A Nuoro, rincorrendo Antonio Ballero
Ho conosciuto Ballero,
nelle sue belle tele, come pittore di rango e nobile algherese, in una gita
sassarese, e lo ritrovo qui, a Nuoro, nelle foto bellissime che, da fotografo
non professionista, scattò ai primi del
Novecento, raccontando il mondo ancora arcaico della Nuoro di allora, la Nugoro
di Grazia Deledda. Mi perdo nei ritratti in bianco e nero dei re pastori in
costume tradizionale, con la berrita, la mastruca, l’orbace, delle donne, in gonnelloni e fazzolettoni, al
mercato che, nelle corbule, sedute per terra e a piedi scalzi, vendono le loro
mercanzie, della moglie del pittore ritratta, lei a capo nudo, con due donne ben velate: il vecchio e il nuovo in uno
scatto. Oh la grazia delle processioni popolari su su fino alla statua del Redentore che
s’inalza verso il cielo sul pinnacolo dell’Orthobene. Quanta devozione nell’orazione
semplice e popolare! Mando a Marco le foto così che potrete vedere con gli occhi
vostri l’antico mondo che abbiamo, purtroppo, perduto nel giro folle della modernità.
E mi chiedo se alla chiesa di oggi, inclusiva, arcobalenata, ecumenica, adulta,
e sinodale piacciono le pie donne di allora… mi rispondo da sola, purtroppo e
sospiro, mentre scendo lungo la Via Garibaldi che, pur essendo moderna, con
caffè e vetrine, mi sembra più triste di quella, pur povera, ma sorridente di
allora…
In questa bella mostra, ci sono altre foto, deliziose anch’esse, del farmacista Ciceri (ritratto qui da Ballero in veste quotidiana, con una coperta sulle spalle…) che è tra i personaggi del Giorno del Giudizio di Salvatore Satta e di un tedesco, Max Leopold Wagner che qui in Barbagia cercò l’anima del mondo. Ecco ho finito, domattina, Santa Messa alla Madonna delle Grazie che è qui a Nuoro cara a tutti e più della Cattedrale dedicata alla Madonna della neve. Anche a Nuoro, come a Santa Maria Maggiore, una nevicata il cinque agosto indicò ai nuoresi a chi intitolare la Cattedrale.








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