Romaamor e Roma e basta
Entro, circospetta, mentre osservo la montagna di libri, concorrenti ben più forzuti del mio gracile Romaamor. appena uscito che pure piace a chi lo ha letto... Va bene, penso, i miei libri non ci sono, figuriamoci un poco, e infatti è così perché alla lettera "D" nulla c'è, e allora, penso: faccio finta di essere una lettrice disinteressata (che ha però letto e amato i classici, tutti) e vediamo che cosa succede. Cammino tra le pile di carta e apro ogni volume a pagina uno per vedere se l'incipit m'alletta e poi a pagina settanta per vedere l'effetto che mi fa. Ogni volta rimetto il libro a posto, mentre i miei pochi denari saltellano felici in saccoccia perché resteranno lì al calduccio e in inverno, si sa, è bello rimaner davanti al focolare.
Ho letto, ho giocato, davvero ero intenzionata a comperare se uno soltanto di tutti questi libri ben pubblicizzati avesse stuzzicato in me la curiosità. Invece nulla, mi pareva di stare in una catena di montaggio e non uno stile che mi chiamasse da lontano con la sua modulata personalità. Uno stile piatto, omologato, come erba falciata da un giardiniere inglese.
Non mi interessano punto e basta fingere Bene, ho pensato e, per usare quei pochi soldini, sono andata sul sicuro comperando gli elzeviri di Dolores Prato pubblicato dalla bella casa editrice chiamata Quodlibet (che ho fotografato insieme al mio piccolo gatto Tigre).
Qui un mio articolo uscito su Stilum Curiae https://www.marcotosatti.com/2024/11/23/piccoli-futuri-scrittori-immaginari-per-scrivere-prima-bisogna-leggere-benedetta-de-vito/


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