Nè Pippi né Lilla
Certe sere, quando agosto comincia a stiracchiarsi pronto a fuggir via nel vento di maestrale e allunga la sua mano calda a settembre, il cielo di Cala Girgolu è di limpido azzurro e il mare pare un gran mantello di seta che respira, lento, nella risacca, l’arietta fa danzare le foglie del mirto e del corbezzolo e il pensiero balla nei ricordi che, in onde ricamate, picchiano all'uscio dell'anima in riposo, mentre Tavolara, laggiù, si colora di un rosa acceso come se il dio del mare le baciasse le gote facendola rabbrividire d’amore...
E’ proprio in queste sere così, come stanche del troppo sole estivo, che chiedono un intervallo di frescura e casomai anche di gocciole del cielo, che io sento di appartenere tutta a questa terra sarda che pure non mi ha generata. Mie le deserte spiagge trapunte, sulle sabbiose dune, dai bianchi gigli di mare, mie le rocce che seguono la linea della costa, disegnando sul mare un merletto color di ruggine e di verde, mie le isole che, qui e lì, si stagliano all’orizzonte.
I ricordi, i ricordi, su presto, apri la porta, Benedetta.
Sì, allora, sono ragazzina, adolescente direi, sui tredici anni, e seduta in macchina con la Bea e sua mamma, una bellezza dai garn capelli rossi e con due occhi di smeraldo. Mentre misuro le mie ginocchia, paragonandole a quelle della Bea.
Ricordo i polsi sottili di lei, allacciati in braccialetti d'oro, e le mani piccole, nervose, che tenevano saldo il volante della Cinquecento blu. Tornavamo a casa da vattelapesca dove e lei parlava di certe cugine loro e disse così: "Oh tra Pippi e Lilla c'è un abisso!". Si spalancò un cavernoso nulla. Vidi la povera Pippi rotolare giù giù in un fosso e toccar con le dita gli inferi, mentre la Lilla splendeva in un diadema.
E dire che neanche le conoscevo, né Pippi né Lilla...

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