San Giuseppe ai Monti
Dunque, sono a Messa, alle ore dieci nella chiesina di San Lorenzo in fonte che è dedicata, appunto, a San Lorenzo e al soldato romano, Ippolito, che si convertì commosso dalla grazia lauretana. Il sacerdote, sempre lui da tanti anni, canta la liturgia e una suora, dalla voce melodiosa, ci regala la dolcezza dei salmi per come doveva cantarli il re Davide ai suoi tempi. Il Vangelo racconta l'angoscia dei genitori di Gesù che si trovarono a cercarlo a Gerusalemme. Oh come li capisco. A me successe di perdere di vista il mio bambino e passai due minuti di terrore prima di vedermelo davanti sorridente, sul cavalluccio a dondolo. Quasi cadevo in ginocchio dalla gioia.
La Messa è finita, si distribuisce il pane benedetto e la bella immagine del padre putativo di Gesù in dolce sorriso, col Bambinello in braccio. Usciamo e qualche gocciolina di pioggia mi imburra il naso e il cielo ha indosso una maglia di laniccia bianca e minaccia il peggio. Oh no, non ho con me l'ombrello e neppure il foulard e i capelli li ho lavati proprio ieri! Pazienza, andiamo.
Prima lungo la Via Urbana, poi giriamo su Via dei Capocci, dove incontro il bellissimo sorriso di Carla (!) e giù per gli Zingari per far la giravolta su al Boschetto e di nuovo giù, verso i Serpenti per svoltare in via Leonina. E sempre pregando e cantando. Oh, m'accorgo solo ora che non ci sono né il parroco né il suo vice, e, neppure, come solevano fare altre volte, ci salutano dal sagrato della Madonna dei Monti. Da poco è mancato, volando in cielo, don Ermanno, musicista e sacerdote, che faceva parte del corteggio sempre.
Avanti, avanti, per ritornare al punto di partenza dove, dopo tre viva San Giuseppe (e un applauso ai cari portatori che alzano la statua per tre volte verso il cielo) m'accorgo che per tutto il tragitto il Signore ha posto con la mano un freno alla pioggia, che ora, invece, stanca della diga divina, cade copiosa.
Con la bennibag in testa a mo' di cappello corro a casa dove m'aspetta mio marito e il pasto domenicale.


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