Paolo Cuccuru e i suoi bei racconti sardi
Nel mio carico settimanale (o quasi) infilo nella bennibag, all'ultimo momento, volando via per tornare a casa, un piccolo libro dal titolo evocativo (e scopro deleddiano) di E la sorte è il vento pubblicato da una piccola casa editrice attiva tra Tempio Pausania e Sassari, maxottantotto edizioni (e l'otto è il mio numero amato...) che, a dirla tutta, non ho mai sentito nominare. Leggo due pagine e mi convince, Via, nella borsa.
Neppure m'occupo del nome dell'autore, ci penserò più tardi e solo se i racconti contenuti nel volume mi saranno piaciuti, penso.
Penso...
Poi, al pomeriggio, smetto di pensare e leggo. Eccomi stesa sul sofà nella brezza sarda e uno dopo l'altro macino i tredici racconti della raccolta, ispirati, e l'autore è esplicito nella prefazione, dal narrare di Grazia Deledda, alla quale si deve il rifacimento di uno dei racconti e anche il titolo, tratto da un passo del romanzo Canne al vento.
A me, tra tutti, è piaciuto "Il matrimonio di Don Fovoe" per come sono descritte le cugine invidiosette, il falso nipote e il prete indagatore...
Bravo, mi dico e corro a studiare chi, con penna sicura e stile interessante, li ha scritti tutti quanti, riuscendo nell'impresa di restituire un Ottocento fresco, un Novecento pulito e i giorni nostri con vernice verde smeraldo.
Allora, l'autore si chiama Paolo Cuccuru e scopro che ha iniziato a scrivere da poco e che, prima, ha fatto altro, (leggo su internet che ha insegnato ed eè stato provveditore scolastico).
Così ora so che il mio prossimo appuntamento letterario è con Paolo e con il suo romanzo La famiglia Tancas.

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