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Visualizzazione dei post da novembre, 2025

Una passeggiata romana

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Stamane con un bel paolo d'oro in cielo e il cuore in alto me ne andavo verso il centro centro di Roma per dare un'occhiata a un mercatino e così, per scendere dai Monti al piano, prendo la viottola segreta che costeggia il muraglione del palazzo del Quirinale e dove conto i sampietrini incorniciati dalle erbette e non un'anima viva. S'arriva tra la folla al Tritone (che un tempo si chiamava via dell'Angelo custode e che bellezza di nome alato!). Percorro, la piazza di Spagna dove un allestimento di specchi mi lascia perplessa e un poco disgustata mentre poco più avanti, la splendida scalinata settecentesca celebre in tutto il mondo fa da preludio alla magnificenza della Trinità dei Monti. Avanti proseguo fino al mercatino allestito nella chiesa anglicana al Babbuino. Ma resisto il tempo di un respiro perché il Signore vieta di far della Sua Casa un mercato e qui oltre al mercato c'è anche un bar allestito spalle al Tabernacolo. Corro via e penso tra me e me, d...

Scuole romane

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A Roma, nella mia Romaamor, non erano ancora arrivate a sparigliare la quiete le scuole internazionali che dovevano poi imporsi con la mania dell'inglese. Oh, l'inglese... Mia madre, che doveva avere il naso fine, fin da subito ce lo aveva portato in casa nelle personcine rosse, bionde e more delle tante "signorine" che popolarono la mia infanzia: Jane, prima di tutte, e Ann e Sarah le mie preferite, ma ce ne furono tante altre. Ma fermi fermi, torniamo alle scuole   romane per raccontarle qui nella loro protostoria visto che alcune resistono oggi ancora ma mutate dal tempo che corre. Per i maschi, l'empireo era il Massimo, scuola gesuita, che doveva preparare, si diceva, l'elite del Paese. Mario Draghi (se vi piace...) andava al Massimo e segreto di Stato il voto suo alla maturità.  Il nome dell'istituto è quello del principe Massimiliano Massimo, gesuita, che lo fondò e la sua famiglia antica di millenni fornì il Palazzo che oggi è un museo (Palazzo Mass...

I Mucchi di Salò nel mio Romaamor

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questa stupenda vasca di marmo è in un parco romano, ma mia nonna Lisetta ne aveva una tale e quale a San Giuliano e io la amavo. Quando mia madre parlava dei Mucchi che l'avevano ospitata, nella stupenda villa Tracagni a Salò, ai tempi della Repubblica sociale, gli occhi si scioglievano d'ammirazione e, d'un tratto,  sembrava salir su un trampolino o su una torre e da lì guardava, dall'alto in basso, il resto dell'umanità, il popolo, che non aveva conosciuto, come era accaduto a lei, "i Mucchi". Bella come era da ragazza, altissima, bruna, capricciosa, fu ritratta da uno dei Mucchi (credo Gabriele), pittore, e quel ritratto a china, tirato via con maestria per la somiglianza e il carattere rubato sul foglio, con su una poesiola ammirativa, lo teneva appeso davanti al suo tavolino da lavoro in fondo al corridoio della casa del mio Romaamor e, quando lì sedeva, di rado in vero, doveva certo pensare ai suoi tempi di splendore con i Mucchi, quattroquarti di c...

Una parentesi al Gesù

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Non ci ho mai pensato prima di oggi che la giornata grigia, con gli aghetti della pioggia a mulinare nell'umidor dell'aria, invita al pensiero. Dicevo non ci ho mai pensato fino al presente, ma, rimboccando le coperte al meditare e riavvolgendo il nastro d'argento dei ricordi,  mi pare ora chiaro che l'Istituto Mater Dei, sentinella su piazza di Spagna, gloria d'Irlanda (anche se la fondatrice dell'Ordine delle povere ancelle di Maria era inglese), doveva certo le sue radici allo spirito dei Gesuiti. E proprio ora che i figli di Ignazio mi sono lontani come l'America al mio cuore, prendo la mia intuizione e la sgomitolo qui sotto in nomi e cognomi e sintomi che fan pensare al laccio indissolubile tra i soldati del Papa  (oggi irriconoscibili) e le sister... La memoria corre dietro a Sister Frances, la quale, in bandiera sciolta di nome religioso, doveva il suo non a San Francesco, ma a San Francesco Borgia, uno dei santi più importanti della famiglia del Pap...

Nel Paese di Tuttoalcontrario

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La foto è di Tanizergh Nel Paese di Tuttoalcontrario, dove si dormiva di giorno e si viveva di notte, accendendo tutte le luci per poi far corteo di protesta per gli sprechi energetici, viveva una bambina di nome Utopia Rosa. Anche lei, la mattina andava a letto, (ma faticava ad addormentarsi) e la notte a scuola, in piscina, a studiare il diano (era la lingua di moda a Tuttoalcontrario) e poi dai nonni (ma non quelli del sangue, nonono, quelli scelti dai suoi genitori) e  poi anche a lezione di "cavalca il maiale", che era lo sport nazionale a Tuttoalcontrario. Un mattino presto (ma in diano si chiamava notte) Utopia Rosa, che non riusciva a dormire, mise un piccolo piede sul pavimento e fece due passetti nella casa addormentata. Nelle case di Tuttoalcontrario (che erano in grattacieli altissimi e senza finestre) non c'erano scale, solo ascensori che di giorno (notte per loro) venivano disabilitati dall'Autorità. Ma quel giorno (notte per loro), per la disattenzione ...

Codariccia, la cattiveria e la virtù

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Se è vero verissimo che, al terzo crowd funding non ne aggiungerò un quarto, è altrettanto vero verissimo che non smetterò di scrivere. Al contrario, ho già buttato giù i primi tre capitoli di un romanzo ambientato a Parigi. E poi ho tanti racconti e alcuni hanno vinto premi e si meritano, un giorno chissà, un volumetto tutto loro, come mi ha chiesto la mia amica Celeste... Ma dovrò trovare un nuovo modo per pubblicare i miei libri e ho già qualche idea e un progetto a riguardo che però resterà soltanto mio e che svelerò il giorno, se accadrà, in cui scadrà, per così dire, il foglio rosa. Intanto, vi regalo una storietta succulenta che ho preso dal libro di storie e leggende spagnole comperato a Esquilibri dal mio amico Giampiero (che ha sempre dei bellissimi libri). Parla di Satana che decise, un giorno, di portarsi all'inferno una donna malvagia prima che morisse. Mandò dunque il suo servitorello Codariccia a fare il giro del mondo per scovare la vittima. Codariccia, cammina camm...

Alba rosa

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Ieri a Milano è nata una bambina. Si chiama Alba, come l'alba rosa di un nuovo giorno, che lei abiterà, protetta, lo so, dal suo papà che è mio cugino. Un'altra bambina, Nicole, è nata, qualche mese fa, a mia nipote e presto, col nuovo anno, a Davide, il figlio di una simpatica amica, nascerà una piccolina che, come mi ha detto, chiamerà Noemi. La vita palpita, germoglia, fiorisce. E vince sempre, mentre la morte, che ci viene servita a tutte le ore in televisione e tutt'intorno (anche in forma di orrido "suicidio assistito") trema di fronte a tanti fiori di speranza,  e se ne scappa via recando in un sacco i suoi frutti maligni che sono  anche legge dello Stato o vorrebbero diventarlo. Ecco, il mio sorriso in fiocco rosa s'accende in questa coda di novembre che già piega verso dicembre, il mese dell'Avvento, in cui  attendiamo la nascita del Bambino, del Salvatore che, bianco e biondo, nasce a Betlemme, portando con sé la Via, la Verità e la Vita. Gesù Ba...

Mondo tivvù

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Il mondo in cui, bambina, vivevo con occhi bene aperti era senza televisione. D'estate, a Cala Girgolu, nel mio Cuoresardo, per tanti lunghi mesi, c'erano solamente Tavolara, il mare, il dlen dlen delle pecorelle al pascolo, il laghetto salato con i suoi pesciolini, il sole che lento, incendiato d'amore, camminava sul mio capo biondo.  D'inverno, a Roma, nella mia Romaamor, la televisione si chiamava tivvù e abitava la mia esistenza solo alle cinque di pomeriggio, per un'ora, quando cominciava (e terminava) la tivvù dei ragazzi. Di quanto guardavo, poco davvero, perché, fischiando nelle sue gradazioni di verde, il giardino mi invitava a correre in braccio a lui e io ubbidivo, trasalendo di gioia, tra le erbe. Di sera, poi, mio padre, che tornava stanco dal lavoro, era il signore della televisione e solo raramente, al sabato sera, la famiglia riunita guardava Canzonissima, Milleluci e altre trasmissioni simili. Ma un ricordo, un dolce ricordo picchia all'uscio de...

Esquilibri una domenica mattina

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La terza domenica del mese, sotto i portici di piazza Vittorio, ecco animarsi "Esqulibri", la mostra mercato di libri antichi, moderni, vecchi, per bambini, per intenditori.  libri cerca e fruga che ce n'è, con santa pazienza, per tutti i gusti e  per ogni riccio e capriccio e libri di ieri e di oggi e di sempre. I banchi dei tanti espositori ricamano i contorni della bella piazza che resta ancora, per i romani, un pezzo di Piemonte nella Capitale. Il perché è semplice: a Roma, dove splende quasi sempre il grande astro di formaggio d'oro, i portici non servono e non serviranno quasi mai, ma i sabaudi, che scesero a conquistare il Regno pontificio, non lo sapevano e memori delle loro ubbie nordiche, li vollero, i loro bei portici di famiglia, come a casa loro, lassù sotto la Mole antonelliana... Via ora servono eccome, Benedetta, perché anche se piove i nostri venditori di sogni in forma di carta possono esporre la loro delicata mercanzia e sperare di vendere qualcosa ...

Il profumo del Calicanthus

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Verso i primi di dicembre quando   ci si preparava a inaugurare le porticine del calendario dell'Avvento, era tempo per noi piccoli cinque di pensare alle vacanze invernali a San Giul iano, in Friuli, dove tutto in sospiro di vecchio legno scricchiolante ci att endeva, ansiosa di noi, il casolare rosa della nonna Lisetta. Lungo, eterno, era il viaggio che cominciava nell'abitacolo della Peugeot amaranto di mio padre,  all'alba di un sabato per smorire poi alla sera quando nell'umidore della campagna friulana si finiva, all'aprir lo sportello, nelle braccia calde e festose della nonna e della Eva, mentre il cane Pippo, col suo pancino d'oro e la casacchina nera sulla schiena, ricamava le sue piroette nell'aria fredda. Correvo in casa per controllare che, nella stanza che dividevo con mio fratello Marco, ci fosse  ancora la mia bambola di coccio, la quale aveva dormito per  mesi il sonno dell'attesa  di me nella sua bella culla rosa, che era stata di mia m...

La lunula di Caia e la bulla di Caius

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                                                  Mio  dolce, biondo fiume... Se novembre, a me molto caro, è il mese del nove, dicembre è quello del dieci. E allora, mi sono chiesta, perché novembre è numero undici seguito da dicembre numero dodici? Nonono l'ingegner Bettina, tutta numeri e invenzioni,  mumble mumble, doveva capire il busillis... Detto fatto, ma per le vie misteriose della Provvidenza che nella Sua mano mi conduce, mi trovo a leggere un vecchio libro ottocentesco sulla "Religione di Numa" che, per chi non masticasse le antichità romane, è il credo primigenio dei romani quiriti, ben prima che la Grecia e le religioni del vicino oriente facessero il loro ingresso nel pantheon dei miei avi, invadendo il sacro pomerio. Ora non sto qui a raccontarvi in che cosa credevano, allora Caius e Caia (anche se mi piacerebbe...), ma due cose desidero ...

Storie romane, storie italiane

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Tra i tanti cappotti che han foderato i miei inverni di giovanissima e ragazza, ne avevo uno, bello bello, di lana, nero, colletto e bottoni in velluto in tinta e di firma anche (cosa che accade di rado nel mio armadio). Si stringeva in vita con una fascia, lei pure, di velluto e su entrambi i lati pareva accarezzare le gambe come un mezzo petalo di fiore. Ma un anno via l'altro e scopro che non ci sto più dentro bene come usavo e decido di venderlo su Vinted e così è stato presto prenotato, pagato e via col vento. Sì, una parola. Perché il tramite della spedizione è Poste italiane che ha in giro per lo Stivale i suoi punti di partenza ed ecco che comincia l'avventura. Entro nel sito e trovo l'elenco, secondo loro, dei punti più vicini a dove abito io. Partono le mie chiamate ai presunti magazzinieri e, cominciamo bene, due buche con acqua. Quindi dai decido di affidarmi al numero di telefono che offre assistenza ai naviganti. Chiamo e mi risponde un ragazzo ben educato ma ...

Estate di San Martino

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Scendere dal Rione Monti fino al biondo fiume è bello soprattutto se si passeggia nel giorno - oggi - in cui splende fiorita l'estate di San Martino: tenera è l'aria, gioioso il sole e leggeri i passi che conducono per il rettifilo savoiardo che parte dalla via Nazionale e arriva fino al Ponte degli Angeli. Sono diretta al Bibliobar ricamato sul lungofiume. Prima di raggiungere il Ponte degli angeli che recano in mano i segni della Passione di Gesù, mi fermo in piazza di Santo Spirito, dove, sono anni, si ergeva il palazzo della Banca omonima che era anche la mia... Intorno tanti brutti buchetti pieni di brutta mercanzia che fan somigliare Roma a Dacca. Triste Roma tradita... Sospiro, proseguo. Mi fermo davanti a un negozio d'antiquario e un bigliettino mi dice "Torno subito", sicché raggiungo la mia meta, il Bibliobar, scambio qualche vecchio libro per mio marito, prendo un mediocre cappuccino, mi fermo a salutare i tanti passeretti in cerca di miche, critico i...

Una domenica con Carla

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Si va,  Carla e io, nel placido pomeriggio che volge verso sera, proprio sulle rive del Tevere-Volturno,  all'altezza della Magliana, dove ancora s'arriccia  selvaggia la flora ripense (e quindi senza i bianchi, tristi muraglioni piemontesi) a visitare la mostra, "Il mostro" che  per due giorni ancora (cioè fino all'11 novembre) offrirà al visitatore  il gusto di ammirare tante belle fotografie di altrettanti giovani talenti italiani. Eccoci dunque alla Tevere Art Gallery che ha uno splendido terrazzo snasante lì dove le bionde acque serene scorrono gentili nel verde arruffato delle erbe e degli alberi. La mia prima domanda e forse anche quella di chi legge è: "Ma perché il mostro se nelle foto di mostri non si vede traccia, anzi pare la bellezza l'ingrediente quanto basta?". Mi risponde Carla: "L'occhio del fotografo, si dice, cerca fuori il "mostro" che si porta dentro". E non è detto che sia per forza un mostro. Infatti, ni...

Piccole spose

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  Nel giorno della Prima Santa Comunione, al Mater Dei, noialtrre bambine, venivamo vestite da piccole spose. Un lungo abito di tulle bianco si allungava fino a mangiarci i piedi infilati in deliziose scarpette candide, una cuffietta, di tulle lei pure, ingentilita da un girotondo di fiorellini bianchi, incorniciava l’ovale del viso,    mentre un velo a strascico ruscellava giù per le spalle. Non vedevo l’ora di indossare il mio vestito, che era però usato, in quanto   ereditato da mia sorella più grande e quindi non comperato, fresco, da Zingone alla Maddalena, ma conservato con cura religiosa da mia madre nel bianco armadio del Guardaroba. Al mio solo avvicinarmi, pareva chiamarmi come le sirene Ulisse.  Aprivo le porte. L’odor di naftalina mi pungeva il naso e mi infastidiva lo sciacquio delle plastiche dei tanti abiti lì raccolti, affratellati dall'oblio, come in una tintoria. L o splendore del mio, da Prima Comunione, sveniva sul tavolo mentre io, con la ma...

Per Francesca perduta

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  Basilica di Santa Cecilia in onore del mio Dormi Cecilia! Bambina, nel grazioso drindel verde a fioretti bianchi con grembiuletto bianco a fioretti rossi, spingevo la mia carriola, anch'essa rossa e bianca, su e giù sotto al porticato di cotto e sogno del casolare rosa di San Giuliano dove, ragazza aveva abitato mia madre, e dove contava i suoi ultimi anni la nonna Lisetta. Portavo così a spasso la mia grande bambola di coccio che aveva un occhio aperto e uno chiuso, i capelli di stoppa e uno sbrindellato abito di tulle rosa, una bambola che per me, però, era la più bella del mondo... Più avanti, stirata nella divisa bianca e blu dell'Istituto Mater Dei, passavo le lunghe mattine d'inverno e d'estate, tra le compagne, vestite tale e quale a me, che solo all'apparenza mi somigliavano, come poi la vita doveva insegnare... Al suono della campanella della ricreazione, esplodevamo in un mazzo bianco e blu sul terrazzo di marmelle candide seduto a mezz'aria tra Piaz...

L'Anna del pane

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Ricordava, Cetta, del tempo in cui andava da sua nonna, in un paese della piana pontina dove l’odore del salso, proveniente dal mare turchino laggiù, si mescolava alla fragranza dell’erba tagliata; ricordava poco, mi diceva, ché era piccola allora e la memoria, nel tempo confonde, dimentica, oblia il bello e il brutto, facendo del passato, intero, una crema dolce da mangiar col cucchiaio nei tiepidi pomeriggi d’autunno; ricordava però una cosa, precisa, nitida, rossa la gonna e il cuore: al mattino appena sveglio, nello sbadiglio leggero della brezza marina, ricordava di quando passava, con la gran gonna che pareva un tulipano rovesciato, Annina del Pane, gridando in dialetto chissà che cosa mai. Portava, l’Annina, in equilibrio, poggiata sulla spalla destra una lunga tavola di legno, sulla quale, dormivano ballando all’ondeggiar di lei, tutti i pani di lievito del paese. Chi una croce, chi un taglio, chi faceva una treccia, chi ciambelle a nodini. Ogni pane aveva un’anima e un nome, m...

In uno scatolone, su in soffitta

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Bello è far una linda pulizia in casa, spolverare i ninnoli, passare l'olio paglierino sui vecchi mobili che vengono, alcuni, dai tempi di Noè. Bello è sentir l'odore di pulito che in danza riempie le stanze, i corridoi, gli interni, gli angoli e i piani. Ho scoperto, tanto per dire, che unendo aceto e sale grosso riesco a cancellar gli aloni bianchi sulle mattonelle e che, per riparare il geberit, basta infilar le pastiglie dell'anticalcare nel serbatoio e non occorre più restare per ore in attesa di un idraulico... Intanto, nel correr via dei giorni e delle ore, conto sulle dita quanto manca alla fine della raccolta preordini di Dormi Cecilia e mi interrogo sulla scrittura come viene intesa oggi da chi ha molti anni meno di me. Sono i ragazzi (di decenni più verdi di quanto sono io) che ho incontrato sulla piattaforma e sono giustamente pieni di sogni, ma mi chiedo se sappiano davvero che cosa significa scrivere, cioè tentar di far letteratura, trovare una propria voce ch...