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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

Che cosa succcederà

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Ho una amica, bè forse non proprio un'amica, ma la chiamerei una cara conoscente che, lavorando in un luogo aperto al pubblico, indovina già dal passo del cliente  in entrata, da che cosa dice, da come si muove tra carte e cose, che tipo di persona è, se c'è da fidarsi, oppure no, se sarà attiva o è solo lì a far tre passi al chiuso perché fuori piove.  Insomma se è vera o falsa, se porta la maschera del faleno lunare oppure no. Io l'ho sperimentata, la sua inaffondabile sapienza e desta famigliarità con l'umanità dolente direttamente, avendo ricevuto da lei la notizia circa una certa persona che le raccomandai come grande amica. Passati giorni e forse mesi, mi reco dalla prima e domando della seconda e al mio chieder se tutto è andato bene, la risposta fu un dito sulla bocca e occhi al cielo. Non ho chiesto altro e più non abbiamo parlato della seconda che non vedrò mai più e ora, sapete che cosa faccio quando s'avvicina una nuova amica , la immagino, viva nella me...

Non è solo un raffreddore

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Un mattino di tanti anni fa, sul ponte che attraversa il biondo Tevere, ricordo che c'ero io, con mia sorella, e che tutt'e due eravamo dirette a Porta Portese e parlavamo, come parlano due sorelle che pur sorelle sono estrane e che non si vedono che di rado, solo per firmare carte, da notai e avvocati. Non so perché eravamo insieme quel giorno, forse dovevamo incontrare un altro fratello che non vive in Italia e che è gran collezionista, non so, non ricordo. Ma ricordo bene che cosa mi disse lei quel mattino: "Oh fin da piccola hai avuto sempre il raffreddore e tutta chiusa e infreddolita". Lo disse così, tanto per dire qualcosa e rompere il silenzio tra noi, senza un motivo profondo né un perché ma io che ho sempre il taccuino rosa aperto dentro di me, ho vergato ben bene le sue parole e le ho fatte ondeggiare nella mia anima e fissare nella mente. Ed ecco che ora, dopo tanti anni, le nubi del mistero si sono diradate, ho capito il perché delle mie infreddature e se...

Con gran soddisfazione

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Puntuale come il cannone del Gianicolo che spara al tocco la sua voce, m'arriva la telefonata dei manutentore della caldaia per la revisione annuale dell'impianto e ci mettiamo d'accordo per il tale giorno alla tale ora. Bene, grazie, buon giorno, si può pagare anche con la carta? Metto giù col mio gruzzolo di notizie e tutto ben calcolato, poi segno sul frigo il mio bell'appuntamento e quando passati due o tre giorni, arriva il momento di aprir la porta al tecnico, sono già pronta e ho già messo d'un canto il tavolo con tutto ciò che, di boccette e contimenti, contiene. All'arrivo il nostro mi sembra, coi capelli lunghi, gli orecchini e uno strano para ciuffi che gli lascia incolti sul colmo i riccioloni, dicevo,  mi pare Tomas Millian  (per chi ancora lo ricorda...) e mi fa simpatia. Lo lascio a sbrigar le sue faccende e quando ha finito m'accorgo di non avergli offerto il caffé come faccio sempre quando viene qualcuno in casa. "Oh non fa nulla, ne ho...

Tre mele dal cielo

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Un bel pettirosso di casa a Palazzo Braschi Mentre penso a che cosa, casomai,  potrei presentare e leggere al prossimo appuntamento di Libriamoci (E un'idea ce l'ho già)  mi sovviene l'edizione dell'anno scorso quando, al tocco di un mercoledì di mercato, mi recai in una scuola media che si trova dietro la Basilica di Sant'Agnese e lì, davanti a una ventina di ragazzini zitti e attenti come in una cartolina di cent'anni fa, raccontai loro di quando era nata la letteratura per l'infazia in Italia, di chi aveva portato qui da noi la Pippi Calzelunghe e di tanto altro ancora prima di far leggere a loro qualche pagina di Marigold di Lucy Maud Montgomery. Alla fine di ogni capoverso, tante braccia si sollevavano come ad acchiapparae un uccello e vocine tutte, maschi e femmine, cantilenavano "io, io, io". Le due ore passarono volando e i ragazzi, alla fine, mi chiesero di tornare e quando sarei potuta andare. Mi girai ad osservar la loro professoressa d...

Controcorrente

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Notre Dame di Montmartre Verso i sei o sette anni m’ammalai di una misteriosa “terza malattia” che mi chiuse il naso e i polmoni, in una morsa di tristezza. Respiravo a stento e un risucchio laggiù faceva scuotere il capo a mio zio, che era il dottore di famiglia e che veniva a visitarmi a domicilio, mentre languivo nel lettone dei miei genitori. “Ha l’asma, poverina – diceva – non può andare a scuola”. Per me una condanna al dispiacere perché la scuola mi salvava dai dispetti dei gemelli, dal disamore di mia madre, dalla depressione di mio padre. A scuola potevo essere un’altra me, sola, senza fratelli e sorella, senza genitori, senza cugini e falsi cugini. Ma non potevo andarci. Quando con la bella stagione, mi fu consentito di uscire all’aria aperta, con un fazzoletto legato stretto  intorno all’ovale del viso e allacciato sotto al mento con due allegre cocche a fiocco, mi sentii felice, presto sarei potuta tornare a scuola. Uscii nel sole, seduta sotto la mimosa che già inizi...

Solo un articolo mio

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Tra queste belle bimbe c'è la mia bisnonna Filomena...   Oggi  solo un mio articolo  (dolente) uscito su Stilum Curiae proprio stamane.   https://www.marcotosatti.com/2026/01/26/la-legge-del-mondo-valentino-crans-moretti-e-due-genitori-disperati-benedetta-de-vito/

Mio fiume silente

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Pensavo, stasera, mentre la televisione muta e accesa mi mandava le sue immagini come in un fiume in piena, incessanti e senza ordine apparente. Pensavo, dicevo, che il mondo di oggi è proprio un gran fiume in piena che va contro corrente, portando a monte le scorie delle chiacchiere, i fatti di sangue, le ingiustizie quotidiane, le passerelle dei nuovi Fonzie con gli occhiali a specchio, i film che raccontano lo stesso mondo guasto. Pensavo che, nel guazzabuglio di parole, immagini, voci e battimani ci si ritrova, alla sera, pieni di nulla e con un senso di vuoto e lo scoramento davanti a un mondo neopagano che cerca di trovare un senso lì dove il senso (senza Dio) non c'è. Si creano miti che durano un giorno, si celebrano vani funerali senza fede, s'alimentano di speranze e di richiami i social che tutto divorano come ingrate anaconde, s'intrecciano i pareri e le passerelle dei politici che nulla dicono perché nulla hanno da dire. Ed è il mondo lucente, costruito dal proi...

Dalla vera vita al mondo

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  Alle sette e qualche minuto, nel buio ricamato dalle luci notturne, che già fan l'occhietto al sole che sorgerà, sono a San Giovanni in Laterano, la stupenda Basilica papale (sconciata purtroppo dalle seggioline in acciaio e plastica), dove si conclude, proprio oggi, la mia missione parigina. Oh che bel sospiro di sollievo! Nonostante l'influenza, la tosse, il raffreddore, il mal di gola e tutti gli annessi e connessi della malattia stagionale, con una genuflessione e il segno della Croce m'affido e il cuore è leggero e sereno, mentre esco nel giorno che s'affaccia a oriente in questa chiesa che, come avveniva nelle Chiese antiche (sempre) erano rivolte ad orientem... E ora passo dalla vera vita al mondo e, recuperata la macchina che ho parcheggiato poco più in là lungo la via Emanuele Filiberto, e recupero chi amo. Insieme sfrecciamo sulla Prenestina e la meta è il consueto supermercato del giovedì (o del martedì, dipende), dove è una festa la prima colazione e, come...

Un piccolo Re a Parigi

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Ci sono cose, segreti che m'allacciano lassù e che non posso rivelare. Ad esempio il motivo per cui, la scorsa settimana, senza aver programmato un bel nulla, me ne sono andata sola soletta a Parigi e di come è andato tutto per traverso, riuscendo io tuttavia, pur ammalandomi per giunta, a compier la missione e prego e ringrazio e presto, tra due guanciali, dormirò. Mentre forse già domani, un bambino francese con la corona in testa, i bei riccioli d'oro, il vestitino di seta azzurra (nel mondo che ha condannato a morte i colori da anni...) s'aggirerà, un poco spaesato per una città che a stento riconoscerà, recando in mano una fiaccola di fiamma. Qui pubblico una foto scattata nel mercato rionale di Saint Denis dove la "francesità" è solo nelle insegne delle vetrine dei negozi. E messo il punto e a capo, attendo in allegria che m'arrivi  sempre dalla Francia, la nuova stoffina presa su Vinted (che ancora non sono riuscita ad andare a ritirare) e con la quale ...

Da Parigi a Roma

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Tornata dalla "mia" Parigi (da intendersi come la mia Parigi cristiana), Roma mi regala il suo benvenuto in un dolce crespuscolo  argentato, nella presera che già invita al sonno. Dal taxi che mi riporta dalla stazione a casa, snaso e osservo la grazie della mia Romaamor e ne riconosco ogni sampietrino, il respiro, la bellezza visibile e invisibile. Parigi è un incanto, certo, e Montmartre, dove ho vissuto i miei giorni parigini, in stretta armonia con la stupenda Basilica del Sacro Cuore, mi ha incendiato il cuore d'amore. E il francese così elegante e garbato mi ha fatto venir voglia di essere, casomai, ancora più educata. Tuttavia, sono Romana, e quando nel vagone che mi riportava in Italia ho sentito un giovane papà dire in romanesco alla sua famigliola di ritorno da Dismeyland: "Oh, regà, nun vedo l'ora de magnà na gricia!", mi sono detta che, si la Francia è bella, il francese molto chic ma l'Italia è più bella e l'italiano, semplice come è, di...

Eccomi a Milano

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Eccomi a Milano dove i palazzi hanno i capelli verdi in capo e mi pare, strizzando gli occhi, di essere a Babilonia e di ammirar, lassù, i suoi affascinanti giardini pensili. Eccomi a Milano, solo di passaggio però perché la mia meta è un altrove reale, a salutar la mia dolce Cecilia (Mazenta) alle Grazie e ancor più forte è il mio amore per lei quando ho scoperto che la "mia" Elisabetta Canori Mora, beata trinitaria, di secondo nome faceva lei pure Cecilia... Eccomi a Milano, dove, inseguendo il nasino rotto di un rubinetto, mi sono ritrovata in una ferramenta (parola latina, in neutro plurale! Sì, ancora parliamo senza saperlo il latino e vogliam fare i moderni...) in piazza 6 febbraio, che, come leggo, è la porta d'ingresso al niuiorchese quartiere detto sitilaif. Oh non sapevo che il sei febbraio  del 1853 i milanesi (bè un migliaio di milanesi) avessero cercato, senza riuscirci, di buttar fuori gli austriaci ed ecco la loro piazza che ha per sfondo il bellissimo Pala...

Il principino della letteratura

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Di certo, voi pure, da bambini, avete letto e amato "Il piccolo principe" di Saint Exupéry che - e sono certa che non lo sapevate (come non lo sapevo io) - ha un "lato brasiliano". Scendete di qualche rigo e andiamo a cominciare: rullo di tamburi, trombette e tamburelli... I l nostro "pilota di guerra" e scrittore francese giunse in Brasile nel 1928, lavorando nelle terre del Corcovado, come aviatore postale. Il Brasile è grande, grandissimo e gli scali postali erano ben 11. Voli di giorno, voli di notte. Uno scalo era a Florianopolis, capitale dello Stato di Santa Caterina, dove lo scrittore del principino (della letteratura) fece amicizia con un gruppo di pescatori. Oh com'era difficile pronunciar quel nome francese, così elegante, per i poveri pescatori brasiliani! Così lo chiamarono modo loro "Zé Perry" e viva la semplicità. Con loro Saint'Exupery andava ad accendere, all'imbrunire, le lampade per l'arrivo degli aerei not...

Altre storie della mia Romaamor

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A ventitré anni, praticamente un ragazzo, Michelangelo Buonarroti scolpiva nel marmo la divina "Pietà", dove la Madonnina sembra, nella serica purezza del volto, più giovane del figlio che reca, morto, in grembo e tanto ne andava fiero, e giustamente, che, di giorno, il grande artista fiorentino se ne rimaneva nascosto tra la folla per udire i commenti di questo e di quello e casomai portarseli a casa, nel suo tesoretto di sacrosanta vanità. Una di quelle mattine, giunto nella Basilica che ancora non aveva il dolce abbraccio del colonnato di Bernini, udì un galantuomo che domandava a un altro: "Oh chi mai ha scolpito un tale capolavoro?" E il secondo pronunciò un nome che era di un altro scultore e non del Buonarroti. Il quale, dunque, su tutte le furie, se ne tornò a casa sua al Macel de' Corvi, cioè davanti alla Colonna Traiana, a rimuginare. E tanto fece e tanto pensò che quella notte stessa con fiaccola e scalpello era a San Pietro a scolpire il nome suo a t...