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Il principino della letteratura

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Di certo, voi pure, da bambini, avete letto e amato "Il piccolo principe" di Saint Exupéry che - e sono certa che non lo sapevate (come non lo sapevo io) - ha un "lato brasiliano". Scendete di qualche rigo e andiamo a cominciare: rullo di tamburi, trombette e tamburelli... I l nostro "pilota di guerra" e scrittore francese giunse in Brasile nel 1928, lavorando nelle terre del Corcovado, come aviatore postale. Il Brasile è grande, grandissimo e gli scali postali erano ben 11. Voli di giorno, voli di notte. Uno scalo era a Florianopolis, capitale dello Stato di Santa Caterina, dove lo scrittore del principino (della letteratura) fece amicizia con un gruppo di pescatori. Oh com'era difficile pronunciar quel nome francese, così elegante, per i poveri pescatori brasiliani! Così lo chiamarono modo loro "Zé Perry" e viva la semplicità. Con loro Saint'Exupery andava ad accendere, all'imbrunire, le lampade per l'arrivo degli aerei not...

Altre storie della mia Romaamor

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A ventitré anni, praticamente un ragazzo, Michelangelo Buonarroti scolpiva nel marmo la divina "Pietà", dove la Madonnina sembra, nella serica purezza del volto, più giovane del figlio che reca, morto, in grembo e tanto ne andava fiero, e giustamente, che, di giorno, il grande artista fiorentino se ne rimaneva nascosto tra la folla per udire i commenti di questo e di quello e casomai portarseli a casa, nel suo tesoretto di sacrosanta vanità. Una di quelle mattine, giunto nella Basilica che ancora non aveva il dolce abbraccio del colonnato di Bernini, udì un galantuomo che domandava a un altro: "Oh chi mai ha scolpito un tale capolavoro?" E il secondo pronunciò un nome che era di un altro scultore e non del Buonarroti. Il quale, dunque, su tutte le furie, se ne tornò a casa sua al Macel de' Corvi, cioè davanti alla Colonna Traiana, a rimuginare. E tanto fece e tanto pensò che quella notte stessa con fiaccola e scalpello era a San Pietro a scolpire il nome suo a t...

Capodanno

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Io mi ricordo un cielo di lacca cinese e le stelle lucenti che da lassù mi guardavano, fredde. Il tempo sospeso, il freddo diventava non so come caldo. Io, piccola piccola, con una cuffia di lana azzurra, i capelli quasi bagnati dall’umor della sera, e i pantaloni colla staffa sotto al piede e addosso gli scarponi     neri coi lacci rossi che si slacciavano sempre. Nel silenzio delle Prealpi, fatte sagome appena dal manto notturno, la neve gelata mandava bagliori d’azzurro e il mio fiato, nel gelo, ricamava nuvoline bianche che guizzavano appena per poi sparire inghiottite dal buio.     Erano i capodanni miei giovinetti, i miei capodanni friulani, a Piancavallo. Mi ricordo, si mi ricordo l’incanto notturno dell’attesa che tintinnava nell’anima mia. Io pure, come tutti, pensavo che quella notte, tanto speciale, fosse diversa da tutte le altre notti, una notte gentile, magica che a modo suo moriva e rinasceva portando il suo frutto perenne che germinava, silente, in og...

Un Concerto di Natale

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  Oggi, vi regalo un link che porta diritto a un pezzo che ho scritto per Stilum Curiae su una chiesa bella e un concerto bellissimo. https://www.marcotosatti.com/2025/12/22/concerto-di-natale-in-una-chiesa-romana-misteriosa-benedetta-de-vito/

Un quadretto di Natale

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In questa quarta domenica di Avvento, eccomi nella piccola (strapiena) cappella di Santa Caterina in Via Urbana per la Santa Messa vetus ordo (che amo tanto). Ho il mio vecchio Messale Romano, il velo nero di merletto preso da una amica emiliana, il Rosario che ho acquistato nel giorno di Santa Lucia al Monastero suo di Via in Selci. Sono pronta. Oh, quanti bambini, mi dico, dando un giro di sguardo, e tanti giovani e belle ragazze! Raccolta in orazione, perduta nel silenzio che anima la celebrazione, ascolto l'omelia del Sacerdote, colta, interessante, piena di sale e poi, come un piccolo dono, assisto a un tenerissimo  spettacolino, un quadretto natalizio, che ha imburrato il mio cuore farcendolo poi di dolce miele. E ora un due tre e scendete con me d'un rigo. Alla Messa, con la sua bella mamma, c'è un bimbino di un anno o poco più, che a tutti i costi desidera raggiungere l'altare, bello, luminoso d'ori e di immagini. E dunque, mollata la mamma che non riesce a ...

Buon Natale, signorina...

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  Avevo, mi pare, una ventina d’anni, e iscritta al secondo anno di Lettere alla Sapienza, quando, insieme a una compagna di classe, fui assunta – ma solo per un mese - in un bel negozio di arredamento chiamato Spazio Sette, che respirava, allora, in due ampi piani di bianco splendore e di gusto nordico in un palazzo che si nascondeva dietro alla Piazza Argentina e che oggi è una libreria bellissima che ha ereditato il nome dal negozio d'arredamento di cui scriverò. Pazienza e andiamo a cominciare qui sotto, patapunfete... Di colpo, mi perdo nel labirinto della memoria e non so se il negozio era lì, in quei tempi oramai remoti o se, invece, mi sovvengono altre visite mie successive nel corso degli anni a venire,  nel viso luminoso di Patrizia, allo stesso negozio dopo fatto un certo trasloco… Non so e forse non importa perché in quel mese, chiusa in quadrato fatto apposta per noi, io e le altre (ma c’era anche un ragazzo bellissimo con villa in un'isola siciliana di cui parlav...

La mia vita in una cassapanca

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Stamane sveglia che ancora il buio pennellava il cielo senza stelle, saluto chi amo da trentuno anni (e trenta di matrimonio quest'anno) alla porta e, con il giorno tutto per me in saccoccia, decido di far la cernita dei panni del guardaroba, cosa che, atterrita all'idea, ho rimandato per così tanto tempo da farmi venire i capelli di neve e ora basta, Avanti. Così tiro fuori dalla bella cassapanca tutti i vestiti accumulati nei decenni. E ci sono i pannetti del mio bambino,  quasi piango, e c'è la tutina che mi regalò dall'Australia la mia dolce Jane, volata in cielo. Ci sono i prendisole di mia madre e il suo abituccio da sposa, che era corto corto appena sotto al ginocchio e in testa niente, capelli alla maschietta, come non s'usava allora... Poi passo all'armadio dove pesco un mazzo di vestitini miei che vengono dall'armadio della casa mia del Romaamor e che mia madre m'aveva conservato. Giunta in salotto  dove ho sbudellato cotoni, acrilici e lane in...