Balbini, bambini


Una bennibag ricavata da un bel paio di pantaloni in vellutello azzuro, color cielo

All'Istituto Mater Dei, la professoressa di latino e greco per tutte le ragazze del liceo era "la Cannovale". Di statura, bassina, i capelli d'argento, il piglio energico e vitale delle botti piccole dove c'è il vino migliore, la Cannovale era, sì, sì, davvero, innamorata di Orazio e a sentirla parlare era facilissimo immaginare, e vedere, il grande poeta del Circolo di Mecenate, starsene, grassottello com'era e piccolino, nel poderetto in Sabina, tutto immerso nel suo otium (che non era ozio, ma solo l'opposto del negotium) dal quale uscivano poi satire e odi in perfetto labor limae.
In classe mia, quindi, Orazio era, per dire, uno di casa e così le due più brave di noi, Annalisa e Angiola presero la satira V (che raccontava il viaggio avventuroso, sapido, rocambolesco e pieno di divertimento, da Roma  a Brindisi, di Orazio e Virgilio) e ne composero una tutta loro, in latino, per raccontare la nostra gita di classe. Peccato non averla tenuta...
Fu la Cannovale, sempre lei, a raccontarci di come Traiano vedeva i primi cristiani e di come li considerava tanto cocciuti e incomprensibili e quasi matti  da preferir la morte ad onorare (anche per finta) una Divinità pagana. La storia è raccontata, chiara e tonda, nel carteggio tra Plinio il giovane e l'imperatore spagnolo e tutti e due erano più che sorpresi dal comportamento dei "seguaci - come scrive Tacito - di un certo Chresto". Furono tanti i martiri, i testimoni.
Tra gli altri una fanciulla della famiglia dei Balbo (che vuol dire balbuziente) e, in diminutivo del cognomen di famiglia, si chiamava Balbina. Santa Balbina, alla quale dobbiamo, oltre alla devozione, anche il termine che usiamo noi per dir fanciullo. Balbina, infatti,  masticato dal tempo, ciancicato dai tanti che usarono la parola, regala, in italiano, il termine bambina perché i piccolini usano il linguaggio a modo loro e lo rendon vivo, lucente, vero.
Un ricordo, anzi tanti. Di Virginia bambina che indicando un suo scarabocchio sul muro lo dichiarò vangog (in onore di una zia olandese), di Lodovico che aveva paura di swarzepette (e io non capivo chi era costui) e di Leonardo che, poichè aveva una baby sitter siciliana, diceva non verde ma bèèèrdè... biii. Balbini, dolcissimi bambini.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Otto otto 8edizioni

La mia vita in una cassapanca

TerraRossa di Bari