La famiglia Tancas




Già dall'incipit, lette cioè  le prime  tre righe, ho capito una cosa del romanzo  La famiglia Tancas di Paolo Cuccuru (edizioni Maxottantotto): che mi sarebbe piaciuto. Infatti è stato così e da qui lo dico anche alla cara PM che me ne ha parlato.
Sì l'ho letto d'un fiato, ammirando lo stile maturo e deciso, seguendo i rivoli delle vicende, tristi spesso, di una famiglia sarda che, tra Sassari e Pozzomaggiore, trascorre i primi anni del Novecento, tra la Grande e la piccola storia. E ora, puntini di attesa e scendendo d'un rigo lasciatemi,  prima di proseguire nell'inseguimento di trama, stile, personaggi, aprire una parentesi tonda qui un rigo dabbasso.

Sì una parentesi tonda per mettere in un quadretto rosa un attore forse poco noto ai più, ma che a me, per ragioni del cuore, è carissimo, ossia Saro Urzì, grande interprete del padre padrone in Sedotta e abbandonata di Pietro Germi, lo stesso ruolo, tale quale, del protagonista del nostro Cuccuru, ossia Giacomo Tancas Dettori...

Sì,  il "signor Giacomo, il vecchio olmo secolare che cerca di mettersi di traverso al progresso che gli ruba figli e nipoti, la modernità che cambia la storia per ripeterla ogni volta, con lo stesso feroce ritornello e i panni fintamente nuovi. Il signor Giacomo che muore, sconfitto, e poco dopo anche i vecchi olmi  del paese (in cui si indentificava) vengono sradicati...

Tale e quale a Vincenzo Ascalone (Urzì nella pellicola) è dunque il nostro signor Giacomo che, invano, serra le porte (con catene e chiavistelli) al mondo che cambia per proteggere la sua famiglia dall'onda del destino. Invano: la figlia disubbidiente, perduta in Argentina, l'unico maschio anche lui perduto nella corrente  in una unione sbagliata, e poi Nina, Biby,  Nice, così diverse, con i loro matrimoni particolari. Tutto deve accettare, sopportare, digerire mentre sua moglie Paola prega... Ogni personaggio è psicologicamente credibile e vivo. Berenice, ad esempio, detta Nice è la piccola di casa, viziatissima, capricciosa, Nina, è la saggia,  la mamma che tutti vorremmo avere, Biby anticonformista, combattente, ma ben piantata nella legge. Tutte e tre si salvano. Non così  Margherita, la pia, la sogratrice, che, illusa dal falso amore (oh se avesse dato retta a signor Giacomo!) incontra la morte.

Leggere queste pagine ancore diritte nel mondo al contrario, in cui siamo costretti a vivere, è fonte, per me, di consolazione.

Non so per voi...

Commenti

Post popolari in questo blog

Otto otto 8edizioni

La mia vita in una cassapanca

TerraRossa di Bari