Scuole romane




A Roma, nella mia Romaamor, non erano ancora arrivate a sparigliare la quiete le scuole internazionali che dovevano poi imporsi con la mania dell'inglese. Oh, l'inglese... Mia madre, che doveva avere il naso fine, fin da subito ce lo aveva portato in casa nelle personcine rosse, bionde e more delle tante "signorine" che popolarono la mia infanzia: Jane, prima di tutte, e Ann e Sarah le mie preferite, ma ce ne furono tante altre. Ma fermi fermi, torniamo alle scuole   romane per raccontarle qui nella loro protostoria visto che alcune resistono oggi ancora ma mutate dal tempo che corre.

Per i maschi, l'empireo era il Massimo, scuola gesuita, che doveva preparare, si diceva, l'elite del Paese. Mario Draghi (se vi piace...) andava al Massimo e segreto di Stato il voto suo alla maturità.  Il nome dell'istituto è quello del principe Massimiliano Massimo, gesuita, che lo fondò e la sua famiglia antica di millenni fornì il Palazzo che oggi è un museo (Palazzo Massimo alle Terme), ma negli anni Sessanta il Massimo si trasferì all'Eur, dove "la pubbica" era il Vivona...

Ma avanti. Sulla Nomentana e marista c'era e resiste oggi pure il San Leone Magno, dove andava il mio primo amore e poi anche Giovanni Grasso, mio amico di allora, oggi nientemeno che portavoce del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per Giovanni, che allora dirigeva un piccolo giornale cattolico,  scrissi il mio primo articolo su un racconto di Guimaraes Rosa. Non so però come si chiamava la pubblica di lì.

Il San Giuseppe De Merode aveva il suo gemello nel Villa Flaminia e tutti e due erano istituti lasalliani e anche qui un vivaio di vip e di bei ragazzi e di alcuni mi innamorai. In centro dominava, come scuola pubblica, il Visconti, che abitava  e abita nell'ex collegio dei gesuiti sicché un poco gesuita lui pure. Oh che ricordi al Visconti. Molti anni dopo, io mamma, lo frequentò il ragazzo del mio cuore. A Campo dei Fiori, invece, c'era il Lucrezio. L'Azzarita, a Roma nord, era dei "fascisti" come il Giulio Cesare a Corso Trieste. Tutte le altre scuole pubbliche erano di sinistra e i ragazzi con eskimo e borsa di tolfa a tracolla... 

Un ricordo. Sono in Irlanda e con me c'è Raffaella, in un camp Ireland verde e pieno di spagnoli bellissimi. Lei, bellina, magrina, mora mora, è "comunista" (ma io non so che cosa vuol dire a quattordici anni), sui jeans porta il simbolo della pace e la scritta Bob che, mi spiegò, voleva dire Bob Dylan. Andava ai comizi e ai cortei e io, del Mater Dei, neppure sapevo che cosa fosse un collettivo. La ascoltavo a bocca aperta e anche se portava due cognomi,  viveva in un elegante quartiere di Roma Nord e aveva una mamma bellissima e molto bionda, io la vedevo come una rivoluzionaria, una che avrebbe cambiato il mondo, una che...

La ritrovai, molti anni, dopo sposata a un buon partito, manager in un ente pubblico. L'altra Raffaella, si vede, era rimasta in Irlanda...


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