Ricordando Fernanda Pivano
Ricordando Fernanda Pivano
Era tanto famosa la Nanda quando contavo gli anni sui quattro arti e ora di lei nessuno più parla. Scomparsa, dimenticata. Eppure fu lei, ragazza (e bella bella) a portare in Italia, traducendoli per conto di Cesare Pavese, tutti i poeti americani della beat generation che possono piacere oppure no (a me così e comsa e ne cinguettavamo, ridendo, lei e io) e a fare da ponte tra Italia e America.
Fummo amiche, io verdissima ancora, lei già molto avanti negli anni con i capelli alla maschietta e gli occhi enormi, per una strana combinazione di eventi che ci videro sedute allo stesso tavolo, grazie a un amico (scrittore) comune che, ai tempi, era sposato con un'attrice celebre ieri e anche oggi (credo) che lei, diciamo così, aveva nella lista nera.
Fummo amiche e parlavamo sempre di Elsa Morante che lei aveva conosciuto appena, di sfuggita. Tuttavia ne serbava un ricordo vivido, di una personcina speciale, fatata.
Una volta, al nostro tavolo trasteverino, si sedette una giornalista anche lei allora famosa, ma non ricordo, per quanto mi sforzi, il suo nome, e lei sì, conosceva Elsa, e la raccontò negli ultimi anni dolorosi, cinici, cupi. S'era invaghita di un pittore americano, Elsa, un furbacchione, che la canzonava...
Torniamo a Fernanda che, pur vivendo a Milano, calava spesso a Roma dove aveva una bella casa nelle ex scuderie Torlonia a Trastevere. Mi chiedeva a volte di andarla a prendere all'aeroporto quando era già in sedia a rotelle. Andavo.
Una mattina, non posso dimenticarlo, mi avventurai verso Fiumicino con una macchina rossa appartenente a mia madre e pioveva a cielo bucato e io mi muovevo in quella gran coccinella bagnata a passo d'uomo.
Arrivai trafelata, preoccupata, in ritardo, ma lei m'aspettava, grata. Il giorno dopo trovai un grande pacco della Bottega veneta in redazione e un biglietto con su solo il suo diminutivo: Nanda, e un cuore.
Le borse, pur belle, sono tutte andate (una soltanto è rimasta), ma il biglietto lo serbo tra le cose mie care.
Nella foto è lei giovane, bellissima (Pavese ne era invaghito e anche tutti i poeti che tradusse e quanto si divertiva a raccontarmi le sue conqusite amorose...).

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