Una tazzina di caffè
Fu una lontana cugina,
oggi manager dell’energia, a presentarmi Franco Scaglia, scrittore, giornalista
e tanto altro. E Franco, con le sue mani diafane e lo sguardo cinerino in tralice, mi
volle per tradurre L’enigma delle sabbie e poi per dare una mano, come addetta
stampa, a Diego Zandel, che era lui da solo il capo dell’ufficio stampa della
casa editrice Bariletti (che non esiste più).
Eccomi dunque il primo
giorno di lavoro, pronta a salire in sella al mio Ciao bianco e ad attraversare
Roma (dall’Aventino ai Parioli…). Dopo aver fatto il pranzo per me e per quelli
che erano in casa di fratelli, mi vesto tutta di rosa, con la maglietta nuova di Balloon e una gonna di mia madre. Scendo di corsa le
scale, oh i piatti da mettere in lavastoviglie, dimenticavo! Mentre il caffè rumoreggia ancora,
appena fatto, nero e profumato nella moka, dico a voce alta a chi è di là in sala
da pranzo: “Potete mettere i vostri piatti a lavare?”. Non l'avessi mai fatto. Arrivò in cucina, in un gomitolo d'odio, l’ira travestita
da fratello e mi gettò addosso il liquido bollente che era nella pancia della sua tazzina. Non ebbi lacrime, solo la preoccupazione di fare tardi e salii
in camera a cambiarmi. Avanti con la scrittura già nel cuore…

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