Quello che sarà


Oh non c'è proprio pace per la mia Cecilia, che si è di nuovo perduta tra i pacchi delle poste italiane! Ben otto le copie, questa volta, spedite dalla mia amica Lisa all'indirizzo tale e contrassegnate come consegnate al destinatario. Che invece non le ha ricevute... 

Intanto la copia per il mio caro Padre Pedro che, dopo anni trascorsi in confessionale, è ora in riposo nella sua Spagna (e quanto mi manca!), è arrivata perlomeno nella penisola Iberica. E ora vedrò se arriva a Leòn, nel bel convento dedicato alla Madonnina che è casa sua. Intanto, nel caos in cui si dibatte l'umanità senza più la spina dorsale che viene da Dio, il sole bello, impavido, sereno, sorge dietro l'aldia con la forza di due leoni e mi conforta con il suo disco d'oro nel suo stupendo ordine che è del Divino.

Il folle volo umano che, ubbidiente alla menzogna, illusa dal finto arcobaleno (non quello di Noè) ha ribaltato il mondo mettendolo a capo in giù mi tocca, sì, ma non muta la mia direzione né cambia il mio vivere e il pensiero. Diritta, per mano a Lui, i miei passi gioiosi sono al sicuro e sicuro è ciò che scrivo perché è da Lui che viene. Così, fiduciosa, aspetto che Luiruà  diventi il mio nuovo libro e poi, più avanti, anche Non è così. E poi, magari, anche quello che sto scrivendo adesso, tra mare e cielo, criticata dal marito ("Non si scrive di getto, si fa una scaletta, si pensa prima...", ma io scrivo di getto e continuo a farlo...) che ho intitolato Un amore a Tavolara. 



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