Una Mosca al giorno


 Giovanni Mosca. Chi era costui?

Già, oggi chi più lo ricorda questo scrittore arguto e semplice insieme, che ha attraversato il Novecento ed è stato, tra le tante medaglie d'oro e d'argento, direttore del Corriere dei Piccoli (che, in molti numeri, un fratello, o forse mia madre per lui, fece rilegare in due volumi) e collaboratore del Corriere nonché di Cesare Zavattini (detto Zac, anche lui messo nel dimenticatoio dal nuovo mondo...).
Vabbè torniamo a Giovanni Mosca (uno dei suoi quattro figli era Maurizio Mosca, noto di certo a tanti tifosi...) e a un libro che ogni anno, giunta nei lidi sardi, rileggo con gioia. Il libro (attualissimo pur essendo del 1939) si intitola "Ricordi di scuola" (e il libro è mio di quando ero alle medie...) e raccoglie le memorie, scritte davvero in punta di penna, di Mosca che, all'inizo della sua carriera, era un mestro elementare. Ed ecco l'incipit, dolcissimo, che - ne sono certa - accenderà tra i miei pochi lettori il faro della nostalgia: "Siete mai ritornati, da grandi, nella vostra antica scuola elementare? Io sì, la rividi, l'altr'anno, dopo tanto tempo..." Ed ecco che le vie del passato si fanno presente nei nomi dei ragazzini ardenti, allegri e sinceri che popolavano le aule, nei piccoli grandi eventi della vita quotidiana in aula, nei tanti maestri dal cuore grande che sapevano, per dir così, "domare la V C (quinta Ci)". Oh che cosa è accaduto da quei tempi lì ai nostri? Perché ora i ragazzi accoltellano gi insegnanti e non c'è verso di conquistarli? Forse perché di maestri Mosca, dedicati, innamorati del loro mestiere, ardenti loro ure nella verità, non ce ne sono più...
E mentre concludo questo breve scritto mi rammento di un giorno di qualche tempo fa. Con mio figlio andavamo a far la spesa dalle parti dell'Esquilino a Roma e al ritorno, con pacchi e sacchetti, giù per la via Paolina e d'un tratto non rammentassi davanti alla Baccarini.
"Mamma, è la mia scuola!", disse lui (come se io non lo ricordassi e avessi dimenticato i tanti passi che mi conducevano, per mano a lui, in andata e ritorno, sempre lì...). Poi rimase silenzioso, s'avvicinò alla grata del cancello, guardò dentro al cortile, e vi rimase un poco, pensoso, poi, ripresi i pacchi che aveva poggiato a terra, tornò verso di me e si vedeva che era commosso ma non voleva che me ne accorgessi.
"Andiamo", disse e proseguimmo verso casa.

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