Tre mele dal cielo

Un bel pettirosso di casa a Palazzo Braschi



Mentre penso a che cosa, casomai,  potrei presentare e leggere al prossimo appuntamento di Libriamoci (E un'idea ce l'ho già) mi sovviene l'edizione dell'anno scorso quando, al tocco di un mercoledì di mercato, mi recai in una scuola media che si trova dietro la Basilica di Sant'Agnese e lì, davanti a una ventina di ragazzini zitti e attenti come in una cartolina di cent'anni fa, raccontai loro di quando era nata la letteratura per l'infazia in Italia, di chi aveva portato qui da noi la Pippi Calzelunghe e di tanto altro ancora prima di far leggere a loro qualche pagina di Marigold di Lucy Maud Montgomery.

Alla fine di ogni capoverso, tante braccia si sollevavano come ad acchiapparae un uccello e vocine tutte, maschi e femmine, cantilenavano "io, io, io". Le due ore passarono volando e i ragazzi, alla fine, mi chiesero di tornare e quando sarei potuta andare.

Mi girai ad osservar la loro professoressa d'Italiano che, seduta al penultimo banco, mostrava un cipiglio per nulla amichevole nei miei riguardi e quando mi congedò lo fece senza lasciar speranza di una visita futura. Non so da dove le veniva il malumore, ma so che i ragazzi, bè, certo, solo in due (ma che gioia!) risposero al mio appello di raccontar qualcosa della loro vita e di farne un raccontino. Quando ricevetti i loro scritti, mi misi i panni dell'editor e con amore e serietà, corressi, pennellai, lavorai di chiaroscuro per dare una marcia in più alle loro storie. Rimandai alla professoressa i lavori, ma più nulla ho saputo né niente né notizie... pazienza, avanti!

Sospiro, respiro. Tre mele rosse cadono dal cielo. Una per chi mi ha letto, una per me e una per la bisnonna  armena  in posa in una vecchia foto color seppia...

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