Raganelle dell cuore
Sulla scoscesa collina che porta al mare, dall'altra parte della strada consortile dell'Aldia bianca, c'è una bella casa con un pratino verde ricamato intorno e un gran sasso arcigno di granito color caffelatte. In quella casa abita una signora mia amica che chiamo in allegria (e so io perché e lei pure) Sandra, Sandrina e Sandretta, con la sua bella famiglia.
Anni addietro, quando io ero ancora una ragazza, ci abitava, con i suoi e i fratelli, un certo Paolo che frequentò per un fiat altri di qui a Cala Girgolu.
Ma prima, molto prima che il padre di Paolo costruisse la casa, proprio lì, nello sgarrupo che doveva diventar terrapieno, il perimetro che aveva per vista lo stagno, c'era il pozzo delle rane.
"Ci vediamo al pozzo delle rane!", dicevamo, Marco e io, a Bea e Brunello, e via a perdifiato a guardare i girini che, nel tempo, mettevano due gambette storte e una codina e poi, nella metamorfosi anfibia, si facevano rane. O meglio raganelle. La tenerezza di quelle ranocchiette color smeraldo umide e tremule, ferme sul ciglio delle vasche da bagno!
"C'è una raganella, c'è una raganella!", gridavo e anche i fratelli quando la trovavamo lì, tutta cuore, sulla punta delle ditina aveva una bollina rosa graziosa da parere un anello...
Ora le raganelle, e da tantissimki anni, non ci sono più, ma l'anno scorso, mentre mettevo a posto plastica, lattine e secco, m'avvedo d'un rospetto color verde e cacao, che, fischiettando, allungando i piedi palmati, cercava di nascondersi. Invano, meschino, contro il bianco calce della parete.
Quest'anno l'ho cercato dalle sue parti, ma non c'è più.

Commenti
Posta un commento