanta devozione nell’orazione semplice e popolare! Mando a Marco le foto così che potrete vedere con gli occhi vostri l’antico mondo che abbiamo, purtroppo, perduto nel giro folle della modernità. E mi chiedo se alla chiesa di oggi, inclusiva, arcobalenata, ecumenica, adulta, e sinodale piacciono le pie donne di allora… mi rispondo da sola, purtroppo e sospiro, mentre scendo lungo la Via Garibaldi che, pur essendo moderna, con caffè e vetrine, mi sembra più triste di quella, pur povera, ma sorridente di allora…

In questa bella mostra, ci sono altre foto, deliziose anch’esse, del farmacista Ciceri (ritratto qui da Ballero in veste quotidiana, con una coperta sulle spalle…) che è tra i personaggi del Giorno del Giudizio di Salvatore Satta e di un tedesco, Max Leopold Wagner che qui in Barbagia cercò l’anima del mondo. Ecco ho finito, domattina, Santa Messa alla Madonna delle Grazie che è qui a Nuoro cara a tutti e più della Cattedrale dedicata alla Madonna della neve. Anche a Nuoro, come a Santa Maria Maggiore, una nevicata il cinque agosto indicò ai nuoresi a chi intitolare la Cattedrale.









Commenti

Post popolari in questo blog

Otto otto 8edizioni

La mia vita in una cassapanca

TerraRossa di Bari