Libri ai Serpenti

 

Una bennibag tra i libri

Ai Monti, lungo la bella via dei Serpenti, sul mezzanino del Bar Brasile - dove faceva colazione, da sacerdote e studente all’Angelicum, il futuro Papa polacco - c’era e non c’è più un punto di book crossing che, detto all’italiana, significa liberare i libri affinché senza spesa alcuna, altri possano prendere o lasciare ciò che piace tanto, poco o così così. Per qualche anno ho dato e preso e ora mi manca un poco la libreria degli incroci possibili…

Io, in questo angolino di carta e inchiostro, tra un cappuccio e un cornetto, trovai  un libriccino della Mursia in edizione scolastica che si intitolava “Un’infanzia italiana” ed era di Carlo Castellaneta, uno scrittore, dico la verità, che non avevo mai preso in considerazione e poi chissà perché.

Credevo, pensate un poco, che fosse uno scrittore sud americano, mentre era milanese da cima a fondo e di sotto e di sopra e a Milano ha dedicato tanti di quei libri e tutti pubblicati da Rizzoli o Mondadori e un giorno vorrei prenderne qualcuno… Non sapevo che avesse scritto così tanto e neppure che fosse un uomo piacente, nonostante la macchia che rendeva il suo viso unico e raro; né ricordavo  che Craxi, lui pure milanese, lo avesse voluto nel suo Psi. Oh, ora che scrivo questi nomi, mi pare che possano ormai essere paragrafi di libri di storia e chissà, mi domando e mi piacerebbe avere una risposta, tra i giovanissimi, quanti si ricordano di  Bettino Craxi, dei socialisti, di Mani pulite. Forse nessuno. Ed è stata  tuttavia proprio quella la stagione mia di giornalista…

Così, pizzicata dalla sorte e guidata dal mio angelo, eccomi sciolta a leggere i ricordi suoi, del Carletto, in una Milano ingenua in orbace e fascio littorio. Lo vedo balilla, per nulla tamburino (mentre mentendo si era proposto come gran suonatore…), lo vedo mentre fa a sassate con le bande cittadine rivali, mentre prende la prima cottarella, poi  in colonia, rapato a zero nell’umiliazione cruda dell’infanzia. C’è brio, ironia, allegria, divertimento. C’è una scrittura soda e sana che mi piace tanto.

E così una bella compagnia, un diletto e  un divertimento mi ha dato la voce sua bambina che presto, in biblioteca, colmerò il mio vuoto letterario, leggendo racconti e romanzi di uno scrittore milanese morto nel mio Friuli amato per essere mia madre nata lì, a Udine in particolare.

Ho quasi chiuso e sto per salutare quando, leggendo ancora la vita di Castellaneta, scopro che in seconde nozze sposò la figlia di una scrittrice friulana che si chiamava Gina Marpillero. Un cognome assai bellino e divertente. M’incuriosisco e la rincorro in una mostra a lei dedicata in quel di Udine proprio. Leggo e leggerò, in qualche modo riuscirò ad avere i suoi libri, perché, da quel poco che ho annusato, mi pare che ne valga la pena. Dal genero alla suocera in un fiat.

Qui un piccolo estratto dal diario (divertente e quotidiano) di Gina, morta a quasi cent’anni.

Caro Dario, c’era in quel periodo bellico una confusione di eroi, controeroi, fascisti, partigiani, conquiste di imperi, cadute di imperi...Ma io, e un po’ mi vergogno, ho dei ricordi su cose leggere, quasi stupide. Per esempio capii che il velluto grigio a righette marron degli zoccoli delle ragazze di Porpetto veniva dai vagoni di prima classe di un treno bombardato e rimasto abbandonato vicino a Cervignano. Le camicette di seta sottile e trasparente che le ragazze sfoggiavano alla domenica erano pezzi di paracadute. I coperchi delle pentole di alluminio che si vedono nella casa dei Turi sono pezzi di una fusoliera di un aereo caduto vicino al Corno. Quando saccheggiarono i magazzini militari di S. Giorgio ci fu un fiorente commercio delle “panciere di Badoglio”, pezzi di stoffa celeste di pura lana.

Dai Monti romani al mio Friuli giovinetto.

 

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