Tre mele dal cielo
Alla fine di ogni capoverso, tante braccia si sollevavano come ad acchiapparae un uccello e vocine tutte, maschi e femmine, cantilenavano "io, io, io". Le due ore passarono volando e i ragazzi, alla fine, mi chiesero di tornare e quando sarei potuta andare.
Mi girai ad osservar la loro professoressa d'Italiano che, seduta al penultimo banco, mostrava un cipiglio per nulla amichevole nei miei riguardi e quando mi congedò lo fece senza lasciar speranza di una visita futura. Non so da dove le veniva il malumore, ma so che i ragazzi, bè, certo, solo in due (ma che gioia!) risposero al mio appello di raccontar qualcosa della loro vita e di farne un raccontino. Quando ricevetti i loro scritti, mi misi i panni dell'editor e con amore e serietà, corressi, pennellai, lavorai di chiaroscuro per dare una marcia in più alle loro storie. Rimandai alla professoressa i lavori, ma più nulla ho saputo né niente né notizie... pazienza, avanti!
Sospiro, respiro. Tre mele rosse cadono dal cielo. Una per chi mi ha letto, una per me e una per la bisnonna armena in posa in una vecchia foto color seppia...

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