I Mucchi di Salò nel mio Romaamor

questa stupenda vasca di marmo è in un parco romano, ma mia nonna Lisetta ne aveva una tale e quale a San Giuliano e io la amavo.

Quando mia madre parlava dei Mucchi che l'avevano ospitata, nella stupenda villa Tracagni a Salò, ai tempi della Repubblica sociale, gli occhi si scioglievano d'ammirazione e, d'un tratto,  sembrava salir su un trampolino o su una torre e da lì guardava, dall'alto in basso, il resto dell'umanità, il popolo, che non aveva conosciuto, come era accaduto a lei, "i Mucchi". Bella come era da ragazza, altissima, bruna, capricciosa, fu ritratta da uno dei Mucchi (credo Gabriele), pittore, e quel ritratto a china, tirato via con maestria per la somiglianza e il carattere rubato sul foglio, con su una poesiola ammirativa, lo teneva appeso davanti al suo tavolino da lavoro in fondo al corridoio della casa del mio Romaamor e, quando lì sedeva, di rado in vero, doveva certo pensare ai suoi tempi di splendore con i Mucchi, quattroquarti di cultura, umanesimo e verità...

Mi parlava di Anton Maria e di Gabriele, padre e figlio, ma per me che capivo poco o nulla, i Mucchi erano, nel bisticcio della parola, un mucchio e tutti bellissimi, elegantissimi, intellettuali al cubo, nell'empireo per sempre. La villa era viva viva. C'era la figliastra Nora, la contessina Lucia, moglie di Anton Maria, e tutto un valzer di nomi e cognomi illustri che andavano e venivano. Già adulta, con i Mucchi nella memoria, li cercai sull'enciclopedia e li trovai, padre e figlio, e se erano morti sulle mute pagine, per me erano ancora vivi, rotondi, veri, colorati nelle parole di mia madre.


Commenti

Post popolari in questo blog

Otto otto 8edizioni

TerraRossa di Bari

La mia vita in una cassapanca