Da Parigi a Roma


Tornata dalla "mia" Parigi (da intendersi come la mia Parigi cristiana), Roma mi regala il suo benvenuto in un dolce crespuscolo  argentato, nella presera che già invita al sonno. Dal taxi che mi riporta dalla stazione a casa, snaso e osservo la grazie della mia Romaamor e ne riconosco ogni sampietrino, il respiro, la bellezza visibile e invisibile.

Parigi è un incanto, certo, e Montmartre, dove ho vissuto i miei giorni parigini, in stretta armonia con la stupenda Basilica del Sacro Cuore, mi ha incendiato il cuore d'amore. E il francese così elegante e garbato mi ha fatto venir voglia di essere, casomai, ancora più educata.

Tuttavia, sono Romana, e quando nel vagone che mi riportava in Italia ho sentito un giovane papà dire in romanesco alla sua famigliola di ritorno da Dismeyland: "Oh, regà, nun vedo l'ora de magnà na gricia!", mi sono detta che, si la Francia è bella, il francese molto chic ma l'Italia è più bella e l'italiano, semplice come è, di tutto cuore, riempie l'anima d'allegria.

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