Altre storie della mia Romaamor
A ventitré anni, praticamente un ragazzo, Michelangelo Buonarroti scolpiva nel marmo la divina "Pietà", dove la Madonnina sembra, nella serica purezza del volto, più giovane del figlio che reca, morto, in grembo e tanto ne andava fiero, e giustamente, che, di giorno, il grande artista fiorentino se ne rimaneva nascosto tra la folla per udire i commenti di questo e di quello e casomai portarseli a casa, nel suo tesoretto di sacrosanta vanità.
Una di quelle mattine, giunto nella Basilica che ancora non aveva il dolce abbraccio del colonnato di Bernini, udì un galantuomo che domandava a un altro: "Oh chi mai ha scolpito un tale capolavoro?" E il secondo pronunciò un nome che era di un altro scultore e non del Buonarroti. Il quale, dunque, su tutte le furie, se ne tornò a casa sua al Macel de' Corvi, cioè davanti alla Colonna Traiana, a rimuginare. E tanto fece e tanto pensò che quella notte stessa con fiaccola e scalpello era a San Pietro a scolpire il nome suo a tracollo della Vergine. E ancora adesso, infatti, la Pietà è firmata da lui.
Ma quella notte nera, lì alla Cattedra di San Pietro, Michelangelo non era solo. Una suoretta di lì, vistolo al lavoro, gli si fece accanto e gli domandò un tanto di polverina di marmo tratta dalla dolente Madre degli uomini, e lui, distratto, gliela concesse e la raccolse nel palmo e la versò poi nel palmo di lei. Finì così? Niente affatto perché la suoretta, tutta felice, sparì e tornò solo poco dopo, recando un suo grazie, in forma di panino alla frittata. Che Michelangelo divorò e alleluya e amen...

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