Eia quiere narrari sì
Particolare del fiore incastonato nella bennibag
Se non fosse stato per la curiosità di vedere, anche solo da fuori, l'antica chiesa nuorese di Santa Maria delle Grazie, non avrei mai passeggiato per gli stretti vicoli della vecchia Nuoro nel piccolo rione di Seuna, dove abitavano i contadini (a San Pietro, dove è la casa anche della Deledda, vivevano i pastori). Invece, passato un archetto alla destra della chiesa moderna, entriamo nel dedalo di viuzze in cui s'articola l'abitato antico. Esco dal Corso Garibaldi, tutto nuovo ed entro nella storia di Nuoro.
E mentre cammino, occhieggiando un poco in giro, ho la ventura di incontrare Giorgio, alto così, e sardo da capo a piedi, che somiglia spiccicato a un mio antico amico nuorese di nome Salvatore e mi racconta della Seuna di quando era bambino.
Lascio a lui la parola: "Bambini andavamo al cinema alle Grassie a vedere i western americani, e qui era tutta acqua di torrenti che scendevano a valle dal monte. Erano fiumiciattoli e rivoli e laggiù gli orti di Seuna, sì solo erbe, insalate, lattughe, pomodori, in discesa verso la pianura". Ora, conclude amaro c'è solo cemento. Sì, rispondo e lui, Eia. Poi ridente: "Eia quiere narrari sì". Ho incontrato l'ultimo dei Re pastori.

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