La mia prima avventura


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Scende la sera, Tavolara si veste d'azzurro e di rosa, i ricordi picchiano all'uscio e mi par d'essere di nuovo, d'un tratto, la bambina che, tanti anni fa, accucciata a prua di un barchino color fiordifragola,  guidato dai fratelli, tornava verso Cala Girgolu.

Era notte fonda e avevamo passato tutto il giorno laggiù, oltre la punta, a largo di Molara, a Capo Coda Cavallo che era ancora un luogo di solitudine e di gabbiani. Non c'era il villaggio est, non c'erano le farfalle, ma solo il limpido nulla e la spiaggia, la lingua bionda della coda del cavallo, nostra solamente. Mie le pazze ruote, su e giù, senza stancarmi mai, i fratelli a pesca, Sabina non so, forse pescava anche lei, ma sulla riva. C'era Jane, la mia Jane, che tutto mi ha insegnato.

I gemelli volevano passare lì la notte, ma Jane, ferma, solenne, declamò il suo mitico: "Ma certamente nou". Così, al pomeriggio tardo quando, in lontananza, Tavolara era tutta uguale a quella che vedo qui oggi, con il quattro cavalli, putputammo verso casa. Presto fu notte, che notte di stelle nel firmamento di vellluto scuro! E il mare di nero catrame sembrava respirare nel fiato dei mostri che dagli abissi emergevano per far di noialtri un solo boccone. Strinsi gli occhi per non piangere. Il barchino, sculettando nella sua scia di spuma, avanzava e io attendevo di veder l'isola rossa tornare il drago cinese che era in realtà, dietro la maschera di pietra rossa...

Arrivammo, la baia era accesa di luci e un viavai sulla spiaggia. Non so che cosa accadde, poi, sentii urla, rimproveri, volarono ceffoni, io già dormivo tra le braccia di chi non lo so e poi nel mio lettino e i mostri non c'erano più. Sì, la mia prima avventura. 

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