La famiglia Tancas
Sì una parentesi tonda per mettere in un quadretto rosa un attore forse poco noto ai più, ma che a me, per ragioni del cuore, è carissimo, ossia Saro Urzì, grande interprete del padre padrone in Sedotta e abbandonata di Pietro Germi, lo stesso ruolo, tale quale, del protagonista del nostro Cuccuru, ossia Giacomo Tancas Dettori...
Sì, il "signor Giacomo, il vecchio olmo secolare che cerca di mettersi di traverso al progresso che gli ruba figli e nipoti, la modernità che cambia la storia per ripeterla ogni volta, con lo stesso feroce ritornello e i panni fintamente nuovi. Il signor Giacomo che muore, sconfitto, e poco dopo anche i vecchi olmi del paese (in cui si indentificava) vengono sradicati...
Tale e quale a Vincenzo Ascalone (Urzì nella pellicola) è dunque il nostro signor Giacomo che, invano, serra le porte (con catene e chiavistelli) al mondo che cambia per proteggere la sua famiglia dall'onda del destino. Invano: la figlia disubbidiente, perduta in Argentina, l'unico maschio anche lui perduto nella corrente in una unione sbagliata, e poi Nina, Biby, Nice, così diverse, con i loro matrimoni particolari. Tutto deve accettare, sopportare, digerire mentre sua moglie Paola prega... Ogni personaggio è psicologicamente credibile e vivo. Berenice, ad esempio, detta Nice è la piccola di casa, viziatissima, capricciosa, Nina, è la saggia, la mamma che tutti vorremmo avere, Biby anticonformista, combattente, ma ben piantata nella legge. Tutte e tre si salvano. Non così Margherita, la pia, la sogratrice, che, illusa dal falso amore (oh se avesse dato retta a signor Giacomo!) incontra la morte.
Leggere queste pagine ancore diritte nel mondo al contrario, in cui siamo costretti a vivere, è fonte, per me, di consolazione.
Non so per voi...

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