Nella pace del cuore
Il mio primo racconto, a sedici, anni s'intitolò "Riti di passaggio" e fu scartato da Marcello Baraghini, di Stampa Alternativa, quando scelse le storie da pubblicare nel mio "L'ingegnere e altri racconti". Quando, nel suo minuscolo, divenne un Millelire mi costò l'espulsione dalla famiglia nei festeggiamenti del Santo Natale. Fu uno dei fratelli, credo, a emettere il decreto. Che risate, come se quelle poche pagine fossero un par di draghi insonni e non erano altro che un grido di liberazione. Ma via, esiliata!
Oh che ricordi! Eccomi rifugiata dalla zia Beatrice a trascorrere il giorno del Bambino con Paolo, cugino amato, e con altri cugini meno amati. Nessuno dei miei si curò di me, nessuno mi cercò. E in quella solitudine lessi, ancora inconsapevole, la prima parte della verità. Che dovevo capire intera molti anni più tardi. E tuttavia continuare a vivere nella pace del cuore.

Nemmeno io, nel mio piccolo, so perché mi piace metter nero su bianco molto di ciò che mi si affolla nell' anima, soprattutto per affermare le verità che mi sono state trasmesse quando ancora ero bimba e che tengo strette come tesori in uno scrigno. E se trovo chi mi corrisponde, beh, mi ci affeziono e desidero intrattenermici come con la più cara amica. Cosa che neanche è del tutto vera perché colei che la più cara è, è tutta involtolata stretta in ciò che quasi tutti pensano, pensando con perfetta aderenza al gran pensiero che potente domina. Così che con lei parlo di futilità, di caldo e di nipoti, di acciacchi e di visite mediche specialistiche. Ambito in cui lei è ben forte e preparata, tanto che un po' mi fa sorridere perché alla nostra età gli specialisti da cercare sarebbero ben altri e in perfetta sapienza....
RispondiEliminaE così termino.
Buona scrittura, cara Benedetta!
Nonna