Lugete veneres cupidinesque
Ho chiuso per qualche giorno, in meditazione. Oggi riapro.
D’un tratto, come in
risveglio da un sonno lungo e nero che m’obbligava a far le fusa al mondo per
avere uno strapuntino lungo il corridoio del treno, ho chiara davanti la realtà
com’è. Il mondo all’incontrario è ovunque e una pesante cortina di menzogna
ricopre il cielo impedendo allo sguardo di penetrare il celeste, il divino e
Dio lassù.
E questa coltre ingrata che ha tappato la vista all’umanità non sa più distinguere tra il bene e il male che è diventato un magma appiccicoso, che fa venire il mal di pancia a chi ha l’anima pellegrina.
Questa coltre fumogena che toglie vista e fiato e uccide la speranza ricopre anche la letteratura che ormai (ecco oggi l’ho capito e metto mozza una bandiera nera) è defunta, travolta dalle milionate di libri sgrammaticati, scritti come temi delle medie, che tappezzano le librerie, che infestano i social, che s’avvinghiano ai pochi lettori con le lusinghe dei like, dei follower e di altre logiche che niente hanno a che vedere con il bello scrivere.
E il peggio ancora è che non
ci sono più lettori capaci di distinguere il grano dalla zizzania e che tra le
pagine e nel cuore avanza la mota del relativismo, dell’orrenda “inclusione”
che vuol dire impastare bene e male e farne pane per i diavoli…
Ecco ho capito, piangono le veneri e i cupidi, ma io sono felice, raggiante, libera!

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