Un Gattoninni a pranzo e a cena


Oh i gatti, sono così buffi i gatti, anche se a volte, quando la pupilla si fa scaglia, mi pare che abbiano gli occhi di un serpente e la coda sia quel che resta del loro essere rettili... Tuttavia, mi piacciono, soprattutto i gatti sardi che, all'uzzolo loro, vanno e vengono, sempre chiedendo cibo. Alcuni, pur avendo un cuore zingaro, comperano a casa mia una tesserina annonaria e si presentano, con il bavagliolo già a legaccio intorno al collo, ad orari quasi fissi: al risveglio mio (verso le sei di mattina), poi alle quattro di pomeriggio (si vede, dopo il riposino loro...) infine, a volte sì oppure no, all'ora di cena.

Da due anni, il Gattoninni, grigio, non bello, e tutt'altro che affettuoso, si presenta agli orari su indicati. Arriva, a coda diritta, mi guarda, si reca lì dove lo attende il piattino che, come sa, sarà riempito. Poi aspetta, indi mangia e via, sornione, dopo aver schiacciato gli occhi in segno di sdegnosa simpatia.

Un giorno, verso le quattro di pomeriggio, arriva e mi trova con un turbante in testa (lo uso quando devo bruciare gli sfalci verdi). Arriva, mi guarda, si paralizza. Chi è questa brutta? ha vergato nello sguardo e già sta tornando sui suoi passi felpati quando io mi tolgo il ciappo bianco e sono io, sciocchino, gli dico a voce alta. Ora può fare il suo sacrosanto spuntino, Gattoninni, e felice e contento è già a tavola...

 mi guarda

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