E' tutto una meraviglia


Ieri pomeriggio, armi e bagagli, o meglio anima e cuore, mi sono trasferita con in Africa, per la precisione, in Guinea equatoriale, lì dove il Papa, Leone XIV, portava Cristo e il Vangelo. Oh quanta grazie nei canti e nei balli dei tanti devoti accorsi nella Cattedrale dell'Immacolata! Ho seguito il Pontefice, attraverso la televisione vaticana, anche nella prigione, innaffiata dall'acqua del cielo, tale e poi nel grande spazio dello stadio dove famiglie e giovani hanno accolto il Santo Padre con entusiasmo, energia, vita. Avrei tanto da scrivere di come l'Africa, ancora pura, sa farsi intorno a Gesù, ma lo spazio non c'è e mi soffermo su tre piccole grandi cose che mi hanno toccato lì dove il cuore si perde nel divino.

Durante il tenero ballo cantato dei detenuti in tuta arancione o kaki ne ho veduto uno, grande e grosso, un pezzo di marcantonio, che attorcigliato intorno alla mano portava un Rosario. Meraviglia! Spostandoci allo stadio, ecco che la telecamera inquadra una donna non giovanissima, con un ciappo bianco in testa. D'un tratto lei s'apre in un sorriso sdentato e tutto fiore. Meraviglia! Più tardi, di fronte a Prevost, secondo me commosso, danzano le tribù in abiti tradizionali. L'accompagnatore, un tipo di nero dall'aria capesca, reca al Pontefice un dono. In testa ha un fez leopardato. L'omone si avvicina, si inchina, non sa dove porre il presente e non so come, arrangiandosi e inventandosi una terza mano, riesce a togliersi il cappello in segno di reverenza e devozione. Meraviglia.

Dall'Africa giunge uno zefiro evangelico che mi avvolge e non riesco a cambiare canale fino a quando è già sera. Poi m'alzo a preparare per la cena e mentre traffico tra il tavolo e una sedia m'accorgo - oh come è arrrivato fino a m? - di aver tra le mani il Bambinello che avevo perduto (avendolo io stessa nascosto chissà dove) in tempo d'avvento, preparando il presepe. Meraviglia. Un lucente cielo azzurro m'abbraccia e l'azzurrità mi riempie il cuore.

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