Capodanno
Io mi ricordo un cielo di lacca cinese e le stelle lucenti che da lassù mi guardavano, fredde. Il tempo sospeso, il freddo diventava non so come caldo. Io, piccola piccola, con una cuffia di lana azzurra, i capelli quasi bagnati dall’umor della sera, e i pantaloni colla staffa sotto al piede e addosso gli scarponi neri coi lacci rossi che si slacciavano sempre. Nel silenzio delle Prealpi, fatte sagome appena dal manto notturno, la neve gelata mandava bagliori d’azzurro e il mio fiato, nel gelo, ricamava nuvoline bianche che guizzavano appena per poi sparire inghiottite dal buio. Erano i capodanni miei giovinetti, i miei capodanni friulani, a Piancavallo. Mi ricordo, si mi ricordo l’incanto notturno dell’attesa che tintinnava nell’anima mia. Io pure, come tutti, pensavo che quella notte, tanto speciale, fosse diversa da tutte le altre notti, una notte gentile, magica che a modo suo moriva e rinasceva portando il suo frutto perenne che germinava, silente, in og...