Solo una piantina di geranio
Allora, ho bell'e pronte le tre cassettine di vino per chi mi aiuta, sen'onere di denaro, in giardino, caricandosi sul bel camion rosso, gli sfalci verdi che si accumulano nel mio duro lavoro quotidiano, ho fatto due bei sughi con i tantissimi pomodori che M. mi ha donato dal suo orto di Ovilò, ho pulito dalla teppa e dalle foglie le scale posteriori, quelle che s'usano poco e che si dimenticano in un canto e ora, stanca, mi ritrovo a tu per tu con la sera che scende piano piano a regalar la pace a questo mondo in fiamme.
Un mondo colorato d'un livido arcobaleno, dove il Pontefice incontra una cantante americana, ma non i pii lefevbriani, dove un presidente fa e disfa la guerra, dove è presidente un comico che fingeva in tivvù d'esser presidente (e lo è diventato) e dove tutti quanti (o quasi) han pensato di guardar solo al visibile e a lasciar perdere l'invisibile che, oh se lo capissero, è ben più importante di ciò che si vede...
Un ricordo, repentino, riacceso dopo un pomeriggio passato con PM in biblioteca in compagnia anche di una deliziosa ragazzina, una brunetta di dodici anni, che riportava, in tempo, il suo libro.
Sono in camera mia, a Roma, con Aurelia che, dislessica (secondo l'istituto) passava con me alcune ore a settimana per rimettere nel solco la sua vita. Apro la finestra dove si slancia verso il cielo una piantina di geranio. Le dico: "Aurelia, che cosa vedi?". "Una piantina di geranio", risponde. E io: "Tu vedi la piantina di geranio, ma non vedi la vita che la fa vivere fiorente". Tacque, poi sulla carta geografica, insieme, tracciammo le rotte dei barbari invasori dell'impero Romano, che lei riuscì a vedere vivi tra monti e valli, rendendo vivo anche lo studio e ritrovando il sentiero suo perduto.

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