L'occhio di Ra in Sardegna


C'è, in Sardegna, un paesino tutto rosa, le case scolpite in blocchi di trachite rosa, la chiesa bellissima, dedicata a San Pietro e Archelao, rosa anch'essa e rosa è l'alba che mi osserva, radiosa, dalla finestra affacciata sulla campagna, mentre attendo, dopo una buona colazione, di andare a visitare le rovine delle terme romane di Traiano (Forum Traiani) che, masticate in sarde, danno il nome al paesino  rosa di Fordongianus.

Altro scriverò su Fordongianus anche per Stilum Curiae che ha riaperto proprio ieri. Ma ora un post dedicato a Giovanni Podda, classe 1922, calzolaio di Nuoro e gran battitore di sentieri e segreti sardi. Nel bell'hotel  che mi ospita, infatti, ho trovato, tra i tanti libri della bibliotechina, una piccola perla  illustrata che si intitola A sa Preta, a sa Linna e a su Mare, un libro delizioso (e introvabile), appunto di Giovanni Podda.  Il nostro, colpito bambino dalla poliomelite, avrebbe voluto studiare, ma, per le avverse circostanze, si ritrovò a fare il ciabattino a Nuoro. Fu maestro nel suo mestiere e gran sapiente a Nuoro, ma il suo sogno era di fare il giro del mondo in barca a vela.

Ci provò tre volte, con altrettante imparcazioni da lui immaginate, disegnate, inventate e di una le vele furono cucite da bianche lenzuola da una sartina di Siniscola... Non fece il giro del mondo come il suo eroe Thor Eyerdal, ma incontrò a trent'anni suonati l'amore della sua vita: Maria Giovanna, che aveva sedici anni. Fu matrimonio e vita insieme per trentanove lunghi anni.

Giovanni è l bambino sulla destra, qui con i nonni , elegantissimi, e lo zio canonico a Siniscola


E insieme, lui e Maria Giovanna, andavano per monti e per valli della Sardegna, soprattutto dalle parti di Siniscola (dove bambino Podda aveva abitato con i nonni per molti anni) e fotografavano Pietre, Legna e Mare (da lontano).  Tornano vive, vere, lucenti le pietre: pietre solari, pietre a forma di uovo, misteriosi sassi incisi o dipinti, ietre che erano persone, come Sa Cabrarissa di Austis che era una giovinetta di Cabras innamorata di un pastore fedifrago di Austis che, per sedurla, le aveva promesso mari e monti e che invece era sposato. Il dolore, tanto, la trasformò in una statua di pietra...  Fotografavano sì me parlavano con tanti pastori e con i contadini che di storie ne avevano a mazzi. Belle le storie, oh che meraviglia, caverne in cui s'ergevano altari misteriosi dedicati a un dio taurino, grotte piene di ossa umane, spade di bronzo, bronzetti sardi. Il libro, fatto di aneddoti, studi filologici dei toponimi, e foto si legge  in un fiat.

Una storia per tutte. Un pastore taciturno gli disse un giorno che doveva mostrargli un uccello. Risposta: "Non sono un ornitologo", ma quello insisteva. E quando il nostro autore lo vide, l'uccello, trasecolò. Sembrava un piccolo barbagianni  bianco, ma sul capo aveva un cornino appuntito. Lo ritrovò, tale e quale, su certi libri dedicati all'antico Egitto. E il bello è che, tra le pietre fotografate, c'è anche l'occhio di Ra...


Ps: Podda dedica un capitoletto alla figura cupa dell'Accabbadora che ha reso famosa Michela Murgia. Scrive  Podda che era una donna "strana, vestita di nero, molto anziana, circondata da gatti, rispettata e allo stesso tempo temuta da tutti". Ma, aggiunge, non si sa se sia veramente esistita, forse una leggenda, forse la morte stessa. Poi rimanda alle memorie di Padre Bresciani, che scrisse un libro celebre (devo averlo anche letto anni orsono...) sui costumi della Sardegna nel 1850. Il prelato racconta di una giovinetta morente alla quale un sacerdote stava dando l'estrema unzione. La ragazza  vide sulla porta l'accabbadora che attendeva l'uscita del prete. Scrive Bresciani: "Alla giovane si gelò il sangue nelle vene, cominciò a tremare, ebbe una crisi di sudorazione, poche ore dopo stava meglio ed era guarita".

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