Arcangelo e gli spaghetti di Perosi
Ultimo modello di bennibag!
Ieri sera, al seguito di mio marito, gran melomane, ero a Sant'Agata dei Goti per un concerto dal titolo famigliare di "Concerto per mio papà". E seduta al banco che mi vede sempre a Messa al mattino presto, salutata dagli uccellini appena svegli, sono lì con il mio Rosario (in riparazione ma non vi spiego il perché...) e fatto tutto il Mistero, inizia il concerto. Ad animarlo un gran coro, una pianola e un violino e l'arpa e si principia con Mozart. Un po' ascolto e un poco no finché non si chiude con il Libera me Domine, dal Requiem del maestro Lorenzo Perosi e, stupendo, mi dico e il pensiero vola ad Arcangelo Paglialunga, vaticanista al Gazzettino, che tante storielle vaticane mi raccontava da buon vicino di scrivania. E una, tenera, su Perosi che era, all'epoca dei fatti, direttore della Sistina. Scendo di un rigo e proseguo.
Dunque Arcangelo mi raccontava che durante la seconda guerra mondiale, quando Roma era città chiusa e occupata dai nazisti, da mangiare ce nì'era poco e così l'economo dei gesuiti, per far cosa gradita al maestro, gli mandava un pacchetto di spaghetti che Arcangelo recapitava. Per sdebitarsi il musicista (che era vegetariano) si chiedeva che cosa fare e il mio amico giornalista gli diede un'idea: "Dedicategli un autografo musicale". E così fece il Perosi che scrisse per il padre gesuita una partitura dal titolo: "Viva, viva gli spaghetti, purché siano benedetti". Ma non è dato sapere come suonasse la musica perché che fine abbia fatto nessuno lo sa. Grazie Arcangelo!

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