Legami slegami nella mia Romaamor
Percorro le stradine monticiane che mi conducono poi al nastro d'argento della via Nazionale e lì dove piego per imboccare il traforo m'accorgo del negozio Legami. Mmmm, penso, ma certo, qualche anno fa, comperai in una cartoleria milanese a Wagner una pennina rosa con su arrampicato un gattino (la conservo ancora e mi piace quel suo scrivere rosa!) e il logo era proprio lo stesso, Legami. Mmmm, Legami, che cosa vuol dire il nome del marchio? Se verbo, è di certo imperativo e vuol dire allcciami una corda intorno al corpo e tienimi prigioniero. Se è nome comune al plurale significa ciò che lega, che tiene unito. Bè, fate un poco voi...
Entro e tanti occhietti e visetti di mici, unicorni, coccinelle, margheritine in forma di penne, zainetti, tote bags, borrcce, bicchierini, matite mi chiamano, con le loro civettuole lusinghe infantili. Sì, un gran bazar di sogni e ninnoli che stuzzicano il desiderio di piccoli e grandi... Esco, proseguo nel mio andare. E ritrovo di nuovo Legami, passato il traforo, dalla parte del "centro centro", con le stesse cose, tali e quali, già viste prima. Ecco, non dico che tutti gli occhietti vivaci che cercano di sedurre dagli scaffali non siano bellini, ma mi pare di sentire, alla fine, come un senso di vuoto e di monotonia.
Senza offesa, non compero nulla perché io qui Roma, la mia Romaamor, non la trovo da nessuna parte. Sospiro, cammino, diretta da Vertecchi e mentre giro per via Belsiana un negozino d'altri tempi, umile alla vista, ritagliato nella semplicità, senza insegna lucente, che vende "accessori per scarpe" attrae la mia attenzione. Sì, qui comprerei volentieri un bel calzascarpe dal lungo bastone, utilissimo per non chimarsi e per strappare un poco di fatica alla vita, cosa che non fa male... Ah dimenticavo, più tardi, da Vertecchi, ho trovato tre stand interi con i pupazzini Legami...

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