Vi lascio qui, nel giorno lucente di Santa Lucia, il link a un pezzo uscito oggi su Stilum Curiae: https://www.marcotosatti.com/2025/12/13/un-natale-in-lavanderia-benedetta-de-vito/
All'appello in classe riuspondevo al numero otto: "de Vito", la professoressa e io: "Presente!", con le "e" strette strette, alla friulana, che facevano ridere a matto tutte le compagne abituate alle loro comode vocali romanesche. Sono nata poi, oggi, l'otto dicembre e l'otto è dunque il mio numero caro e figuratevi un poco con che guizzo di cuore ho letto sul sito di "Più libri più liberi" che allo stand numero tal dei tali, c'era una casa editrice chiamata 8edizioni. Eccomi dunque allo stand D70 , dopo aver preso appuntamento con Alessandra, e trovo invece Marica che, come ho scoperto, è una delle quattro socie della casa editrice e una di loro si chiama Benedetta, proprio come me. Il bello, anzi il bellissimo è che le quattro editrici, tutte milanesi, hanno i gusti simili ai miei, nel senso che amano riscoprire le grandi scrittrici che han raccontato le loro mille storie tra l'Otto e il Novecento. Parliamo, parliamo, Mar...
Sotto la nuvola invisibile di Fuksas, allo stand D qualcosa, che ora non c'è più (essendo conclusa l'edizione di Più libri più liberi) mi sono imbattuta, per così dire, in un bilocale per case editrici. E di là un editore che non ho conosciuto e di qua Giovanni Turi, editore barese con la sua TerraRossa, giovan, lungo e magro e, si vede, innamorato del suo difficile mestiere. Un titolo dei suoi ha subito acchiappato la mia attenzione ed ecco perché mi sono fermata. Scendo d'un rigo e proseguo. Dunque, tanti anni orsono, l'editore Nutrimenti, mi affidò la traduzione di un libro che romanzava il drammatico naufragio della Medusa e direttore della collana che doveva ospitare il mio lavoro era Filippo Tuena che avevo conosciuto da ragazza in veste di antiquario. Per tagliare corta una storia lunga (e noiosa), ecco che trovo tra le proposte di TerraRossa un libro di Tuena. Oh, dunque mi fermo e parliamo con Giovanni, il quale mi spiega che la sua casa editrice pubblica cinqu...
Stamane sveglia che ancora il buio pennellava il cielo senza stelle, saluto chi amo da trentuno anni (e trenta di matrimonio quest'anno) alla porta e, con il giorno tutto per me in saccoccia, decido di far la cernita dei panni del guardaroba, cosa che, atterrita all'idea, ho rimandato per così tanto tempo da farmi venire i capelli di neve e ora basta, Avanti. Così tiro fuori dalla bella cassapanca tutti i vestiti accumulati nei decenni. E ci sono i pannetti del mio bambino, quasi piango, e c'è la tutina che mi regalò dall'Australia la mia dolce Jane, volata in cielo. Ci sono i prendisole di mia madre e il suo abituccio da sposa, che era corto corto appena sotto al ginocchio e in testa niente, capelli alla maschietta, come non s'usava allora... Poi passo all'armadio dove pesco un mazzo di vestitini miei che vengono dall'armadio della casa mia del Romaamor e che mia madre m'aveva conservato. Giunta in salotto dove ho sbudellato cotoni, acrilici e lane in...
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