Pasqualina Mariane
Ecco mi sono ritrovata così, seduta tutt'orecchi e cuore e immersa nelle storie di altri che diventavano un poco mie nel leggere i racconti di Pasqualina Mariane, nata lo stesso anno di mia madre e madre di cinque figli lei pure (e proprio due femmine e tre maschi tale e quale a mia mamma) dal titolo La bambola di pezza. (Nemapress editori). Mentre leggevo, ad esempio, la storia che regala il titolo alla raccolta, e quindi le carambole di una bambola tagliata e cucita in casa come si faceva una volta, e pupattola amatissima, ripensavo a quella di celluloide che, la notte di Natale, mio nonno, ufficiale di Cavalleria, fu costretto ad acquistare per la sua bambina, obbligando il giocattolaio ad aprire la sua bottega nel cuore della santa notte della Natività. Mia madre, infatti, dandosi arie di signorina, aveva chiesto in dono una penna stiografica, ma avvicinandosi la Mezzanotte, la piccola che abitava in lei fu presa da una crisi di pianto. E non cessò finché non ebbe tra le braccia la pupa.
La Mariane racconta la storia della furba sposina che, prima di sposarsi, aveva avvertito il marito che mai e poi mai avrebbe dormito sola la notte. Così quando lui, incarcerato, è costretto a lasciare il talamo, bè, che non si lamenti poi per la gelosia perché un uomo avvertito è mezzo salvato. Mia madre ne raccontava una simile e ridevamo di gusto. E poi c'è il racconto lungo e denso di un esorcismo , con lieto fine. E io anche l'ho vissuto...
Oh che bello, per me, andare avanti con i racconti della Mariane e sentirli come dalle labbra di mia madre tornata viva tra le pagine di un libro che, pur nel linguaggio a volte sbrigativo, ruvido, casareccio, ho amato.
Così ora attendo di leggere altri libri di questa scrittrice sarda di Orune, sposa e madre, di cui nessuno mi aveva parlato mai e che ho scoperto per caso in un pomeriggio vuoto d'agosto.

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