Eccomi a Milano
Eccomi a Milano dove i palazzi hanno i capelli verdi in capo e mi pare, strizzando gli occhi, di essere a Babilonia e di ammirar, lassù, i suoi affascinanti giardini pensili. Eccomi a Milano, solo di passaggio però perché la mia meta è un altrove reale, a salutar la mia dolce Cecilia (Mazenta) alle Grazie e ancor più forte è il mio amore per lei quando ho scoperto che la "mia" Elisabetta Canori Mora, beata trinitaria, di secondo nome faceva lei pure Cecilia...
Eccomi a Milano, dove, inseguendo il nasino rotto di un rubinetto, mi sono ritrovata in una ferramenta (parola latina, in neutro plurale! Sì, ancora parliamo senza saperlo il latino e vogliam fare i moderni...) in piazza 6 febbraio, che, come leggo, è la porta d'ingresso al niuiorchese quartiere detto sitilaif. Oh non sapevo che il sei febbraio del 1853 i milanesi (bè un migliaio di milanesi) avessero cercato, senza riuscirci, di buttar fuori gli austriaci ed ecco la loro piazza che ha per sfondo il bellissimo Palazzo delle Scintille, in stile liberty il primo palazzetto dello sport milanese e... ma che cosa sono quei due corni che gli spuntano dietro? Ah sì, certo, certo sono i grattacieli della nuova Milano che vuol far l'americana e che tanto piacciono e a me, invece, punto e zero. Sgradevoli, violenti, spavaldi indicano il cielo, incombendo sull'aria libera, e impediscono la vista aperta dell'orizzonte. Mi paiono tante torri di Babele e datemi pure un milione mai li abiterei. E a sitilaif preferisco un milione di volte la dolce, vecchia Milano...

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